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Il Parma affonda nella piscina del Tardini: le ragioni del ko

Prima sconfitta per i crociati che vanno sotto e non riescono a raggiungere il Brescia

Il Parma non è rimasto a galla nell’acquitrino del Tardini. Contro il Brescia, in un campo inzuppato d’acqua, i crociati si sono arresi alla squadra di Boscaglia che aveva cominciato meglio del Parma e che ha finito per fare festa sotto lo spicchio riservato al migliaio in arrivo da Brescia, quelli che hanno omaggiato il buon Tommaso Ghirardi, loro conterraneo sempre attuale a Parma.

Il passo falso del Tardini, trasformatosi in una specie di piscina, è in ogni modo un simbolo di una stagione che sarà difficile decifrare. A vedere il risultato con un po’ più di freddezza e lucida analisi, Roberto D’Aversa aveva ragione a preoccuparsi alla vigilia e per tutta la settimana. “Mi preoccupa pensare che il Brescia sia una squadra in difficoltà” ha detto sabato e anche qualcosa tipo: “Questa sarà la partita più difficile, peggio di quelle precedenti”. A Collecchio ha cercato di tenere lontane le false aspettative date dai sei punti in due partite e dagli zero gol subiti in 180’ ma domenica, in un acquitrino pauroso (come nel derby più o meno), ha perso qualche certezza, oltre che una partita francamente da sospendere (come il derby, più o meno).

E che è stata decisa da un gol di Ferrante su calcio di punizione battuto da Furlan per gentile concessione del Parma che forse ama complicarsi la vita da sé. Il fallo di Di Cesare, gratuito tra l’altro, con il giocatore del Brescia spalle alla porta, ha generato il calcio piazzato dal quale è scaturito il gol che ha messo sott’acqua i crociati. Di solito, in partite come queste chi segna prima vince (come nel derby) e allora a vincere è stato il Brescia che dal 15’ del secondo tempo in poi non ha più messo il naso fuori dalla metà campo avversaria. Ha fatto fede nel campo pesante e nella frenesia di chi doveva recuperare, nelle palle alte e nel non gioco di una squadra superiore sia tecnicamente che nei singoli, si è messa là dietro a fare a sportellate e a lottare, pregando che il pallone di Di Cesare, sempre lui, andasse fuori di un soffio.

E così è stato. Ma finché si è giocato, va detto, la squadra di Boscaglia ha interpretato la partita con personalità. Ha bloccato gli esterni del Parma tenendoli più bassi del previsto e ha costretto al pressing le due mezz’ali che in uscita lasciavano sempre un po’ di campo e superiorità a Machin e Dell’Oglio, bravi con Ndoj a registrare movimenti e gioco. Le azioni più limpide per il Parma sono scaturite così dai piedi del suo centravanti. Calaiò anche domenica ha fatto l’esterno (vedi palla data a Insigne) e il rifinitore (suo il pallone dato a Di Gaudio fermato poi dalla pozzanghera) ma non ha fatto il centravanti. Perché di occasioni ne ha avute talmente poche (a memoria nessuna) che è stato difficile farsi notare e cercare di cavarci un ragno dal buco. Isolato, con il peso della pioggia e della maglia, con gli esterni che non aiutano e non tagliano dentro, bassi e distanti da lui, Calaiò domenica ha vissuto una giornata sfiancante e frustrante. E non sarà forse l’unica… .

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