D'Aversa e Longo: così lontani, così diversi

Sarà il quarto confronto tra i due tecnici: una vittoria, una sconfitta e un pareggio a testa

Roberto D'Aversa - foto Ansa

Lo sguardo concentrato, sul viso l’espressione della fame tipica di chi sa che si gioca ancora molto: che poi probabilmente è la stessa che c’è dall’altro lato, dipinta su un volto più rilassato rispetto a qualche mese fa, del rivale figlio del Torino. Roberto D’Aversa da una parte, Moreno Longo dall’altra, gente fresca del nostro pallone che ha in testa – un giorno – l’obiettivo di diventare grandi. Sono le guide di Parma e Torino, le prime squadre a scendere in campo nell’era post (si spera) epidemia. Un anno di età di differenza, idee opposte alla base della concezione calcistica che per ora ha premiato l’allenatore crociato, entrato di diritto nella storia del Parma dopo averlo accompagnato mano nella mano nella leggenda. Gli allori di Bob al momento sovrastano l’ex terzino granata che al Philadelphia si è forgiato, incamerando lo spirito Toro e cercando di riversarlo sul campo della Primavera all’inizio, dei grandi successivamente, con i quali deve salvarsi.

La sosta forzata sembra aver avvantaggiato Longo, va detto, che all’epoca – fine febbraio – avrebbe avuto di fronte un avversario diverso, lanciato in pieno verso la salvezza distante matematicamente cinque punti. Il Parma che andò a Torino per poi tornare indietro senza giocarsela (gara rinviata) all’inizio dell’emergenza sanitaria, era sicuramente diverso da quello di adesso. E diverso era anche il Torino, almeno dal punto di vista morale: era la squadra ereditata da Mazzarri, esonerato dopo aver subito undici reti tra Atalanta (7) e Lecce (4), e che con Longo non ha trovato il bandolo della matassa (tre sconfitte consecutive contro Samp, Milan e Napoli). Si parlava di esonero per il ragazzo di Grugliasco, se ne parla ancora adesso.

Situazioni che al Parma, chiaramente, non possono interessare. Nella testa di D’Aversa per adesso c’è solo l’avversario, che a  Collecchio stanno studiando da diversi giorni. Nel quartier generale del Parma si sta facendo di tutto per recuperare almeno Gervinho, allenatosi a parte anche martedì. La costante in casa crociata sembra essere sempre la stessa: coperta mai abbastanza lunga per coprire ogni angolo di un letto che per adesso è comodo ancora. Tra i due, tra D’Aversa e Longo, in tre sfide sono maturati tre risultati diversi: alla guida del Frosinone, durante il primo confronto, fu Longo a trionfare. Al termine di una gara che per un tempo è stata condotta bene dai ciociari, poi chiusi nella loro metà campo per l’altro. Il Parma non riuscì a trovare il gol e venne via dallo Stirpe con zero punti. Nell’anno della Serie B, con tutto quello che è successo poi, lo scontro diretto del Tardini vide invece imporsi in maniera sontuosa Roberto D’Aversa: gara pesante al tramonto di una cavalcata da urlo, preparata con la solita dovizia che accompagna i giorni precedenti a un grande appuntamento. E il Parma di D’Aversa i grandi appuntamenti li ha sempre onorati. Un 2-0 senza appello, griffato dalla doppietta di Di Gaudio e da una prestazione perfetta della banda di Bob che avrebbe ricaricando le pile per un grande finale di stagione.

Trascinato da Calaiò, che sbagliò anche un rigore sullo 0-0, il gruppo si impose e allungò sul Frosinone, diretta concorrente del Parma dietro al vuoto lasciato dall’Empoli. Tutti sanno come è finita dopo. E fu un epilogo storico. L’ultimo scontro tra Longo e D’Aversa risale alla scorsa stagione, la prima in A del tecnico nato a Stoccarda. il Parma raccolse un punto, in dieci uomini a causa dell’espulsione di Stulac. Fu un buon bottino, che alla somma dei punti risultò necessario per salvarsi. Dopo più di un anno, i due giovani tecnici si affrontano ancora. Da un lato concretezza e pragmatismo: il calcio verticale di D’Aversa che si fonda quest’anno anche sulla manovra dal basso, cerca la costruzione e che non butta via il pallone mai, dall’altro l’idea di sviluppare un calcio ‘frizzante’ e più ampio che fino ad ora si è visto poco. Concetti diversi, cavalcati da chi vuole imporsi.

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