La carezza di Zola: "Parma, ne verrai fuori. La squadra? Una piacevole sorpresa"

L'ex talento crociato in esclusiva a ParmaToday.it: "Di questa situazione la cosa che più mi spiace è vedere tanta gente che se ne va senza l'addio dei propri cari"

Gianfranco Zola - foto Ansa

Per spiegare chi è stato Gianfranco Zola in campo può bastare anche un aneddoto: nel Napoli, quello di Maradona per intenderci, il fantasista utilizzava il numero nove. La dieci, che di solito si dà ai giocatori di maggior talento, pieni di estro, era impegnata. Potete immaginare su quali spalle posasse. Ma il giocatore più forte del mondo – proprio lui, il dieci per eccellenza - pensò bene di lasciargliela la ‘sua’ dieci. Correva l’anno 1990, Zola aveva 24 anni, dalla Torres l’anno prima era passato al Napoli e con il Napoli si è affermato con una forza elegantissima nel calcio che conta. Adesso Zola ne ha 54, vive a Londra con la sua famiglia e dai 27 ai 30 anni ha indossato la maglia del Parma. 13 milioni ben spesi per quello che dopo divenne Magic Box, ai tempi del Chelsea: un giocatore pieno di talento come Zola al Tardini si è visto di rado. Classe cristallina, colpi sontuosi al pallone, carezze che sapevano fare male come pugni. Soprattutto quando calciava da fermo. Con lui il Parma ha portato a casa una Supercoppa Uefa e una Coppa Uefa, arrivando a un passo dallo scudetto. Prestazioni che per Zola valsero il sesto posto nella classifica del Pallone d’Oro, vinto nel 1995 da Weah. I tempi d'oro, minacciati dalla pandemia.

Zola, è un momentaccio. Come sta?

“Stiamo bene per fortuna. Come molte altre persone sto cercando di essere paziente rispettando le disposizioni e di vivere momenti migliori. Non è un periodo semplice ma bisogna affrontarlo con serenità, con tranquillità”.

Come inganna il tempo in isolamento?

“Ne ho tanto a disposizione, sono un tipo curioso. Mi piace imparare cose nuove, dedico molto tempo a nuove attività, approfondisco alcune cose che mi interessano, studio e guardo documentarmi. Posso dire di non essermi mai annoiato”.

Cosa si porta dietro di questo periodo nero?

“Ancora non è finito purtroppo. Mi auguro che passi alla svelta. Personalmente ho la mia famiglia vicino, le cose vanno bene per adesso. Resto a casa con loro, questo è un aspetto piacevole perché il tempo per vivere  i miei cari non è mai abbastanza. Però dall’altro lato mi dispiace moltissimo vedere la gente che soffre e che ha perso i propri parenti. Dispiace sapere di molte persone che se ne sono andate senza poter spendere gli ultimi attimi della loro vita senza un saluto, mi fa malissimo. Mi tocca nel profondo”.

Come si sta comportando l’Italia?

“Sta facendo quello che era necessario fare. Come ogni situazione vista dopo si potrebbe dire che avremmo potuto fare quello che abbiamo fatto un po’ prima. Ma non è facile. Io non vivo in Italia, da fuori posso dire che sono state prese decisioni forti perché bloccare un paese non è una cosa semplice. In situazioni difficili come questa però era necessario”.

Parma si sta riprendendo, ma è stata colpita duramente.

“Lo so, leggo e seguo da qui. Mi dispiace molto per Parma, è una città a cui sono legatissimo. Ne è venuta fuori altre volte quando pure se l’è vista brutta, lo farà ancora con la solita dignità che distingue i parmigiani e ritornerà ad essere fiorente e a risplendere come una delle città migliori d’Italia”.

A proposito di Parma, sente ancora qualcuno dei vecchi compagni di squadra?

“Sì, sento Brolin, Sensini e Mussi, recentemente abbiamo anche giocato con Benarrivo e Apolloni. Chiaramente prima del lockdown. Siamo molto legati come eravamo all’ora. Non ci sentiamo ogni giorno, è vero, ma il rapporto è rimasto molto forte, come lo era dentro e fuori dal campo ai tempi. Ogni volta che ci sentiamo è naturale che si parli di sport e di calcio, ma soprattutto di come stanno le nostre famiglie. Quello che conta è che con il passare degli anni il legame resti intatto”.

A proposito di calcio: come giudica il campionato del Parma?

“Molto positivamente. La squadra sta facendo bene, è solida, concreta e ben organizzata. Sono veramente sorpreso ed è una sorpresa piacevole  perché a Parma so quanto il calcio sia importante e quanto conti per la gente la propria squadra”.

In Italia come nel resto del mondo si cerca di trovare un compromesso sicuro per tornare in campo? E’ giusto ricominciare?

“Mi farebbe piacere se il calcio ripartisse, ma il Paese sta vivendo un periodo delicato e per adesso ci sono altre priorità. Ma bisogna pur riprendere dal punto di vista economico per rimettere in piedi ogni comparto. Servono però delle garanzie di modo che la gente possa tornare a lavorare nella più totale sicurezza. Quando tutto sarà programmato, dopo che ogni settore sarà messo a posto, anche il calcio potrà riprendere”.

Il taglio degli stipendi è un segnale che qualcosa sta cambiando per davvero nel mondo del pallone?

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“Il calcio e i calciatori sono sensibili. E’ un gesto responsabile che dimostra comunque una presa di coscienza del problema. Con il contributo di tutti si ritornerà alla normalità. Non è un processo che avverrà dall’oggi al domani, ma da qualche parte bisognerà pure ricominciare”.

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