Forza mentale ritrovata, orgoglio e unità: il Parma si mette in cerchio

Nel discorso di D'Aversa dopo la partita contro il Napoli sono emersi concetti fondamentali: si è rivisto lo spirito di un gruppo che ha centrato l'obiettivo senza patemi

Foto parmacalcio1913.com

Una cosa è certa: il Parma pure in mezzo alla tempesta ha saputo fronteggiare il vento contro. Quello dei risultati negativi in serie, delle disattenzioni collettive, del blackout, delle decisioni arbitrali che hanno penalizzato la squadra oltre modo, facendo traballare le certezze di un gruppo messo ko da qualche svista di troppo (7 rigori contro nelle ultime dieci) e che fino a lockdown era stato quasi perfetto, gli infortuni dello strano finale di campionato che non danno tregua e aumentano la tensione di una quarantena forzata in una Collecchio blindata. L’onda lunga della sconfitta aveva appesantito un po’ il clima, già probante viste le tantissime partite condensate in così pochi giorni. 

Mercoledì contro il Napoli, il rigore daversiano è riemerso: ordine tattico, disciplina, attenzione. E’ ripartita così la corsa verso un finale sereno di campionato, è ripartita da un gruppo che a fine gara si è stretto in cerchio, nel cuore del campo di battaglia che sembrava uno spogliatoio a cielo aperto. Tutti zitti, parla il sergente di ferro Roberto D’Aversa:  dopo aver vinto sportivamente il nemico, la truppa di Bob si è ritrovata attorno al suo condottiero. E’ vero, l’esercito è stanco, ma guai a mollare la campagna a tre battaglie dalla fine. In quel gruppo c’era l’unione, la compattezza di una squadra che si è specchiata nel suo allenatore.  

Ancora una volta, come è accaduto in questa avventura splendida non senza sofferenze, D’Aversa ha svestito i panni dell’allenatore, indossando quelli di uno psicanalista per scavare in fondo al suo animo prima, a quello del gruppo dopo. Al quale ha voluto ribadire un concetto: la sacralità del lavoro che va riconosciuta, la stessa che nessuno può mettere in discussione. Malgrado una striscia negativa che durava da un po’, interrotta da una prestazione coriacea, convincente. 

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L’orgoglio dell’allenatore è stato brandito in faccia al Napoli attraverso le gesta dei suoi ragazzi, uniti in battaglia come ai vecchi tempi, l’uno pronto a sacrificarsi per l’altro. Gesto apprezzato da D’Aversa, che ha voluto guardare negli occhi i suoi, con il l’indice alto ha voluto ribadire il concetto rafforzandolo: i 43 punti sono sudati, frutto del lavoro di ognuno. Sullo sfondo le fatiche che dal primo giorno del ritiro il gruppo ha sostenuto, si è imposto lo sforzo massimo per raggiungere l’obiettivo, la salvezza:  mai in discussione. Un mese, quello di luglio, post lockdown, non sarebbe servito a sporcare il tragitto segnato dalle imprese di una squadra che unita, che adesso va a Brescia per lasciarsi alle spalle il periodo buio.

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