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Fabio Ceravolo con Antonino Barillà - foto Ansa

Fabio Ceravolo con Antonino Barillà - foto Ansa

Il graffio della Belva, il bomber 'di scorta' di un Parma che vola

Ceravolo è tornato a segnare in Serie A dopo 3051 giorni: adesso D'Aversa sa di poter contare su di lui, che ha rischiato di andare via a più riprese

Otto anni. Tanti ne sono passati dall’ultimo gol di Ceravolo in Serie A. Forse quella volta non se la ricorda neanche Fabio, domenica autore del gol che ha consegnato a Roberto D’Aversa le chiavi di una partita sorprendentemente gestita e condotta con sapienza in porto, curata in tutte le sue fasi. Otto anni sono passati dall’ultima esultanza in Serie A di Ceravolo: 3051 giorni dopo quel 16 maggio del 2010, quando lasciava la massima categoria con l'Atalanta e salutava con un gol al Palermo dopo che si era tolto la soddisfazione di centrare il bersaglio grosso – seppure senza esito – contro Juventus e Roma, la Belva è tornata a ruggire. Quante cose possono cambiare in otto anni? Tante, tantissime, soprattutto se fai il calciatore. E per Ceravolo ne sono cambiate molte. nel frattempo è diventato grande e ha scelto di fare l’attaccante, ha cambiato ruolo e da esterno è diventato punta grazie a Gregucci che ai tempi dell'Atalanta gli ha cucito un ruolo nuovo che ha potenziato le sue capacità portandolo a fare la cosa che gli riesce meglio: gol.

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Ci è riuscito con quattro squadre diverse dopo la Reggina – la sua culla nella sua Calabria –, il Pisa e la Pro Vasto. Ha continuato a fare quello che ha sempre sognato di fare con le maglie di Atalanta, Ternana, Benevento e Parma. A dire la verità, con quest’ultima di gol ne ha fatti pochi, sicuramente meno rispetto a quelli che i tifosi si attendevano quando hanno saputo che il 31 agosto del 2017 il direttore sportivo Daniele Faggiano si era assicurato - per poco più di tre milioni di euro - il cartellino di uno dei giocatori più forti della Serie B, che assieme a Calaiò avrebbe dovuto formare una coppia d’attacco super, capace di servire su un piatto d’argento la Serie A ai crociati dopo un fallimento e dopo anni di gloria. Eppure non è andata così, perché pronti via Fabio si è dovuto arrendere subito a un infortunio bruttissimo. Una lesione miotendinea all’adduttore destro che lo ha costretto a stare fuori dal campo per diversi mesi. La pubalgia, che si era trascinato da Benevento al termine di una stagione fantastica conclusa con una Serie A conquistata grazie ai suoi 21 gol, lo aveva fermato prima dell’infortunio grave che ha lasciato l’attacco ai piedi di Calaiò, bravo a sbrigarsela da solo e a risolvere pratiche delicate, oltre che a salvare la panchina di D’Aversa in più circostanze. Fabio però è tornato giusto in tempo per mettere il punto esclamativo sulla sua stagione collezionando la seconda promozione di fila dopo quella con le streghe. Il timbro impresso sulla gara di Spezia, al quale è seguito quello del suo grande amico Ciciretti, è stato il finale pazzesco per una festa meritata.

Da qui un’estate trascorsa a capire il motivo per il quale si è trovato coinvolto in un’inchiesta – quella dei messaggi – in cui è stato scagionato immediatamente in istruttoria. E poi il mercato che ogni giorno lo allontanava da Parma. Brescia, Cremonese, Benevento ancora, e mezza Serie B sulle tracce della Belva, che però si è messo in testa di poter far parte di un gruppo – quello attuale – che ha conquistato la Serie A e che con lo stesso ardore vuole difenderla. L'orgoglio lo ha portato a superare un inizio difficile, anche perché quasi a fine mercato è arrivato al Parma un giocatore che di nome fa Roberto e che di cognome fa Inglese, il titolare, tanto per intenderci. O almeno così deve avergli detto l’altro Roberto, D’Aversa, che domenica se lo è ritrovato prima a battagliare con Spolli e compagnia – allaceravolo-ansa (4)-2 sua seconda da titolare – e alla mezz’ora sotto la curva del Parma a festeggiare il terzo gol al Genoa dopo lo svantaggio del sesto minuto firmato da Piatek. Quasi non ci credeva – ‘non mi sto rendendo conto’ – ha detto Fabio in zona mista alla fine della partita. Merito suo e di un suo grandissimo amico, un altro: quel Nino Barillà che gli ha disegnato l'assist perfetto, Barillà con cui ha condiviso un bel po’ di esperienza a Reggio Calabria, nella sua Reggio, dove torna sempre volentieri perché lì ha ancora i suoi genitori che lo aspettano e lo seguono in ogni dove. Papà Giuseppe - elettricista a Locri - è il più felice quando si parla del figlio. Ci mancherebbe. Ai tempi della Reggina lo accompagnava agli allenamenti, faceva la spola: lo aspettava davanti all'istituto di Ragioneria e lo accompagnava al campo prima che Fabio da Locri si trasferisse a Reggio. Quando ha esordito in Serie A per la prima volta al Granillo è stato per Mastro Peppe un orgoglio perché 'uno su mille ce la fa' e quello che ce l'ha fatta era suo figlio. A Locri lo conoscono tutti, e hanno un'ammirazione particolare per un ragazzo calabrese che parte da casa e poi si impone fuori. Deve essere un orgoglio.Timido, molto riservato nelle sue cose, umile, Ceravolo è legato alla famiglia. Qualsiasi cosa che fa interpella i suoi. Anche quando ha dovuto costruirsi l'angolo della pittura, a Locri. Lo ha aiutato papà Giuseppe a sistemare la cantina adibita in laboratorio d'arte. L'altro hobby, il primo è fare gol. 

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