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Il momento in cui l'arbitro ha ammonito Baraye - foto di D. Fornari

Il momento in cui l'arbitro ha ammonito Baraye - foto di D. Fornari

Il tacco di Baraye vale la riconferma, il Parma cerca di blindarlo

Il senegalese ha raggiunto quota venti gol in stagione, ha vinto la scommessa con il padre e pensa già al rinnovo, anche se l'interesse dei professionisti si fa intenso

Imola è terra di macchine, di motori, è terra mitica, è terra di un altro sport. Rischiando di cadere nella blasfemia, da domenica, Imola è terra anche di Yves Baraye e del Parma. Perché, nel suo piccolo, il Parma è stato capace di rombare forte, di correre più veloce degli altri, di vincere il suo Gran Premio, (manca una gara, ma quella di ieri è stata parecchio significativa) proprio a un passo dal mitico autodromo dove Ayrton Senna smise di essere Ayrton Senna e divenne il mito che è adesso. Dire altro rischierebbe solo di macchiare la storia di un’icona che attualmente è nell’Iperuranio e guarda, assieme a tanti personaggi dello sport, quello che succede quaggiù. Domenica, per il Parma e per i suoi tifosi, deve essere stata proprio una bella giornata, intensa, perché per come era cominciata,  sotto dopo un quarto d’ora per colpa di quel diavolo di Pasi, ex crociato, che ha portato l’Imolese in vantaggio, la gioia si è raddoppiata, triplicata anzi.

Uno degli eroi di Imola è stato Yves Baraye, che pure fino al 14’ non se la passava benissimo in panchina. Perché la sua esclusione dall’undici di partenza non era prevista, ma Apolloni è così, e fino ad ora ha avuto quasi sempre ragione. Il senegalese ha cominciato a riscaldarsi quando Longobardi ha avuto dei fastidi alla schiena, qualche botta di troppo per il bomber idolo dei tifosi. Nemmeno il ghiaccio ha attenuato il dolore, nonostante la voglia di essere della partita fosse tanta, tantissima, l’attaccante ha dovuto gettare la spugna e lasciare il posto a Baraye. Che ci ha messo una mezzoretta per prendersi la scena e a iscriversi a pieno titolo nella classifica dei gol più belli del Parma. Di tutti i tempi, diciamo così che non dovrebbe offendersi nessuno. Palla di Ricci, scatenato sulla sinistra, carezza di Baraye di tacco, palla sul palo lontano. E’ l’ennesima prodezza del senegalese in questa stagione, la ventesima che gli ha permesso di vincere una scommessa con il padre, sostenitore invece dell’idea secondo cui il figlio non sarebbe mai arrivato a raggiungere quota venti gol. Adesso pagherà felice, perché il ventesimo sigillo è stato di delicata bellezza e rara precisione. Un capolavoro.

I TACCHI CROCIATI - Che si aggiunge a quello di Asprilla, siglato contro la Lazio nella stagione ’95-’96, quando il Parma vinse 2-1 (di Zola l’altra rete del Parma, e Di Matteo il gol dei biancocelesti). E al tacco di Hernan Crespo, nella stagione ’98-’99, che valse il 4-2 sulla Juventus. E ancora alla prodezza di Valdanito contro la Fiorentina, fatta fuori con il marchio di fabbrica dell’argentino, vero e proprio maestro di un movimento a tagliare sul primo palo che brucia il marcatore. Essendo la velocità una dote che non spicca tra le caratteristiche di Crespo, per sua stessa ammissione, l’argentino cercava di anticipare tutti con l’astuzia e spedirla alle spalle del portiere con una genialata delle sue. Che si ripete contro il Bordeaux e contro l’Udinese. E come dimenticare in questa serie di gesti tecnici folli e spettacolari l’esibizione del capitano, Alessandro Lucarelli, nella stagione 2013-2014 contro il Torino, quando di tacco spedì il pallone alle spalle del portiere che ci rimase di stucco. O ancora, sempre in quella stagione, la prodezza di Amauri contro il Milan, a San Siro, che costò ai rossoneri una figuraccia e un 2-4 interno che fece sognare il Parma. Sempre al Milan, sempre di tacco, segnò Adriano. Ama segnò un gran gol anche alla Roma, di tacco. In questa serie di perle, ci va di diritto il colpo dello scorpione di Daniele Paponi, contro il Messina, un gol pazzesco, con un movimento alla Higuita per intenderci, che spedisce il pallone in fondo al sacco. Da domenica, in questa speciale classifica, c’è pure quel mattacchione di Yves Baraye. Perché per fare gol così, un po’ matto devi essere.

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