ESCLUSIVA | Bruno Alves e Parma, che storia: "L'anno prossimo? Ve lo dico io..."

Da D'Aversa, a Faggiano, passando per Lucarelli e De Rossi: "Parma mi ha stregato. Mi piace tutto"

Bruno Alves - foto Ansa

Sotto il cappello da basket c’è la testa di un leader, quella di un capitano e di un calciatore ambizioso. Che da sempre mostra un segno distintivo: si potrebbe pensare che la scia bianca che attraversa la tempia di Bruno Alves somigli a uno di quei simboli che gli indiani d’America portavano sul volto. Per essere riconoscibili nella battaglia, evocanti un forte senso di appartenenza. Quello mostrato dal campione portoghese che ama sempre migliorarsi e sa che può farlo nonostante sia arrivato alla soglia dei 38 anni e abbia messo insieme circa 650 partite in carriera. Trentadue di queste Bruno Alves le ha giocate con la maglia del Parma. Con la quale ha avuto il merito di salvarsi e di disputare un campionato tutto sommato di livello, impreziosito da quattro gemme. Quattro gol, due su punizione, uno contro il Milan e tanta legna, tra palloni presi in cielo e tanta fiducia iniettata ai compagni.

Mi è dispiaciuto non esserci stato per la partita contro la Fiorentina – spiega Bruno Alves in esclusiva a ParmaToday.it – ma era fondamentale portare a casa il risultato”.

Come va con l’italiano?

“Bene, benissimo. Parlo sempre più in campo. Ma l’intervista vorrei farla in inglese”.

Va bene. Cosa le rimane di questa stagione logorante?

“Tanta emozione. Alla fine penso sia andata bene, considerando che abbiamo sofferto cosi tanto negli ultimi due mesi. Ma per quello che abbiamo fatto all’inizio della stagione mi aspettavo qualcosa di meglio. Sono una persona molto ambiziosa e voglio sempre di più, ma sono contento di essere rimasto in Serie A. Sarei stato ancora più contento se fossimo stati in un’altra posizione di classifica perché penso che avremmo potuto fare meglio”.

Cosa ha provato dopo il rosso di Bologna?

“Niente, per me non è cambiato niente. Ho sempre dato il massimo prima e dopo la partita. Ho sempre fatto del mio meglio in campo e fuori, la mia frustrazione era dovuta al fatto che un giocatore che simula un infortunio sul campo non mi rende felice. Ma niente è cambiato, ho continuato a fare il mio lavoro e non penso abbia avuto effetti sulla squadra. Sono felice per qualsiasi cosa faccio, perdo o vinco voglio fare sempre meglio”.

La sua è una famiglia di calciatori, non è stato difficile per lei continuare il percorso.

“Penso che sia qualcosa di naturale, né mia madre né mio padre mi hanno costretto a giocare a calcio, è stata una cosa naturale. Penso che crescendo si osserva, si ascolta e diventa quasi una cosa naturale intraprendere un percorso. Qualcosa che matura e quando arrivi ad un certo punto pensi che magari puoi diventare un calciatore professionista. Guardando indietro posso dirle che tutto è successo in maniera naturale. Penso che quella del calcio sia la via migliore per raggiungere gli obiettivi della tua vita”.

Se non avesse fatto il calciatore come si sarebbe visto?

“Mah, è una domanda molto difficile perché non so davvero cosa risponderle. Varzim è un piccolo centro di pescatori, io ho cominciato a fare calcio per gioco. Sono andato a scuola un po’ come tutti, poi è arrivata l'opportunità del calcio, ho iniziato a giocare in questa piccola città dove vivevo e poi mi sono spostato a Oporto, all’età di 17-18 anni e tutto è cambiato. Avevo un vero contratto da professionista e non ho nemmeno avuto il tempo di pensare al piano B. Se non fossi stato un calciatore non so cosa sarei diventato”.

Grecia, Portogallo, Turchia, Italia, Scozia e ancora Italia. Cosa le resta di questo giro del mondo?

“Il calcio è uguale un po’ dovunque, ovviamente ci sono diverse visuali o modi di insegnarlo ma alla fine è sempre lo stesso. Per me è una grandiosa esperienza incontrare diversi allenatori, culture, vedere diversi Stati ed è un’esperienza che porterò con me per sempre perché ho tante storie da raccontare. Sono stato ambizioso e mi sono mosso da Oporto, volevo conoscere persone nuove, culture e modi di giocare. Quando ho avuto la possibilità di muovermi ho pensato a quale sarebbe stata la cosa migliore per me: se hai la possibilità di giocare in diverse nazioni hai sicuramente un background diverso. E’ una grande esperienza di vita”.

Cosa significa essere capitano?

“E’ importante prima di tutto che la gente riconosca che tu sia un capitano. Primo: per essere un capitano non devono importelo, le persone devono vedere e capire che sei tu il capitano. Secondo: ci sono diversi modi per essere capitano, c’è chi lo dimostra in allenamento chi sul campo. E' diverso essere capitano ed essere un leader. Per me è importante che le persone capiscano il lavoro che faccio e che esempio sono per la mia squadra. Non basta solo essere il migliore in campo, ma bisogna essere un esempio di coraggio o mostrare che stai facendo del tuo meglio, solo cosi gli altri ti seguono per fare lo stesso”.

