D'Aversa: "Tre le partite in cui ho esultato di più. Se resto? A Parma abbiamo costruito qualcosa di importante"

Ospite di 'Casa Sky Sport' il tecnico crociato ha parlato della sua avventura sulla panchian del Parma: "La salvezza dell'anno scorso è stata la mia impresa più grande"

Roberto D'Aversa - foto Ansa

"In questo momento non penso al futuro, è impossibile. Voglio tornare come tutti alla vita normale, con una grande voglia di ricominciare il percorso interrotto a causa del coronavirus. Nella città e con la squadra in cui stiamo facendo qualcosa di straordinario". Roberto D'Aversa è il Parma e probabilmente lo sarà anche in futuro. Ospite della trasmissione di Sky 'Casa Sky Sport' il tecnico del Parma parla di presente e futuro, con uno sguardo al passato. "Si cerca di ragionare sull'oggi - dice D'Aversa - , penso che il virus cristallizzi tutta la situazione che c’è adesso. Il mio pensiero oggi è rivolto alla mia famiglia. Mi auguro al più presto di riprendere nella città e con la squadra in cui si ta facendo un percorso importante. Se dobbiamo ragionare se ripartire o meno bisogna che ci sia certezza su quando si torni a lavorare, quante partite ci sono da fare durante la settimana".

GRAZIE SOCIETA' E DIRETTORE - Il discorso poi si sposta sull percorso che il Parma e D'Aversa hanno fatto insieme, ricco di successi e di imprese. "Per raggiungere degli obbiettivi devi avere una grande società alle spalle; la proprietà mi ha dato fiducia quando magari la piazza spingeva per un altro nome, io allenavo da un anno. E la ringrazierò per sempre. I meriti vanno dunque condivisi, quando si parla dell’allenatore poi si parla dello staff e lo staff tecnico è stato prezioso. Senza giocatori però non esistono allenatori bravi. Da quando alleno questa squadra si cerca sempre di giocare in maniera diversa. L’anno scorso principalmente era più una fase difensiva per poi sfruttare le ripartenze. Tre anni e mezzo fa eravamo in Lega Pro, non è semplice né per il direttore né per la società assottigliare il gap delle categorie ma grazie a loro siamo riusciti a migliorarci inserendo giocatori forti come Alves e Inglese al primo anno, ad esempio. Possesso palla? Ognuno gioca come crede, l’importante è segnare. Le tipologie possono essere diverse, quest’anno il Parma ha costruito una squadra di qualità maggiore. Il mio rapporto con Faggiano? Fra me e il direttore c’è un rapporto che va oltre a quello professionale: diretto e spontaneo. Per un allenatore è una fortuna".

GLI INIZI - "Sono rientrato all’età di tre anni in Italia - spiega D'Aversa - per motivi di lavoro i miei genitori si erano trasferiti in Germania, poi siamo tornati a Pescara dove mi sono stabilizzato. Negli ultimi anni della mia carriera ho fatto una scelta di vita. Mi sono trasferito definitivamente, facevo avanti e indietro fino a Lanciano, ho fatto un investimento grazie a Luca Leoni che mi ha voluto in squadra e mi ha affidato la panchina. Ho fatto da collente tra la società e la squadra, ho fatto così sempre da giocatore. Credo che quegli anni mi siano serviti per avere rispetto dei miei compagni. Ho tantissimi difetti, mi piace però rispettare ed avere dei valori. A Lanciano abbiamo vinto un campionato e siamo andati in Serie B, abbiamo dimostrato di avere senso di appartenenza e attaccamento alla maglia. Al di la del mio carattere, forse nessuno si aspettava che avrei fatto l’allenatore essendo io un po' fumantino da calciatore. L’anno del direttore tecnico mi ha fatto maturare il distacco".

L'ESULTANZA - "La partita in cui ho esultato di più? Quella con la Fiorentina che ha sancito la matematica salvezza in Serie A, oppure quella contro la Juventus per il 3-3, contro il Pordenone quando perdevamo 2-1 in casa e poi abbiamo vinto 3-2. La salvezza dell’anno scorso è stata la mia impresa più grande, abbiamo avuto un sacco di infortuni alla fine della stagione, ci siamo trovati a giocare senza attaccanti contro la Fiorentina, ho messo dentro Scozzarella dentro per sbloccare la partita e cercare di risolverla in qualche maniera".

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