La ricetta di Bordon: "Occhio ai carichi, bisogna ripartire, non possiamo vivere in eterno così"

Il preparatore atletico ex Parma: "L'aspetto mentale farà la differenza, può essere fondamentale chi ha giocato meno"

Foto dal web

Da Parma Claudio Bordon è passato due volte. Nell’epopea di Tanzi ha fatto parte del club per tre anni e nella parentesi Guidolin ha lasciato buoni ricordi: “Parma? Bell’esperienza – ha detto a Parmatoday.it –“. Bordon è stato anche a servizio dell’Inter di Moratti, allenando i muscoli di Ronaldo, il brasiliano che al tempo sfrecciava in lungo e in largo, seminando il panico ovunque. Un altro calcio. Adesso il pallone è fermo, morde però il freno per ripartire.

Bordon, quando si riparte?

Ci si deve fidare degli epidemiologi e degli scienziati, ultimamente c'è stata un po' di confusione. Bisogna vedere qual è il trend statistico e l’andamento della curva epidemiologica. Non ci devono essere rischi per nessuno, ma siamo in un periodo nel quale c'è una possibilità di vedere la luce dopo giorni di buio. Quindi sarei portato a dire che bisogna ripartire. Lo sport ha effetti sociali importanti, oltre che economici,  incide molto anche a livello psicologico”.

Quindi bisogna correre il rischio.

Bisogna correrlo, non possiamo vivere all'infinito in questa situazione. Ci vuole prudenza e attenzione, le disposizioni attuali mi sembra siano sicure, per adesso andiamo avanti con i lavori individuali che ti portano a guadagnare un po' di tempo. Un professionista di alto livello non credo sia stato con le mani in mano nel periodo immediatamente precedente alla parziale riapertura. I mezzi a disposizione degli staff tecnici e ci hanno permesso di monitorare da vicino quello che potevano fare i da casa i calciatori. Non partiranno da zero”.

Come si riparte a livello atletico?

Sarà importante iniziare per gradi, fino ad arrivare a una progressione importante per evitare di fermarsi subito. Parecchia attenzione servirà nell’evitare carichi di lavoro, perché i regimi saranno differenti dopo due mesi in cui hai lavorato a bassa intensità. Direi che non è così grave a livello atletico la situazione, si tratta di effettuare una piccola preparazione per pochi giorni. Si ripartirà normalmente”.

Quanto è alto il rischio di infortuni?

L’infortunio fa parte del calcio. Se intendiamo traumi muscolari beh, ci possono essere perché ci sono cambiamenti di regime. Sicuramente evitando eccessivi carichi si evitano poi anche ricadute muscolari. Attenzione, quando parliamo di carico intendiamo il minutaggio e l’intensità del lavoro. Un conto è fare sprint a intensità bassa, un conto è farli a intensità medio-alta. Quando si inizierà a fare il lavoro con la palla ci sarà un progressivo aumento dell’intensità. Poi ci sono sempre stati gli infortuni, quando inizi una preparazione lo include in automatico. Oggi il livello degli atleti della Serie A si è alzato moltissimo, la preparazione è importante. Bisogna dare atto alla bravura degli allenatori e degli staff composti da tante persone che collaborano con gli allenatori. I calciatori hanno svolto i loro lavori per mantenere una condizione di base ottimale. Bisogna fare attenzione però, ci sarà un livellamento perché tutti partiranno dallo stesso piano. Nessuno è avvantaggiato sugli altri”.

Dal punto di vista mentale come bisogna agire?

Con gli strumenti di oggi, attraverso la tecnologia, riusciamo a tenere monitorata ogni attività svolta dai calciatori. Conosciamo lo stato fisico dell’atleta, ma non sappiamo in che misura incida la paura o l’ansia che si può avvertire nei confronti di questa pandemia. Una cosa personale a cui non saprei risponderle. Porrei l’accento sulla rosa a disposizione di ogni allenatore: la scelta può aiutare non solo a livello fisico, anche a livello mentale. L’allenatore ha la possibilità di fare un’intelligente turnover. Chi ha collezionato un minutaggio diverso fino a qui può risultare decisivo. Diventa molto interessante dare spazio e attenzione a quelli che giocano di meno”.

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