Gobbi e il suo Parma: "Resterò per sempre tifoso"

"Mi resta nel cuore, ho salutato chiudendo un cerchio"

Gobbi contro Ciano - foto Ansa

Un calciatore, in fondo, resta per sempre bambino. Forse anche quando smette. Nel calciatore sono riposti infatti i sogni di ogni bambino. Chiunque comincia a prendere a calci un pallone finisce per sognare almeno una volta nella vita di esordire in Serie A. Massimo Gobbi ha sempre sperato, quando era piccolo, di tagliare il traguardo nella massima serie almeno una volta. Forse neanche lui immaginava che sarebbe arrivato a 411 partite nel massimo campionato italiano ‘neanche che avrei indossato la maglia della Nazionale, se è per questo. Però posso dire di aver realizzato il sogno che avevo da piccolo – spiega Gobbi a ParmaToday.it –. Sono strafelice per tutto quello che ho fatto'.

Gobbi, è stato difficile dire addio?

“Mah, abbastanza. Era una decisione che ho preso piano piano. Ho salutato tutti nella nostra chat di squadra, sapevo che il mio contratto con il Parma non sarebbe stato rinnovato. Mi sento ancora bene e la voglia di giocare c’è ancora, ma la verità è che non voglio più spostarmi da casa. Le mie bimbe si sono stabilizzate a Milano, la mia compagna lavora qui. E poi, a 39 anni ho finito alla grande, a casa mia, ci siamo salvati dopo quello che è stato. E voi lo sapete: sono andato via dopo il fallimento con il cuore a pezzi, sono tornato con la squadra in A e  ho contribuito a salvarla. Ed è stata la chiusura di un cerchio. Ho pensato fosse questo il momento giusto. Sto bene. Sono sereno”.

Dopo vent’anni, questa è la prima volta che non è in ritiro. Sensazioni?

Strane. Adesso sono al mare, non ho neanche un minuto per pensarci. Badare ai figli è più dura che fare qualche giro di campo, sono in Sardegna, mi godo le vacanze. Farò il papa a tempo pieno, cosa vuole che le dica.  La famiglia che mi è mancata negli ultimi anni. Mi prendo il tempo per i miei cari, poi si vedrà”.

Cosa le ha lasciato il calcio?

“Il calcio mi ha lasciato delle gioie e soddisfazioni enormi, mi ha permesso di realizzare tutto quello che avevo sognato da bambino. Quando sogni di giocare a pallone non speri di arrivare a farlo veramente. Sono stato professionista per vent’anni, ho fatto sacrifici, ho realizzato il mio sogno attraverso rinunce. Ho conosciuto un sacco di compagni, nel calcio sono pochi gli amici, ma qualcuno ce l’ho”.

Cosa crede di aver lasciato lei nel calcio?

“Non lo so. Penso di essere stato uno che abbia sempre dato il meglio di se ovunque sia stato. Ho cercato di rispettare compagni e allenatori, di dare l’esempio giornalmente. Mi porto indietro un sacco di risate, quelle mi mancano. Lo spogliatoio che mi mancherà di più. Tanti momenti difficili si sono superati con l’unione. Poi oh, riconosco di non  essere stato un fenomeno, quindi di grandi giocate ne avete viste poche (ride ndc)”.

Intanto D’Aversa ha speso belle parole per lei.

“Lo ringrazio. Mi hanno fatto piacere, ci siamo sentiti e non me lo aspettavo. Il mister è stato grande perché mi ha chiamato, mi ha ripetuto quello che ha detto in conferenza: lo ringrazio tantissimo. Per la chiamata che non mi aspettavo innanzitutto, per quello che mi ha dato. Sono felice. L’anno scorso sapevo sarebbe stata un’annata difficile, ho giocato più del previsto e ho contribuito alla salvezza”.

 Giocherebbe di nuovo la partita di Frosinone?

“Lì ho fatto un errore. Ci tenevo talmente tanto a questa salvezza che anche in panchina davo l’anima. Volevo spaccare il mondo. A 38 anni però non posso fare quell’errore da principiante. E allora ho deciso di andare in conferenza stampa a metterci la faccia. L’ho detto subito al mio addetto stampa: ‘Nic, vado io a parlare’. Volevo far capire che era tutta colpa mia, in un momento particolare della stagione, ci stavamo giocando la vita. Portare a casa il punto avrebbe significato tanto, ma ho sbagliato. Ho chiesto scusa per l’intervento sciagurato.  Ho fatto quell’errore banale…”.

Ormai è passata. Come ha visto Lucarelli?

Ci siamo ritrovati come da compagni di squadra, dai. Non è stato un dirigente per me. Anche in questi anni in cui abbiamo giocato in squadre diverse ci siamo sentiti tutti i giorni. Per scherzare, soprattutto. Siamo amici da un sacco. Ne abbiamo passate tante. L’anno del fallimento ha rinforzato il nostro rapporto. E’ stato un valore aggiunto per il mio ritorno a Parma. Ho ritrovato il solito Ale. Per responsabilità nei suoi confronti, gli sono stato vicino ai tempo del fallimento. E ho sentito l’obbligo di fare le cose nel modo giusto quest’anno”.

Gobbi-Lucarelli-2

Una partita che non dimenticherà mai?

“Quella dell’esordio. Realizzi il sogno che hai da bambino. Ho dormito pochissimo la notte prima, mi ricordo l’ansia, tutto. Era Cagliari-Bologna, anno 2004/2005. Venivo dalla B. Sono stato buttato subito in campo. Grande responsabilità.

Il ricordo più bello?

“Parma-Juventus: abbiamo vinto da falliti. Uno dei ricordi più belli di Parma”

Come l’avete preparata?

“Il Parma era fallito. Giocavamo leggeri e senza troppi pensieri. Abbiamo preparato facile la partita, abbiamo pensato ai sette gol dell’andata e abbiamo dato tutto in campo. Siamo andati via spensierati e con una voglia incredibile di fare risultato. Mi ricordo che fu una grande partita. Senza Lucarelli è toccato fare a me il capitano. Non lo dimenticherò mai”.

Cosa farà da grande?

“Un po’ di cose in ballo le ho. Priorità alla mia famiglia però, che ho trascurato per anni. Non vorrei muovermi da casa, viviamo a Milano. Ora siamo in vacanza. Rimarrò nel calcio. L’ho fatto per vent’anni. Ma qualunque cosa faro, voglio dire che il Parma avrà un tifoso in più. Per sempre”.

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