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Domenica, 19 Maggio 2024
LA SERIE A

Il trionfo: Man mai visto, Bernabé leader e la mano di Pecchia

Il Parma è tornato in Serie A soprattutto grazie alle idee dell'allenatore di Formia e a una rosa più ampia

Il Parma torna in Serie A con due giornate d’anticipo dopo averla salutata 1095 giorni fa. Nel 2021, la matematica retrocessione era stata sancita a Torino, la notte del 2 maggio a quattro partite dalla fine. Oggi, dopo tre anni, la banda Krause taglia il traguardo del paradiso e regala una gioia immensa al presidente. Una felicità attesa da anni, costata quasi mezzo miliardo di euro. La partita contro il Bari è diventata capace di collegare un Parma incerto (quello delle annate passate) a un Parma grande, capace di dominare il campionato. Il finale thrilling forse non restituisce fino in fondo la grandezza dell’impresa che la squadra di Pecchia ha portato a compimento. Al momento del rigore ribattuto da Iemmello, in Catanzaro-Venezia per il definitivo 3-2 era già scattata mezza festa perché il destino aveva fornito un assist al Parma. Pieno d’ebbrezza, è sceso in campo e si è messo in tasca quello che gli altri hanno lasciato per strada.

Don Fabio 

Un respiro lungo tre anni, concorrenza demolita con numeri record, a partire dalla differenza reti: +31 che segnala l’efficacia nelle due fasi. Il secondo migliore differenziale è quello del Venezia (+23) otto punti di distanza. Da oggi, 1° maggio, Fabio Pecchia è nell’olimpo degli allenatori del Parma. È con Scala (tecnico della prima promozione in Serie A) e Guidolin, al fianco di Roberto D’Aversa, l’ultimo che era riuscito nell’impresa storica. È don Fabio l’artefice del trionfo. Al secondo anno ha migliorato le sue performance, sia a livello tecnico che tattico, ha trasformato un gruppo fatto di tanti giovani interessanti in un una squadra piena di calciatori di un livello superiore per la Serie B. Dando a tutti un’occasione d’oro per crescere e affermarsi. In estate aveva sottolineato a gran voce un ritardo sul mercato perché gli mancava un terzino sinistro e, soprattutto un centrocampista. Le decisioni condivise con tutta l’area tecnica lo avevano visto perdere due totem come Buffon e Vazquez, rispettivamente la guida carismatica e quella tecnica di un gruppo che sarebbe nato sulla delusione di Cagliari e diventato più forte giorno dopo giorno. Chichizola promosso titolare indiscusso in porta, Bernabé con più responsabilità. Estevez al volante ed Hernani copilota, hanno permesso alla manovra di diventare più veloce e verticale. Tutta la squadra ne ha beneficiato. La convivenza tra Man, Benek e Bonny è stata pacifica, esaltata dall’altruismo del francese. Nessuna prima donna, tutti a remare verso un’unica direzione: la Serie A.

Meriti condivisi

Bravissimo Pecchia che ha impastato al meglio gli ingredienti a disposizione, ma gli applausi vanno condivisi anche con l’area tecnica. Questa è un percorso cominciato anni fa, portato avanti dal direttore sportivo Mauro Pederzoli e dal suo team che hanno fatto la spesa al mercato meglio dei colleghi. D’accordo, disponevano di più finanze ma a un certo punto hanno dovuto lavorare con quello che KK gli aveva messo a disposizione. Per reperire giocatori funzionali al progetto. Nessun concorrente, alla fine, aveva in tasca una potenza di fuoco così: un lusso per Pecchia tenere Partipilo in panchina. Un giocatore che sarebbe stato titolare in quasi tutte le squadre di Serie B. Alternative preziose come Sohm, Mihaila, Colak e Charpentier che sarebbero servite come il pane alle inseguitrici. La ricchezza dell’organico ha permesso rotazioni che nella passata stagione forse non erano possibili. Gli esperimenti sistematici tra centrocampo e attacco sono stati valori aggiunti. Quando il rendimento si abbassava, lui alzava la tensione. E la squadra, nuova di fatto nel solo Hernani tra i titolari, andava in verticale. Riaggrediva, riconquistava e ripartiva.

I volti dei protagonisti

Una promozione che ha i volti di Delprato, protagonista di un torneo impressionante per quantità e cose utili. E gol. Quello contro il Pisa al 95’, che ha dato il balzo necessario ai crociati; il volto di Circati, cresciuto a vista d’occhio e diventato più sicuro; Estevez, bussola del centrocampo, Bernabé, leader tecnico. E Dennis Man, eroe atteso dal mondo crociato con sgroppate di una qualità devastante. E’ stata la sua migliore annata, cominciata con 8 reti e un assist nelle prime 14 partite tra campionato e Coppa Italia. Ha superato il suo record di gol in Italia, ha tenuto a lungo il piede schiacciato sull’acceleratore e ha festeggiato a fine corsa. Senza farsi prendere dall’ansia quando non arrivavano i gol, mettendosi a servizio della squadra. La caduta di Cagliari deve avergli fatto bene. Quella notte al Tardini, vissuta senza alzare lo sguardo al cielo, aveva incamerato tutta la delusione possibile per un traguardo svanito in semifinale PlayOff. Ha trasferito consapevolezza anche al resto della squadra con le sue giocate e restituito a Pecchia tutto o quasi quello che era andato perso quella sera. E pazienza se a Bari ha saltato la partita per un problema muscolare. Ha comunque contribuito in maniera tangibile, con 11 gol e 5 assist, a riaccompagnare il Parma in Serie A con due giornate d’anticipo. 

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