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Dal campo al mercato: quanto si è svalutato il Parma

La squadra di Krause è vicina a una retrocessione che nasconde, oltre al danno economico del mancato introito dei diritti tv, anche la beffa dei cartellini deprezzati

Tra i risvolti negativi che questa retrocessione già segnata nasconde nelle pieghe del campionato del Parma, c’è anche la decrescita economica di un parco giocatori che nel giro di un anno ha perso gran parte del valore di mercato. Un conto è chiaramente trattare calciatori in Serie A, un altro è farlo in Serie B. Soprattutto se hanno un contratto ‘pesante’, con l’etichetta di ‘big’ per la categoria. Molti di questi – per la verità – sono risultati già inadatti per la lotta di quest’anno, basta guardare dove sia finito il Parma e contro quali difficoltà si sia dovuto imbattere. Gente come Sepe, Gervinho, Kucka, Kurtic, Cornelius, non hanno mai giocato per salvare la pelle, non in maniera così esplicita. E se prima erano il fiore all’occhiello del Parma che doveva ‘ripartire’ anche senza di loro verso un percorso di svecchiamento della rosa e abbassare il monte ingaggi, adesso diventano una zavorra pesante da trascinare, soprattutto in Serie B.

Per mancanza di motivazioni, probabilmente, per via di stipendi importanti, perché molti di loro – vedi Gervinho – erano fuori già prima dai programmi del club, figurarsi adesso, con un anno in più e una categoria in meno. Si è perso anche il ‘potere economico’ di un Parma che avrebbe valutato solo determinate offerte per i suoi calciatori di punta, e che adesso prega che queste non siano così al ribasso per cederli. In molti casi, il club vedrà partire i suoi ex big per pochi spicci, e saranno felici dalle parti di Collecchio di risparmiare almeno sull’ingaggio. Detto che il versante economico non spaventa Krause, è chiaro che con la Serie B gli introiti da diritti tv e mercato in uscita saranno minimi (oltre al paracadute di 25 milioni ci sono veramente pochi incassi) e con la situazione covid da tenere sotto controllo, non c’è al momento garanzia nemmeno per un ricavo ‘da stadio’, inteso come introiti per gli abbonamenti. Di fronte a questo scenario, anche un imprenditore solido come KK qualche conto vorrà farselo. E in sede sono già cominciati ragionamenti di un certo tipo. La maggior parte dei calciatori è di proprietà, da Sepe a Cornelius, passando per Kurtic e Kucka, fino a Brugman e Karamoh. Il problema è che molti dei componenti della rosa hanno subito una perdita di valore, dettata dal campo (rendimento ai minimi termini) e dalle logiche di mercato. In sostanza, il Parma in questa annata nera, accompagnata da una spesa di 73 milioni di euro per rinforzare la squadra, è riuscito nella doppia impresa di retrocedere (arriverà presto l’aritmetica, a meno di miracoli) e di svalutare la rosa.

Perché oggi un giocatore come Sepe (dati transfertmarkt) costa appena 4 milioni e 800 mila euro, così come Lautaro Valenti: da dieci milioni (sette più tre di riscatto), il difensore argentino ne vale adesso la metà: 4 milioni e 800 mila euro. Lo stesso ragionamento è da applicare a un calciatore come Cyprien (costato 6,7 milioni, valutato 6). Kurtic (rifiutati circa 4 milioni dal Torino), che ne vale appena 3, Gervinho, Karamoh e Roberto Inglese (a bilancio per 22 milioni di euro) che oggi purtroppo ha visto il suo cartellino perdere di valore (10 milioni) per colpe non sue. Così come Cornelius (7 milioni), per il quale sono stati rifiutati i milioni del Genoa in estate. Non solo il danno della retrocessione da assorbire per Krause, anche la beffa di veder svalutati i profili migliori.

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