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Venerdì, 24 Maggio 2024
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ESCLUSIVA - Giuseppe Rossi: “Parma, mi hai cresciuto: e quella salvezza…”

Ha lasciato il calcio giocato da pochi giorni ma non si è mai dimenticato di quegli anni in città: “Impossibile farlo: il giro sul pullman dopo l’impresa e i tifosi che cantavano il mio nome. Mi hanno fatto sentire a casa”

Sono pochissimi i giocatori passati da Parma che hanno lasciato un'impronta tangibile e ben marcata come quella di Giuseppe Rossi. Decisivo con le sue prestazioni e i suoi gol pesanti, l'ex Golden Boy ha contribuito in maniera sensibile a una storica salvezza: anno 2007, arriva in prestito dal Manchester United. Pronti via, il 21 gennaio nella gara d'esordio, mette la firma sulla partita contro il Torino. Suo il  gol che ha permesso ai crociati di battere i granata per 1-0 e di tornare alla vittoria dopo dieci turni. A suon di reti, nove in diciannove partite, ha permesso al primo Parma di Ghirardi di chiudere il campionato al dodicesimo posto, con mister Ranieri in panchina. La città gli ha aperto le porte spingendolo verso il grande calcio: con la maglia crociata ha avuto la possibilità di eguagliare un certo Roberto Mancini nel numero di gol realizzati da un esordiente under-20 nel campionato italiano. Sei mesi al massimo nel Ducato che hanno lasciato un ricordo indelebile nei tifosi. Qualche giorno fa ha detto addio al calcio a 35 anni. 

Rossi, quali ensazioni e quali emozioni sta provando adesso?

"Sensazioni strane. Non pensavo mai di dover pronunciare la parola 'ritiro'. Per uno che gioca a calcio non è mai il momento, il pallone è stato la mia vita. Sono sincero: pensavo di giocare per sempre. Purtroppo, come per ogni calciatore, il giorno è arrivato. Arriva un momento dove non ce la fai più. Bisogna accettarlo anche se è difficile".

Se le dico la parola 'Parma' a cosa pensa?

"Penso al mio primo impatto con il calcio europeo. Già a 12 anni, quando ho giocato nelle giovanili del club, sapevo di trovarmi in un altro mondo calcistico. Poi ho avuto la fortuna di conoscere la gente e la città: la sento come se fosse casa. Ho trascorso anni importanti nella mia vita a Parma e non posso mai dimenticare di quello che la squadra e la città mi hanno dato". 

Che ricordi ha della sua esperienza a Parma? 

"Parma mi ha permesso di crescere. Sia come uomo che come calciatore. Ho vissuto dai 12 ai 17 anni in città, poi sono tornato per sei mesi in prestito. Lì sono riuscito a far emergere le mie qualità calcistiche e ho fatto vedere al mondo il mio talento".

Chi è stato il giocatore più forte con cui ha giocato a Parma?

"Difficile sceglierne uno. I più forti sicuramente erano Lupoli, Pepe, Dessena, Savi, Cigarini e tanti altri con cui ho giocato nelle giovanili.  Grazie a loro sono cresciuto a livello caratteriale. Sono stati molto importanti per la mia crescita: senza saperlo mi hanno infuso la convinzione che un ragazzo venuto dall'America potesse giocare in Italia e fare cose importanti. E anche grazie a loro se sono diventato un giocatore importante".

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Lei è stato tra gli artefici di quella salvezza miracolosa: ci racconta il segreto? 

"Nessun segreto. Solo la fiducia nel gruppo e in me stesso. Abbiamo sempre pensato che fosse possibile. Avevamo in testa una partita alla volta, dovevamo curare i minimi dettagli durante la settimana per essere super preparati alla domenica. Non ci sono segreti nel calcio. Solo il lavoro. I grandi club fanno così e sono come dei robot nell'affrontare le partite. La squadra che non hanno questa mentalità si trovano in difficoltà. Noi siamo stati bravi a ricercare la mentalità giusta e a creare il clima adatto per affrontare gli allenamenti prima e le gare dopo". 

C'è un aneddoto che la lega a quella stagione?

"Certo: il giro in città sull’autobus dopo la salvezza. Un ricordo stupendo. Tutti i tifosi in centro che cantavano “Giuseppe Rossi, resta con noi”. Un momento d’orgoglio per un 20enne! A tutti i tifosi del Parma, dico: grazie di cuore". 

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