Dalla panchina alla fascia sinistra: Pezzella si riscopre prezioso

A Quarto, dove torna ogni volta che può, 'Peppino' è un idolo. La pesca il suo hobby: il cantiere con papà, l'amore per la famiglia, e quella chiamata del Napoli...

Giuseppe Pezzella - foto Ansa

Da Quarto, dove abita Giuseppe Pezzella, a Napoli, ci saranno una ventina di minuti in macchina. Peppino, così come lo chiamano in famiglia, non li sentiva neanche. Una passeggiata, un divertimento. Un premio. Nei rioni di Quarto, tra il pallone e un aiuto a papà Pasquale – titolare di un’impresa edile – gli veniva concesso qualche volta anche di andare al San Paolo. A vedere il Napoli, la squadra del cuore di ogni ragazzo che nasce nella zona flegrea. E chissà quante volte, stringendo la mano del suo migliore amico Francesco - con il quale ha condiviso l'infanzia - coltivava il sogno di diventare a sua volta un calciatore pure lui.

All’età di dieci anni cominciò a capire che con i sacrifici qualcosa poteva accadere. Eravamo ancora lontani dal professionismo, da Palermo e Udine. Da Parma. Quando il Napoli si allenava a Casoria, nel 2007, i dirigenti delle giovanili avevano messo gli occhi addosso a Pezzella. Non se ne fece nulla. E il motivo fu – se ci si pensa adesso – assai più risolvibile del previsto. Né il padre (alle prese con il cantiere) né la madre ‘poco pratica’ di auto all’epoca, potevano alimentare il sogno di Giuseppe. Poco male, per un ragazzo di dieci anni senza legacci alla fantasia, ogni impedimento trova il modo di trasformarsi in nuova opportunità. Ha sempre sognato di fare il terzino sinistro, lo doveva ai suoi genitori per i sacrifici che avevano fatto nel mantenerlo, per regalargli una vita lontano dagli affanni.

La promessa la realizza alla scuola calcio Ciccio Foggia, nel rione di Quarto. Tre, quattro anni nelle giovanili prima di passare al Monteruscello, e da lì fare la conoscenza di un certo Giorgio Perinetti che insieme a Dario Baccin – oggi all’inter ma già ieri scopritore di talenti – lo strapparono alla sua terra. Pezzella passò al Palermo e cominciò a sentire forte l’odore di occasione, quella che gli era saltata qualche anno prima. In Sicilia arriva da allievo e diventa in poco tempo giovane esordiente in Serie A. A 18 anni il primo assaggio di massimo campionato, contro l’Atalanta. Qualche giorno più tardi la maglia scambiata con Goulham, nella partita contro il Napoli. 

Pezzella è cresciuto intanto, per molti è rimasto Peppino, ma per tanti altri no: entra nel giro della Nazionale giovanile, disputa l’Europeo Under-19, poi il Mondiale Under-20, con un terzo posto e la medaglia di bronzo al petto, trova il tempo e il modo di sfidare il suo idolo Kolarov e di farsi notare da molti scouting, che ne lodano la capacità di corsa e l’eleganza nel suo sinistro liftato. Nel tempo libero torna a Quarto, appena può prende la canna da pesca e nella zona di Bagoli si diverte a guardare – al tramonto – il monte di Procida. E’ da qui che ricorda gli anni delle scuole, indirizzo Ragioneria, le scorribande nelle vie del quartiere, il rapporto stretto con la sua famiglia, l’ammirazione per la sorella e le giornate al cantiere passate con il padre. Con in testa il calcio. Peppino voleva divertirsi essendo un calciatore, adesso è l’oro del Parma. Liverani l’ha capito, e intanto se lo gusta. Punto fermo del nuovo corso, Pezzella si sta imponendo, dopo essere arrivato una stagione fa, grazie all'intuizione di Daniele Faggiano, al termine di una trattativa lunga che l'ha portato a  Facendo ricredere gli scettici, a colpi di via vai sulla fascia sinistra, ormai diventata di sua proprietà.

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