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Raffaele Palladino - foto Tm News Infophoto

Raffaele Palladino - foto Tm News Infophoto

Parma | Palladino, dove sei? Anche Donadoni si è dimenticato di te

Nemmeno in questo tour de force di partite ravvicinate, l'attaccante napoletano è riuscito a farsi notare: 13' contro il Torino e tanta panchina. Il tecnico gli preferisce Ghezzal e Coda. A Empoli ultima chiamata...

A Empoli il Parma ci va con il magone e il muso lungo fino alle ginocchia. Per la prima volta in questa stagione, vincere non serve, forse, nemmeno a dare morale, o quella spinta per cercare di poter combinare quel quid in più da spingere i crociati a finire con orgoglio, dato che, a questo punto del viaggio, nemmeno si sa se si ci arrivi alla meta. Il 31 maggio non è così lontano, ma la certezza che la macchina non si fermi a un mese dalla meta non c’è. Il rischio lanciato dai curatori dopo l’incontro con Tavecchio è chiaro: abbassare il debito sportivo al massimo, per rendere questa società, almeno visitabile da un ipotetico compratore, altrimenti non ha senso continuare. Della guerra con Sky, con Tavecchio stesso, con la Lega, non interessa tanto a loro. Messi lì per uno scopo preciso, o si fa il Parma o si muore, anche prima del previsto. L’obiettivo di Anedda e Guiotto, una mission quasi impossibile, è quello di salvare le sorti di una società dilaniata dalla mala gestio e appesantita dal fardello dei debiti che sembra non trovare alleggerimento.

PENULTIMI? CI VUOLE UN GRANDE SFORZO - Quello del Parma, sportivamente parlando, ammesso che abbia ancora senso parlare, è quello di lasciare l’ultima posizione di una classifica che piange ogni giorno che passa. Con il passo dei gamberi, uno avanti e due indietro per via delle penalizzazioni, è comprensibile che si molli la presa, che non si resti sul pezzo e che gli sforzi, pochi a dire la verità, fatti fin qui da Donadoni e compagnia, non servano a nulla. L’impresa contro la Juventus è stata spazzata via come un fuscello nella tempesta, e se prima di Genova i rimpianti aumentavano per aver profuso pochi sforzi sul campo, adesso nemmeno si pone il problema. “Arrivare penultimi presuppone un dispiego di energie importanti”, ha detto Donadoni prima della gara contro Toscani, ma un obiettivo, questo Parma deve porselo, altrimenti... Il Parma come i suoi attaccanti. Che non segnano dal 7 dicembre del 2014. Ultimo a timbrare il cartellino è stato il discusso Raffaele Palladino, che venerdì ha compiuto 31 anni. Ebbene, se si tralascia il gol di Varela contro l’Udinese, visto che non è un attaccante, i gol degli avanti crociati non arrivano da 4 mesi. Eppure Donadoni le carte le ha mescolate per bene, ma non è mai arrivato ad ottenere nulla.

A.A.A. PALLADINO CERCASI... - Con l’esclusione di Coda, che è rimasto in panchina senza un perché con Inter, Juventus e Genoa, il tecnico crociato non ha una punta vera che cerchi di assalire la profondità e che faccia presenza in area di rigore. Che attiri l’avversario e che tiri in porta, che senta l’area e che ci provi sempre. Preferisce schierare Ghezzal (seconda punta, adattato, con pessimi risultati, ad esterno prima e come spalla di Belfodil poi) oppure Belfodil stesso che non segna da 700 giorni e che, nonostante ci provi in tutti i modi, non riesce a trovare la porta. Solo un palo e un paio di conclusioni pericolose, bastano a mantenere lo score di migliore attaccante del Parma in questo miniciclo duro e intenso. E Palladino? Niente, non si vede da un mesetto. L’ultima da titolare risale alla sconfitta interna contro il Chievo, poi solo una manciata di minuti e tanta, ma tanta panchina per il giocatore partenopeo che non viene preso in considerazione da Donadoni nemmeno a gara in corso. 13’ contro il Torino, per il resto spettatore, come gli è capitato spesso nella sua avventura parmigiana. Nemmeno in questo mese delicato, pieno zeppo di impegni, il tecnico ha puntato sul di lui. Sfiducia? O scelte tecniche? Fatto sta che Palladino non vede il campo da un po’ e se a Empoli non giocherà, nemmeno per uno spezzone, beh, vorrà dire che le sue carte le ha sperperate. Perché Donadoni gli ha dato fiducia sia quando c’era Cassano che quando FantAntonio se n’è andato. Perché sia nel 4-3-3 che nel 3-5-2 non ha mai sfruttato l’occasione. Non è un tipo che ama particolarmente segnare, Raffaele, preferisce sempre la giocata per il compagno, ma in questa stagione maledetta, in cui poteva diventare l’arma in più, è diventata una pistola a salve che non spara e che non spaventa. 

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