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Il Parma fa i compiti a casa e qualcuno è stato fermato nel parco...

Bruno Alves e compagni si allenano 'a domicilio'

La quarantena ai tempi dei social è nelle challenge dei giocatori che si nominano a vicenda e si sfidano a colpi di palleggio con l’intento di far passare il più importante dei messaggi: stare a casa per contenere la diffusione del coronavirus che ha messo in ginocchio il Paese, le industrie, i comparti lavorativi e tutto quanto gira intorno all’economia. E chissà per quanto ancora continuerà a mietere panico in mezzo al mare delle incertezze che riguarda i tempi che vanno per le lunghe, probabilmente. La quarantena, o comunque quello che più somiglia al periodo restrittivo che c’è da osservare in maniera obbligatoria è anche negli allenamenti a casa dei calciatori. Il centro sportivo è chiuso, verrà sanificato per aumentare la sicurezza e permettere a chi tornerà a popolarlo di farlo in tranquillità.

La vera novità per i ragazzi di D’Aversa che non potranno raggiungerlo e quindi dovranno rimanere nelle loro abitazioni è il lavoro che si sono portati a casa. Con l’obiettivo di rimanere il più in forma possibile: un riposo attivo, insomma. C'è chi lavora in 'conforte zone', per modo di dire come ad esempio Bruno Alves, cultore dell’attività fisica e della buona alimentazione, che si dedica alla cura del corpo anche in questa situazione estrema per non perdere il tono muscolare. Aerobica e ‘scale’, delle ripetute che servono a tonificare e potenziare; c'è chi prova con le corse al parco (prima che li chiudessero in città) come Matteo Scozzarella. Aveva provato a raggiungerlo anche Stefano Bruno, che di solito nello staff di D’Aversa è il preparatore addetto al recupero degli infortunati, ma non ce l'ha fatta. Il preparatore si era imbattuto negli agenti della Polizia Municipale che gli hanno imposto il dietrofront.

Un episodio che attesta la criticità del momento che siamo costretti a vivere tutti, indistintamente. Tutti i giocatori però seguono dei piani di lavoro delineati con lo staff tecnico, in attesa che Collecchio venga riaperta e si ritorni alla vita di tutti i giorni. Si teme che questo possa non accadere relativamente presto; il numero dei contagi sale, a oggi sono 88 i casi in più rispetto a giovedì a Parma e in un week end di difficile interpretazione si spera che il passo venga tenuto a freno. Intanto Bruno e compagni lavorano come possono. Aerobica per tutti, pesi e c’è anche qualcuno come Karamoh che nel giardino di casa si distrae con un po’ di basket. Il 18 marzo, mercoledì prossimo, secondo le disposizioni date qualche giorno fa, sarebbe previsto il ritorno a Collecchio che intanto sta per essere sanificata.

Ipotizzando scenari migliori, non è escluso che qualche giocatore possa tornare ad allenarsi nei campi – previa autorizzazione – per smaltire le tossine senza però utilizzare i servizi del centro sportivo, ma solo per mantenersi in forma. Con sei squadre messe in quarantena dopo la positività di Rugani, Gabbiadini e Vlahovic, il 3 aprile si allontana come data indicata per la ripartenza. L’isolamento del Parma non è tanto diverso rispetto a quello degli altri; l’azienda, quello che va oltre la squadra per intenderci, ha utilizzato lo strumento dello smart working fin dalla prima settimana. Nessuna disposizione nuova, solo la speranza di tornare presto alle cose di prima. 

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