Parma, troppi limiti e poche certezze. Per l'anno del centenario serve rinnovare

La partita contro l'Inter, dove pure si è visto qualche sprazzo di gioco, è stata l'ultima di una serie negativa che dura da troppo tempo. La squadra è scarica, sgonfia e senza stimoli

Kovacic in azione - Tm News Infophoto

Il Parma ha gettato la spugna. Pure l'asciugamano che è custodita dall'allenatore del pugile, solito starsene a bordo ring a guardare il suo allievo ora darle, ora prenderle. Contro l'Inter la squadra di Donadoni (a cui vanno le nostre più sentite condoglianze per la scomparsa del padre), ha subito un colpo da k.o. tecnico, non tanto perché quella nerazzurra è stata una vittoria netta al conteggio delle occasioni, nè tanto per il gioco che ha mostrato, a tratti fluido come i bei tempi, piccoli segni di ripresa. Come un pugile nemmeno tanto suonato, il Parma si è limitato a pararsi la faccia dai colpi, pochi per la verità, che la Strama band cercava di assestargli, senza preoccuparsi di ribattere a sua volta. Solo Biabiany ha avuto sul destro (il piede) il cazzotto del ko, quello che avrebbe potuto stendere l'Inter incerottata dalla testa ai piedi eppure capace di trovare la via d'uscita da un periodaccio persino più nero di quello del Parma. Tutto il resto si è limitato a qualche tentativo oscurato dalla paura di andare a vincere. E non c'è sconfitta più pesante nello sport. E' mancata quella cattiveria nel cercare il risultato, per paura di scoprirsu troppo e offrire i fianchi all'avversario. Il Parma si è accontentato troppo presto del punto prezioso che stava per portare via da San Siro e, al 90' si è ritrovata con la tasca vuota e la bocca asciutta, senza nemmeno quel misero bottino. E nell'incapacità generale della squadra, che non segna da 294 minuti, c'è pure quella mancanza di forza mentale che in certe situazioni stagionali serve ad invertire la rotta. E da qui si capisce che voglia di combattere non esiste, nè si può trovare a cinque turni dalla conclusione di una stagione che aveva illuso quasi tutti e che ora rischia di prendere davvero una brutta piega. "Cerchiamo di non arrivare a Palermo con l'acqua alla gola" - ha detto il mister dopo la disfatta di San Siro. E guai se dovesse subentrare anche la paura di poter fare peggio senza dover nominare qualcosa di lontano...

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ROSA NON ALL'ALTEZZA - Nel dopo partita, la dura e onesta ammissione di Donadoni (ci manca la motivazione per poter migliorare i nostri limiti) suona come una specie di resa. Ma se molla anche il comandante, allora sì che la nave rischia di affondare per davvero. Che la quadra sia sgonfia e senza neppure un briciolo di motivazione beh, è visibile ad occhio nudo. La voglia di combattere sembra svanita nell'aria come i più bei sogni di inizio stagione. Ma non si può pensare solo alle motivazioni. Per quanto Donadoni si sforzi di poter inculcare ai suoi ragazzi un certo tipo di mentalità (almeno combattiva, non vincente), a scendere in campo sono pur sempre loro. E per questo che la ragione va cercata per lo meno anche in altre sedi. E se si dicesse che la rosa non è all'altezza? Beh, nessuno potrebbe offendersi. Senza Paletta, il migliore dei suoi da inizio stagione, la difesa ha palesato tutti i suoi limiti e, alla prima volta che l'Inter l'ha attaccata in maniera ragionata, ha fatto gol con annesso (puntuale) errore dei centrali, troppo fermi e permissivi nei confronti di Rocchi. Sanctacroce passa più tempo in infermeria che in campo, Coda ha dato segni importanti, sa gestirsi e gestire il reparto assieme al veterano Lucarelli, anche lui dimentico a volte del "come si fa". A centrocampo mancano alternative valide e chi c'è, o non fa quel ruolo di professione, (di mezzala autentica, tra i titolari, solo Parolo può dichiararsi tale) o viene adattato dal mister con scarsi risultati in termine di rendimento. Per non parlare degli attaccanti. Il solo Amauri non può bastare. Sansone, autentica rivelazione, ha fatto cose buonissime ed è da lui che bisogna cominciare a tessere la tela centenaria. Fermo restando che il ragazzo ha ancora margini di miglioramento notevoli. Palladino non dà sicurezze nè tecniche e tantomeno fisiche. E Belfodil è ancora tutto da decifrare. E' si un patrimonio della società, come ha detto Leonardi e come conferma Donadoni che continua a punzecchiarlo e a fare quel che può. Ma i patrimoni vanno anche saputi gestire oltre ad essere sfruttati al meglio. La sua involuzione purtroppo continua e, di questo passo, farebbe fatica pure a trovare acquirenti che farebbero fruttare l'investimento. Perché la logica del Parma è quella di trovare dei giocatori da valorizzare. Difficile quindi aspettarsi nomi altisonanti o capaci di far saltare il banco degli abbonamenti nella Stagione con la S maiuscila. Tradotto: Donadoni non ha poi così tante colpe, sta facendo quello che può con i giocatori che ha e pazienza se alle volte gli riesce male. In effetti la svolta la deve dare lui, accompagnato anche dalla voglia di stupire della società, chiamata a fare un mercato intelligente che dia a Donadoni, una delle poche certezze assieme a Leonardi e Ghirardi, una manciata di uomini affamati che sappiano almeno combattere e che non si accontentino del minimo indispensabile. Serve un intervento deciso che miri a tagliare i rami secchi e che dia linfa per far rinvigorire e sbocciare quelli in fiore.

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