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Mate, Play Satione e football: il mondo di Schiappacasse

Il nuovo numero dieci del Parma ha portato freschezza a Collecchio, dopo il clima pesante maturato nel week end per la terza sconfitta in quattro gare

Dal nostro inviato 
COLLECCHIO -
Il Parma ha un nuovo numero dieci che, per qualche giorno, concentrerà su di sè tutta l'attenzione e la curiosità dei tifosi. Per un po' non si parlerà del momento nero dei crociati, che in quattro settimane hanno raccolto un punto e sciupato due match ball importanti per la salvezza. L'obiettivo resta ancora ampiamente alla portata, adesso che il Bologna ha perso con la Roma le partite si sono ridotte e il margine è rimasto intatto dalla terzultima, ma c'è bisogno di una bella sterzata. Basterà Schiappacasse per restituire il sorriso a Roberto D'Aversa? No, ma di sicuro ha portato con sé una scia di entusiasmo e curiosità che ha spinto anche i tifosi ad appollaiarsi sulla tribunetta del centro sportivo di Collecchio, dove El Chapa è arrivato martedì di buon mattino per il tour della struttura.

Familiarizzare con il gruppo dopo un Sub20 da protagonista giocato sotto i 40 gradi del Cile è l'unica cosa che adesso ha in testa Nicolas, che ha scelto la numero dieci, lasciata libera da Ciciretti e si è messo a disposizione del tecnico D'Aversa che ha parlato con lui prima di pranzo per spiegargli qualche concetto basico: come gioca il Parma, cosa pretende da lui. Stop. Concetti chiave che magari El Chapa, potrà mettere in pratica già da domenica, contro il Napoli. La prima convocazione dovrebbe arrivare proprio nel big match del Tardini, dove ancora Nicolas non si è recato. Una capatina da fuori, al suo arrivo in Hotel, poi dritto a Collecchio. Sta cercando casa, vorrebbe vivere in centro per stare a contatto con la città, per sentirla da subito e ambientarsi.

L'uruguaiano sanguigno, che si porta dietro l'apellido di famiglia (anche il padre, di chiare origini italiane si fa chiamare El Chapa), vorrebbe sentirsi parte integrante del club a partire da subito. I mezzi tecnici non mancano: corsa, dribbling forza le sue prerogative, dice di voler un giorno somigliare a Cavani o Suarez, due attaccanti che hanno fatto la storia dell'Uruguay e che attualmente scrivono anche quella del calcio, in genere. El Chapa ha scelto la dieci proprio per avvicinarsi - in maniera responsabile - ai suoi miti, che segue dai tempi dei campi sterrati a Montevideo, in periferia. Casa sua è piena di foto che lo ritraggono in ginocchio mentre abbraccia un pallone.

La prima foto con il suo migliore amico Nicolas l'ha scattata a quattro anni, da allora ha sempre vissuto di calcio. Pallone. Anche alla Play Station solo calcio, al massimo un po' di basket. Ma Fifa è sicuramente la sua saga preferita. In compagnia di un buon mate, la bevanda sudamericana per eccellenza che strega tutti, anche qualche occidentale. Una specie di rituale molto sentito dai latini, un intruglio che si consuma prima, durante e dopo la partita, allenamenti e serate di relax. Nicolas S, come probabilmente scriverà dietro la maglia, è un ragazzo legato alle sue origini, alla famiglia e ... all'Atletico Madrid che avrebbe fissato già una clausola per impedirne la fuga: milionaria, dicono in Spagna. Si rassegni dunque Daniele Faggiano che crede fortemente nella sorpresa del Sub20, che ha sul collo delle ali tatuate, oltre a numerosi disegni che ritraggono lati della sua personalità. Spiccata, esuberante. Toccherà a D'Aversa frenarne gli impeti. 

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