D'Aversa tra paura e voglia di ricominciare: "Non si potevano fare tamponi, pensavo alla mia famiglia"

L'allentore del Parma: "Abbiamo avuto qualche ragazzo febbricitante in squadra. Ho trascorso giorni pesanti senza la mia famiglia. Tornare in campo? solo quando c'è sicurezza"

Roberto D'Aversa - foto ansa

"Quello che ci sta accadendo è un evento eccezionale a cui nessuno era preparato. Nemmeno il calcio - dice D'Aversa in un'intervista al quotidiano Il Centro - . Quindi, tutto quello che si è verificato ci deve servire di lezione per il futuro. In primis la constatazione degli errori commessi". Bob è un tipo severo, di solito l'allenatore del Parma pretende molto da lui e soprattutto dal suo gruppo, non si concede alibi, non ama generalmente concederli neanche ai suoi giocatori che lavorano nelle loro case seguendo gli allenamenti che lo staff tecnico ha studiato e messo a punto per il gruppo, la cui ultima uscita è stata quella infausta dell'8 marzo. Al di là della sconfitta con la Spal e la brutta prestazione condizionata da tutto quello che era successo prima, resta la disorganizzazione del mondo del pallone e il tira e molla di chi decide. "La percezione che si è avuta quel giorno è che gli interessi economici siano stati prevalenti sulla sicurezza della salute pubblica - spiega D'Aversa -. Non si può arrivare alle 12,20, bloccare tutto e poi ordinare di giocare dopo un’ora. In quei frangenti sono cambiate le condizioni igienico-sanitarie? Non dico che si sia toccato il fondo, ma mi spiegate come si fa a far disputare una partita la domenica e il giorno dopo non si può uscire di casa? C’è qualcosa che non ha funzionato, ma, ripeto, dico questo senza voler fare polemica, nella speranza che ci sia di aiuto in futuro. Durante la fase più acuta della pandemia ho avuto un po’ di paura. Avevamo dei ragazzi febbricitanti in squadra. Ci siamo allarmati, perché non era possibile fare tamponi. Ed eravamo a Parma, zona rossa. Quindi il cervello frulla. Fai pensieri brutti. E così sono stato due settimane in quarantena. Fortunatamente, non siamo stati colpiti da questo maledetto coronavirus, ma un po’ di paura c’è stata. Ho trascorso dei giorni pesanti, perché sono stato senza famiglia e con il pensiero per i miei genitori che sono anziani. Insomma, le preoccupazioni di tutti. Ovviamente, se si ripartirà ciò avverrà perché ci sono tutte le garanzie per la salute pubblica. Con questa premessa dico che potrebbe essere un segnale per il Paese. Un segnale di fiducia. Se davvero si ricomincerà a fare allenamento il 4 maggio allora per fine mese si potrà anche scendere in campo. Serviranno 3-4 settimane di preparazione. Ma sarà una ripresa particolare perché le partite saranno concentrate: tre a settimana. Sarà complesso e complicato".

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