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Gustavo Ferretti detto El Rulo

Gustavo Ferretti detto El Rulo

A tutto Ferretti: "Io, l'Estudiantes e quel contatto con il Parma...

El Rulo, attaccante dell'Imolese, si confessa a Parmatoday.it

La Plata, barrio di Tolosa. El Rulo comincia lì a tirare i primi calci al pallone, un pallone che lo ha tolto dalla strada, come è successo a molti dei suoi amici. Molti altri, invece, ci sono rimasti in strada, pazienza. Lui si è tirato su grazie ai suoi piedi, alla sua voglia di rivincita e a una famiglia che lo ha supportato. "I miei genitori lavorano come commercialisti, si occupano di immobili - spiega Gustavo Ferretti a Parmatoday.it - e io devo molto a loro". E al fratello, che giocava nella Sambenedettese e grazie al quale è diventato calciatore. "Sabatini, quello della Roma, ai tempi era al Perugia, mi venne a vedere a La Plata e mi portò in Italia. Firmai un contratto con il Perugia in Serie A, quello di Gaucci, per intenderci. Un po' di calcio vero l'ho assaggiato sia lì che a Venezia, a Padova, ma non sono riuscito a sfondare perché, arrivato a 32 anni, se gioco ancora in D, significa che mi piace stare in questa dimensione. Me lo chiedono in tanti, ma a tutti dò questa risposta, e la dò anche a lei". E' deciso Gustavo, tifossisimo dell'Estudiantes di La Plata. Il suo idolo è Veron "uno che ha dato tanto al Parma e al calcio in generale, un grandissimo. A La Plata, guai a chi lo tocca". 

Allora, Gustavo, perché la chiamano El Rulo?

"Mi chiamano El Rulo, perché ho i capelli ricci. Rulo significa riccio".

Le manca l'Argentina?

"Un po', a La Plata ho fatto tutto il settore giovanile. Sono venuto in Italia a 17 anni nel Perugia di Gaucci, poi sono rientrato in Argentina, cose mie e, a 20 anni in Italia, a Chioggia. Da lì Venezia, Padova, Savona, Viterbo. Sempre in Serie D, ho girato mezza Italia".

Perché è rimasto tra i dilettanti lei che, lo diciamo con franchezza, è di un'altra categoria?

"Grazie (ride, ndc). Perché è stata una decisione mia, sono esploso un po' più grand, in ritardo. Durante un ritiro sono andato alla Vigor Lamezia, non mi sono trovato con quella società, ho avuto dei problemi, ho fatto il giro delle squadra".

Ma il Parma l'ha cercata? Dica la verità...

"Ho avuto un contatto con un intemediario, che poi non è stato approfondito. Se ci fosse stata la possibilità mi sarei sentito pronto. A Parma c'è stato solo un sondaggio. Secondo me sono state fatte altre scelte. Ma non è stata una questione economica, non è che non sono andato perché non mi piaceva. Io avrei detto sì, ovviamente. Avevo assaggiato la grande piazza a Padova e Venezia, ma non avrei avuto dubbi su Parma. Mi ha fatto piacere l'interesse, certo".

Com'è vivere a La Plata?

"Non semplice. Ho fatto più partite per strada che non nell'Estudiantes, è stata una vita priva di festa e di compleanni, si salta un po' una parte della tua giovinezza e si diventa grandi all'improvviso. Lasci tanti amici e tanti aspetti della vita sociale che non ti puoi permettere se vuoi fare il calciatore. Quando si faceva un calcetto ad esempio non mi chiamavano neanche. Lo sapevano che non potevo giocare".

Com'è il Barrio di Tolosa?

"E' un quartiere non tranquillissimo. Non è una favela, per intenderci. Le partite tra quartieri sono dure, si menava un po'. Ma ci stava".

Estudiantes o Gimnasia?

"Sono un fanatico dell'Estudiantes, e il mio idolo è Veron. Ci ha dato e vi ha dato tanto, è ben voluto dappertutto. Ho avuto la possibilità di vederlo allenarsi da noi. Quando facevamo allenamento nel settore giovanile, lui si allenava con la prima squadra per tenere il ritmo quando  tornava dall'Europa. Mi ricordo il derby del 2006, quello vinto 7-0, giocava Veron. E' stata una batosta e devo dire che ancora ridiamo degli avversari. Di quelli che ho visto dal vivo invece ricordo benissimo anche quello del '96, quando abbiamo vinto 1-0 con gol Paris,sfilandogli il campionato".

Di Perugia che ricordi ha?

"Quell'anno arrivo in Italia e vado subito in ritiro. La Fifa aveva emanato una legge secondo cui i giocatori non comunitari e minorenni non potavano essere in Italia senza i genitori. Perché il mercato nero dei giocatori era molto diffuso e chi veniva 'scartato' veniva lasciato in mezzo alla strdada. Sono venuto in Italia perché mio fratello maggiore giocava nella Sambenedettese, mi ha portato il suo agente. Pensate che io facevo il difensore centrale. Fino a 19 anni. Poi Sormani, figlio dell'ex giocatore del Milan, mi ha cambiato ruolo e voleva che facessi l'attaccante. Cercavo di trattare bene la palla, ma avevo difficoltà. Poi durante una partita mi ha fatto giocare punta e ho fatto gol, a Chioggia".

A chi somiglia Ferretti?

"Se le dico che somiglio a Batistuta mi ammazza, però posso dire che mi è piaciuto tanto Bati".

Chi è stato il più forte con cui ha giocato?

"Quando facevo il settore giovanile, fino a 17 anni ho giocato contro Tevez. Lui poi era già un fenomeno, di un'altra categoria. Non c'entrava nulla. Tant'è che giovanissimo lo portavano in prima squadra. Addirittura essendo giovane si metteva i parastinchi dietro, sui polpacci, per proteggersi dai calci. 

Che effetto le fa giocare contro il Parma?

"Il Parma ha dimostrato di non meritare questa categoria, sono piazze che non c'entrano nulla in D. Per fortuna ci stanno solo un anno... . A pagare sono i tifosi quando c'è un fallimento, il giocatore se la trova poi una squadra. Per domenica speriamo di avere solo una grande fortuna. Poi, che loro vincano il campionato, è la cosa più giusta".

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