Sabato, 19 Giugno 2021
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D'Aversa in tribuna, tocca a Tarozzi andare a caccia della prima vittoria

Il vice allenatore del Parma in panchina già contro Mantova e Spal, nella gara dell'8 marzo di un anno fa. Quella che anticipò la chiusura totale

Andrea Tarozzi - foto Ansa

Mentre il Parma prepara il ricorso per provare a dimezzare la squalifica di Roberto D’Aversa, rimediata a Firenze in un fine gara da incubo, la squadra prosegue ai suoi ordini a Collecchio, in vista dello scontro proibitivo sulla carta. E’ vero che la Roma avrò poco tempo per riposare, essendo impegnata nello scontro di Europa League contro lo Shakhtar,  ma è pur sempre la Roma, distante dal Parma 34 punti, con 28 gol fatti in più. Insomma, sulla carta sfida impari, ma lo era anche il 10 novembre del 2019, quando il Parma rifilò un secco 2-0 ai giallorossi reduci dalla trasferta europea di Moenchengladbach.

In situazioni disperate come quelle del Parma ci si appiglia a tutto, anche a corsi e ricorsi storici che nel calcio vogliono dire tanto. Gli eroi di quella partita erano stati Sprocati, in campo per il forfait di Gervinho, e Cornelius, che oggi non è al 100%, nemmeno al 50% a dire la verità. E senza Kucka, l’anima dell’ultimo Parma, credere nell’impresa è un po’ più difficile. Ma è inevitabile pensare che la salvezza passi per questa partita, dove bisogna ottenere più punti possibili, senza perdere ulteriore contatto con la zona rossa. Sarebbe davvero l’ultima occasione, un’ultima spiaggia da raggiungere con il mare in piena tempesta, e una nave senza timoniere.

D’Aversa è stato espulso da Abisso, al Franchi si è guardato un pezzo della partita dalla tribuna. E si è intascato due giornate di squalifica, una di queste la sconterà proprio con la Roma. Toccherà ad Andrea Tarozzi, suo fidato vice, che per una domenica toglierà la tuta e indosserà giacca e cravatta, per vivere in prima persona un assaggio di Serie A da difendere a tutti i costi. Era successo già nella partita contro il Mantova, in Lega Pro, il 12 marzo del 2017. Finì in pareggio quella partita, con il Parma in grande difficoltà (come adesso dal punto di vista numerico) che riuscì a strappare il pari solo grazie a un gol di Nocciolini, bravo a stringere i denti. L’altro precedente non è bello, per Tarozzi né per il Parma. Per nessuno. Perché risale all’8 marzo del 2020, un giorno prima del lockdown totale, quando andò in scena una partita surreale, prima autorizzata, poi rinviata tre, quattro minuti prima del fischio di inizio, mentre Iacoponi e compagni stavano imboccando il tunnel di ingresso del Tardini. Salvo poi essere richiamati ancora dopo mezz’ora, mentre i pochi addetti ai lavori (fu la prima senza pubblico) si guardavano intorno indecisi sul da farsi.

E’ passato un anno, ma la situazione a livello pandemico non è certo cambiata, anzi. Per certi versi, se si pensa che l’esperienza di un anno di incursioni da Covid non ha insegnato nulla, è pure peggiorata. Qui ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, ma la storia rimane triste e troppo lunga da raccontare. Tristi rischiano di essere anche gli ultimi capitoli che racconta il Parma, in quelli che probabilmente potrebbero essere gli ultimi affacci del club in Serie A, almeno per questa stagione. Mancano 12 partite con quella di domenica, il rischio di sbagliare si è assottigliato parecchio. E serve un’impresa dietro l’altra. Domenica toccherà ancora a Tarozzi, l’uomo di Massimiliano Allegri nel Sassuolo che scalò le categorie. Sarà lui a guidare la truppa a caccia della prima vittoria nel 2021. Fondamentale.

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