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Roberto D'Aversa - foto Ansa

Roberto D'Aversa - foto Ansa

Il mondo di D'Aversa Viscidi: "Un predestinato", Morfeo: "Scaramantico"

L'allenatore, maestro di tattica che lo ha lanciato al Milan: "Aveva una tecnica impressionante. Studiava dopo ogni allenamento". Il fantasista: "Provate a dire che è scarso a carte"

“D’Aversa chi? Non l’ho mai sentito. Forse è quello che giocava nel Siena. Ma ha mai allenato?”. Lo scetticismo – comprensibile – serpeggiava e precedeva il suo ingresso in sala stampa, il pomeriggio del 3 dicembre, quando l’attuale allenatore del Parma prendeva il posto di comando a bordo di una nave in mezzo alla tempesta diventandone il timoniere. E conducendola al di là di ogni immaginazione, visto il poco tempo in cui lo ha fatto. Ci sarebbe stato un derby da vincere di lì a due settimane e un campionato da conquistare. Quello di Lega Pro. Dopo due anni e mezzo, dopo 78 panchine, 40 vittorie, 18 pareggi e 20 sconfitte, soprattutto dopo una Serie A afferrata con le unghie e con i denti all’ultimo minuto di un campionato che lo ha visto spesso in bilico, la storia di Roberto D’Aversa è cambiata. E’ cambiata come quella del Parma che adesso combatte per difendere un onore riconquistato anche grazie al suo allenatore, che però non si è scucito del tutto l’etichetta di ‘inesperto’ che viene rispolverata dopo ogni sconfitta. Assieme a  quel conseguente senso di indifferenza che un po’ di gente nutre nei suoi confronti. Lo scetticismo che aleggiava intorno a lui non è andato via del tutto. Con la differenza che prima, a dicembre del 2016, era motivata dalla sua poca attitudine ad allenare – era poca cosa la parentesi di un anno e mezzo a Lanciano, squadra con la quale ha salutato la carriera da giocatore per intraprenderne una nuova che ha portato una salvezza miracolosa in Serie B e un esonero dopo un 3-0 con il Trapani che lo ha schiantato. E lo ha tenuto a riposo per mesi, fino alla chiamata del Parma, dove piano piano, dopo 645 giorni, si sta riprendendo la scena da vincitore. Si sta imponendo, Roberto, uno che ride poco e che trova il modo di essere insoddisfatto anche dopo 13 punti in Serie A nonostante il calendario gli abbia sbattuto in faccia, al primo anno da allenatore in massima serie e alla guida di una neopromossa – nell’ordine – Juventus, Inter e Napoli in otto giornate. 

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SCARAMANTICO - Chi lo conosce assicura che la tensione con cui vive il suo lavoro è tipica di quella di un calciatore, “vi assicuro che lontano dai campi ride parecchio. Anche quando perde. A carte, eh. Quando giochiamo a Tre Sette – dice il suo grande amico Domenico Morfeo, abruzzese come lui -. E’ permaloso, veramente. Provate a dirgli che è scarso… . Perde sempre ma non ammette mai di essere scarso. Crede di saper giocare. A carte non va, gli riesce meglio fare l’allenatore. Vuole vincere sempre, per questo a volte ride poco e tralascia l’aspetto confidenziale. Non vuole abbassare la tensione. E poi è superstizioso. Sapete che va sempre dallo stesso parrucchiere? Se vince una partita e alla vigilia ha mangiato quel piatto, state tranquilli che mangerà sempre quel piatto. E farà sempre la stessa cosa il giorno prima della partita”. Se la ride Morfeo, ex fantasista del Parma che nei pressi del Tardini ha lasciato un ottimo ricordo. Come quello che Roberto D’Aversa ha lasciato in Maurizio Viscidi, l’allenatore che lo ha lanciato nella Primavera del Milan. Il suo primo allenatore dopo la Renato Curi, società di Pescara dove Bob è cresciuto.

TECNICO - “Quando l’ho visto – racconta Viscidi a ParmaToday.it – sono rimasto impressionato. Mi sono detto: “E’ un giocatore da Milan, sono sicuro. Tesseriamolo. Mi è bastato vedere una partita in un torneo. Quando Roberto calcia ti accorgi subito che ha un’ottima tecnica: è intelligente, vede le cose prima degli altri. Ha fatto bene, in quella partita mi è piaciuto particolarmente. E’ stato con me per tre anni, l’ho segnalato ad Ariedo Braida, uno che di calciatori se ne intende… . Io lo facevo giocare sia nel 4-3-1-2 come mezzala destra nel rombo, che come esterno nel 4-4-2 ma non aveva lo spunto del sette tradizionale. Ma aveva un gran calcio. Era un giocatore completo: capacità tecniche, tattiche e un’intelligenza sopra la media per quegli anni. Intelligenza che ha conservato nella sua carriera e che ora riversa sul campo da tecnico. Ho sentito già la storia dell’allenatore fortunato. Ma vi posso dire che uno raccoglie ciò che merita. Il lavoro è alla base di tutto e lui aveva una cultura del lavoro spiccata. Non soffriva gli allenamenti in cui c’era da pensare, in cui c’era da ripetere una situazione di gioco. Era in gamba già da allora e io ho pensato che sarebbe diventato un allenatore bravo. Già allora curava i dettagli, adesso immagino sia maniacale”.

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Le parole di Viscidi sembrano trovare riscontro nel lavoro quotidiano di Roberto, che non è più quel ragazzo portato più a offendere che a difendere. “Mi sento ora come quel padre che dice ai figli – a 18 anni – di stare attenti a non esagerare. Ma loro hanno la testa nelle nuvole. E poi, quando diventano grandi curano ogni dettaglio e diventano genitori protettivi. E io mi diverto a vederli adesso. Roberto ha una cura maniacale di ogni situazione che è incredibile. Sapeva ragionare già all’epoca, era un gradino sopra alla media. Tanto che gli ho fatto fare pure il trequartista, ma lo vedevo meglio come mezz’ala”. Viscidi è un maestro di tattica, la scuola di mister Maurizio – attualmente è coordinatore delle Nazionali giovanili – è rinomata e molto spesso D’Aversa la ricorda con orgoglio, la rivendica durante le interviste. Sentire adesso Viscidi che parla di difficoltà nella fase difensiva da parte di D’Aversa ai tempi del Milan fa ridere. “Eppure è così. Se devo dirvi il perché non sia arrivato a grandissimi livelli da calciatore – pur avendo fatto tanta Serie A – vi dico che era un po’ carente in fase difensiva e aveva poca esplosività muscolare. Non era pronto dal punto di vista della ‘cilindrata’ del motore. Viaggiava a giri bassi. Non aveva una gamba così potemte da reggere i ritmi a un certo livello. Ma aveva una tecnica impressionante. Tutta trasferita nel rigore tattico che utilizza da allenatore. Lo studio dell’avversario deve essere fatto non solo in termini difensivi ma anche in termini offensivi. Se una squadra ha difficoltà di filtrare in mezzo al campo, ad esempio, l’altra deve giocano palloni filtranti in mezzo al campo. Lui è troppo intelligente per non fare una fase. Le fa entrambe e bene, lo dimostra questa classifica”. L’ultima volta che lo ha visto, Maurizio Viscidi lo ha incontrato a Coverciano: “Abbiamo parlato di calcio. Ricordo il suo primo provino con noi: arrivò un pallone che calciò al volo con una tecnica incredibile. Rimasi veramente impressionato. La prima foto che ho di Roberto è quella”.

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