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Dal 'consiglio' di Krause al gol al Sassuolo: Bruno Alves saluta il Parma

Resterà probabilmente in Italia, è quello che vuole. Il Porto gli fa la corte, ma preferisce la Serie A: ha gli occhi di un paio di big di Serie B, magari sarà avversario dei crociati

Foto Ansa

Oltre a un nuovo allenatore, il Parma sta cercando anche un altro capitano. Sì perché quello vecchio lascerà la nave, senza per altro aver contribuito a portarla in porto. La tempesta questa volta ha ingoiato anche un bucaniere come Bruno Alves, arrivato alle soglie delle 40 primavere in grande stile, da professionista qual è sempre stato. Il suo personalissimo codice etico è stato rispettato anche in questa stagione, la peggiore per il portoghese da quando è a Parma. Chiusa però in crescendo: e questo è un po’ il paradosso. Nell’annata segnata dai tanti stravolgimenti, Bruno Alves non è riuscito mai a imporsi: non lo ha aiutato di sicuro il cambio d’allenatore. Liverani ha cercato di imporre la sua filosofia giochista, evidentemente non adatta alle caratteristiche fisiche e tecniche del portoghese, che più di tutti ha pagato la difesa scoperta.

Non è cominciato benissimo l’anno per Bruno Alves, che pronti via è stato uno dei primi a essere messo alla porta dalla nuova corrente. In un’ottica di ‘svecchiamento’ e ridimensiona dei costi, il capitano sarebbe dovuto essere uno dei primi sacrificati, nel programma dei vecchi proprietari prima e di Krause dopo. Non c’era posto per Bruno Alves, che malgrado tutto anche con Liverani le ha giocate tutte. Si è arreso solo al coronavirus, che lo ha tenuto ai box per tre partite. Il suo culto del fisico lo ha restituito integro al Parma, che anche con il cambio di panchina ha voluto puntare su di lui. Ma con il mercato in mezzo, il club era pronto a valutare le offerte pervenute sulla scrivania di Carli. Nessuna ha convinto, e Bruno Alves è tornato a lavorare con l’allenatore che più di tutti ne conosce pregi e difetti.

Ma neanche con D’Aversa è arrivata la svolta. Un infortunio al bicipite femorale non gli ha permesso il reintegro a pieno regime, frenando il ritorno in schemi che ha eseguito per due stagioni e che conosceva alla perfezione. La strategia del club, di metterlo fuori per puntare sui giovani, non lo ha aiutato. Il consiglio presidenziale era quello di contare sempre meno sul portoghese. D’Aversa ha avvallato la scelta, in fin dei conti era lui che operava in questo scenario. E questo potrebbe essere letto anche come l’inizio dei rapporti incrinati tra proprietario e allenatore, che prediligeva la linea della sicurezza a quella dell’innovazione. Vista poi l’innovazione: si può dire che abbia avanzato proposte a ragione. Tornando a Bruno Alves, si è messo da parte accettando le decisioni, ha provato a fare da chioccia al manipolo di giovani non pronto che sarebbe dovuto crescere con il suo insegnamento di capitano vincente. Non è servito, a quanto pare. Da fine febbraio a fine aprile, Alves ha giocato zero minuti, si allenava a fine gara, mentre gli altri erano nello spogliatoio e sembrava fuori dal progetto. In fondo a Krause andava bene così.

D’Aversa a inizio mese lo richiama, nella gara che segna la retrocessione matematica. Bruno a Torino recita il copione da capitano, ultimo a mollare, primo a ringhiare su Belotti e compagni. Non basta. Il Parma perde e certifica la fine della sua avventura in Serie A. Titolare anche contro l’Atalanta, malgrado il presidente americano voglia ammirare i suoi giovani, Bruno figura ancora bene, destando qualche sospetto sulla esclusione anticipata. Sicuro che non ci fosse bisogno del suo carisma? Qualche uscita a vuoto c’è stata, prevedibile in un sistema che non ha mai funzionato, ma Bruno con la professionalità e la disciplina che lo ha sempre eletto a professionista modello, ha accettato le decisioni, si è fatto trovare pronto e ha risposto come sa. Il campo ha detto che nelle ultime uscite è stato il migliore, il gol al Sassuolo ha chiuso un cerchio: la prima gioia in maglia Parma proprio contro i neroverdi. Doveva andare così. Al gol è seguita però la mezza distrazione sul 2-1 di Defrel.

Sabato alle 23:00 dopo la gara con la Samp, si staccherà la fascia dal braccio e la riporrà nel cassetto. Negli occhi di tutti resta il suo carisma: poche parole, tanta fatica per gestirsi fisicamente e molti fatti. Due salvezze raggiunte e una retrocessione impietosa. Resterà probabilmente in Italia, è quello che vuole. Forse in Serie A, ma lontano da Parma.

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