Come è stato ereditare la fascia da Lucarelli?bruno alves lucarelli

“Io penso che Lucarelli sia ancora il capitano, è tutti i giorni con noi e anche il giorno della partita parla con noi. Io penso sia stata una delle persone cruciali per il Parma quest’anno e penso che nessuno possa sostituirlo per quello che ha fatto per la squadra. Il mio compito qui è di fare del mio meglio e dimostrare agli altri giocatori cosa possono fare per essere migliori. Il mio passato parla per me, sono ambizioso e voglio fare bene con il Parma, cercare di raggiungere una posizione migliore rispetto a quest’anno”.

Cosa ha fatto Daniele Faggiano per convincerla a scegliere Parma?

“Mentre giocavo la Coppa del Mondo ho ricevuto un’ offerta per spostarmi dalla Scozia, si parlava già di Parma. Per me è stato molto semplice perché il Parma è un team famoso in Portogallo e tanti giocatori portoghesi hanno giocato per il Parma. E' stato semplice prendere la decisione, non conoscevo molto della storia recente della squadra ma quando un club raggiunge la Seria A tutto è possibile e si può fare sempre meglio. Non c’è stato bisogno di convincermi, il direttore è stato bravo a parlarmi nel modo giusto e sono venuto di mia spontanea volontà”.

Invece cosa ha dovuto dire per convincerla a non andare alla Juventus?

“Penso che questa sia stata una cosa bellissima, anche per i miei compagni di squadra. Non è importante l’età ma l’ambizione. Sono rimasto al Parma e ne sono felice. Ognuno vuole sempre di più per la carriera, qui sono felice, continuo il mio lavoro in modo sereno. E’ stato importante mostrare a tutti che con l’ambizione e il duro lavoro puoi andare ovunque”.

Come è nata questa trattativa?

“Ho ricevuto una chiamata quando ero in Portogallo dal mio ex manager, Jorge Mendes, e mi ha detto della possibilità di andare alla Juve. Poi il direttore Faggiano e gli altri hanno deciso che non era il momento migliore per me per andare. Non sono stato scontento, credo in quello che faccio, sono ambizioso ma anche molto felice di stare qui”.

A proposito di Juventus: come lo vede Mourinho sulla panchina dei bianconeri?

“E' difficile rispondere a questa domanda. Penso che sia un grande allenatore e che troverà la sua squadra, quella adatta a lui.  E’ uno dei migliori allenatori, la sua presenza nel mondo del calcio è importante”.

Chi è il difensore che più l’ha impressionata?

“In Italia è molto importante la fase difensiva. La difesa non è solo relativa ad una sola persona ma alla squadra intera se hai una buona difesa la squadra fa la differenza. Mi piace Chiellini, il suo modo di fare , il suo comportamento in campo e mi piace il modo in cui gioca, oltre al sua carattere. E’ un difensore top”.

I suoi compagni stravedono per lei, dicono che Bruno Alves li aiuta a crescere.

“Mi piace parlare molto durante il gioco, è una cosa che ho imparato da piccolo. E’ importante comunicare con la squadra, rende tutto più facile. Quando parlo è per dare dei consigli e fare meglio, anticipare magari qualcosa che potrebbe succedere. L’esperienza ti fa vedere le cose in una maniera diversa, anche quando giochi con persone più giovani e con meno esperienza. E’ importante parlare, cosi gli altri si sentono più sicuri. Credo che la comunicazione soprattutto in difesa sia fondamentale”.

Domenica giocherete in un clima particolare. Che rapporto ha con De Rossi?

“Lo conosco, ho giocato contro di lui con la Roma e anche con la Nazionale. Lui è l’esempio di un qualcosa che è difficile trovare nel calcio oggi giorno: la lealtà. Si merita di concludere la sua carriera nel miglior modo. E’ importante che quando lascia la Roma lui sia felice. E io penso che lui sia un esempio di qualità. Una persona che ha reso il calcio migliore”.

D’Aversa l’ha resa una persona migliore?par-ansa-bruno-alves-3-2

“E’ un allenatore giovane, ha la qualità, una forte personalità. Penso che possa andare lontano, quello che ha fatto l’anno scorso con il Parma è stato importante e anche quest’anno ha fatto molto con noi e ci ha fatto sognare. Il calcio è fatto di momenti belli e brutti, ma lui ha migliorato la qualità dei calciatori arrivati dalla Serie B che ora sono pronti per giocare in serie A. Con questo ho detto tutto. Può diventare uno dei migliori”.

L’anno prossimo si riparte da Bruno Alves?

“Certo. Ho un altro anno di contratto ed è importante continuare. Sono felice qui e mi piace la città, mi piace lo staff, i giocatori, i tifosi. E’ tutto grandioso e spero che l’anno prossimo possiamo fare ancora meglio. Ora però quando andremo in vacanza dobbiamo pensare a quello che faremo l’anno prossimo: solo cosi potremo migliorarci davvero”.

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