Fronte ingaggi, se finisce il campionato in anticipo si va verso una negoziazione dei compensi

Una sospensione del campionato per una società come il Parma tra mancati incassi da sponsor, stadio e soprattutto tv, rischia di pesare una cifra tra i 15 e i 20 milioni. Giocatori consapevoli che un passo in tal senso sia nel mutuo interesse

Un'immagine del Tardini prima di Parma-Spal - foto Ansa

Guida la salute, comanda il coronavirus. E’ brutto da dire, ma per adesso è così. Vige ancora un bel po’ di incertezza su come e quando finirà il campionato, il termine per la ripresa degli allenamenti continua a slittare a causa delle proroghe ai decreti ministeriali e a oggi il Parma non avrebbe dato mandato a nessuno dei giocatori che hanno lasciato la città per rientrare dalle proprie famiglie per rimettersi in pista per gli allenamenti. Tutto questo mentre nel pomeriggio sono comunque andati in scena diversi contatti telefonici fra i vertici del calcio, mentre domani si cercherà di tirare le fila soprattutto per quanto riguarda il possibile congelamento degli stipendi dei calciatori dei 20 club di Serie A, con un nuovo vertice tra Lega Serie A e AIC che dovrebbe ricevere la proposta di sospendere i compensi dei calciatori da marzo a giugno in caso di interruzione forzata del campionato.

Nel quadro generale, il Parma chiaramente predilige la salute. Nessuno si sognerebbe di metterla a repentaglio forzando e cercando in tutti i modi di giocare. Si tornerà in campo solamente in piene condizioni di salute e sicurezza, senza particolari forzature. Nel caso di sospensioni è chiaro che bisognerà sedersi intorno a un tavolo con i propri tesserati per cercare di arrivare a un punto di incontro tra le parti sul fronte emolumenti, che non è – al contrario di quanto possa sembrare – al momento un fronte di scontro almeno nel club crociato. Una sospensione del campionato per una società come il Parma tra mancati incassi da sponsor, stadio e soprattutto tv, rischia di pesare una cifra tra i 15 e i 20 milioni. L’ultima partita del Parma risale all’8 marzo, quella persa con la Spal, tanto per intenderci dove andò in scena tutto il folklore e l’improvvisazione di decisioni che passano da troppi fronti prima di diventare ufficiali. E se dovesse finire anzitempo il campionato andrebbero rimodulati – va da se – gli accordi tra società e calciatori, il cui compenso dipende da un contratto che si basa sulle prestazioni, allenamenti e partite. E’ naturale pensare a un’intesa che permetta alla società di assorbire il colpo, rimodulando fortemente il compenso tesserati stagionale per la parte di stagione non giocata, sulla falsariga di quanto ha fatto la Juventus. Il Parma non sembra avere intenzione di ribaltare sui tesserati tutto il costo dello stop. Gli stessi giocatori sembrano consapevoli che un passo in tal senso sia nel mutuo interesse. Anche se tutto è ancora avvolto nell’incertezza, sembra possibile che  nel club crociato si possa trovare un incontro basato sul buon senso, ancora prima che venga “imposto” da Lega e AIC.

Nel frattempo al mondo del calcio le dichiarazioni di Vincenzo Spadafora, Ministro dello Sport, non sono piaciute e da più parti è arrivata l’etichetta di ‘populismo’ appiccicata all’orazione politica. E’ sotto gli occhi di tutti che il pallone sarà pure un divertimento, ma resta prima di tutto un’azienda che ha un peso sul fatturato del Paese molto importante. Fermare tutto costerebbe centinaia di milioni di euro al sistema, ma se non si potrà fare altrimenti si prenderà atto senza scadere in battibecchi che trasudano ilarità e e senza chiedere aiuti pubblici, giudicati inopportuni rispetto al momento del Paese.  Qualcuno fa notare la nascita di fronti più o meno compatti: Lazio, Napoli, Cagliari e Verona, con i rispettivi presidenti, starebbero spingendo per continuare e andare avanti, Cellino su tutti, assieme a Preziosi, Cairo e Ferrero, alimenterebbero il fronte del no.

Lontani dal complottismo, si può almeno pensare che quest’ultimo fronte mirerebbe a chiudere anzitempo per congelare l’attuale posizione di classifica ed evitare il peggio. Il fronte delineato in principio, quello dei possibili play off e play out sarebbe tramontato, parcheggiato così come l’ipotesi di una Serie A a 22 squadre che prevede l’annullamento di tutti i verdetti e l’aggiunta di due squadre promosse dalla B. Nell’anno dell’Europeo, con il calcio che sta cercando di ridurre le problematiche diminuendo il numero delle partecipanti alla Serie A da tempo, visto che si parla a un ritorno a 18 squadre, sarebbe un autogol clamoroso. Potrebbero infatti esserci due retrocessioni determinate dal campo, Spal e Brescia, due promozioni dalla Serie B (Benevento e Crotone) e tre promozioni dalla Lega Pro (Monza, Vicenza e Reggina) con tre retrocessioni dalla B (Trapani, Cosenza e Livorno). Verdetti confermati dal campo. Tra venti, venticinque giorni se ne saprà di più: giocare sì, ma senza forzare la mano.

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