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Lunedì, 30 Gennaio 2023
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La rivoluzione lenta di Liverani: Parma ultimo per tiri in porta

Penultimo per possesso palla nella metà campo avversaria, Gervinho è il capocannoniere e ha calciato in porta solo 7 volte. Inglese una. I numeri di una sterilità offensiva che preoccupa

Per le rivoluzioni in genere serve tempo. “Non si esportano – diceva Che Guevara - ma nascono in seno ai popoli”. Potremmo traslare il pensiero di una delle icone del secolo scorso anche in ottica Parma, senza rischiare di esagerare andando fuori tema. La rivoluzione di Fabio Liverani, quella tecnico-tattica, non ha attecchito ancora, dopo dieci partite. E se è vero che non si esportano, le rivoluzioni, il tecnico romano farà bene a verificare se il senso profondo del cambiamento arde nei suoi giocatori. Che alla fine sono gli interpreti del suo pensiero, una protesi dei suoi modi di intendere il pallone. A leggere numeri e atteggiamenti, sembra che il suo acume tattico ristagni e non riesca a penetrare in fondo.

I quattro punti di vantaggio sulla terzultima sono un margine tuttavia buono, onesto per vivere serenamente la vigilia di San Siro, data di inizio di un ciclo voluminoso e denso di gare che sfocia in un calendario non semplice. Almeno sulla carta. Magari sulla lavagna del centro sportivo di Collecchio, Liverani terrà in vista l’impresa sfiorata contro l’Inter, ricordando alla sua truppa che nessuna battaglia ha l’esito scontato. Con una media di un punto a partita, il tecnico entra nella settimana chiave sapendo che ci sono da migliorare varie situazioni.

Il calcio propositivo, quello evocato all’inizio dell’avventura, non si è mai visto se non a sprazzi. Molti di questi impedimenti sono da ascrivere alla mancata preparazione, all’impossibilità di imprimere nelle menti dei giocatori concetti nuovi, al poco tempo a disposizione per provare a modificare le abitudini di una rosa ancorata ai vecchi principi, della maledetta pandemia che ha decimato il Parma all’inizio soprattutto e ai ritmi frenetici di un campionato che rimane il più strambo di sempre. Indecifrabile sia in testa che in coda. Ma a leggere i numeri, c’è poco da stare tranquilli. La squadra di Liverani è ultima per tiri: in dieci partite sono 75, appena 28 quelli finiti in porta. E il capocannoniere Gervinho (quattro gol) è quarantesimo nella classifica dei calciatori che hanno tirato di più verso i portieri avversari. Sette i tiri dell’ivoriani, come quelli di Destro del Genoa, che ha realizzato un gol in appena 204 minuti. In media, l’attaccante del grifone gioca 20,4 minuti a partita. Gervinho di minuti ne ha giocati 735, ha saltato solo la prima con il Napoli ed è partito sempre titolare.

Se Gervinho è a quota sette tiri, Roberto Inglese è a quota uno, e nella classifica è 213esimo. Sintomi di un malessere offensivo, non abituale per un allenatore che fa della fase d’attacco il marchio di fabbrica. Al netto dei problemi che gli vanno riconosciuti, Liverani non è riuscito a trasmettere la sua filosofia di gioco. Questo lo si può affermare, comprovato dal nervosismo dei giocatori che sfocia alla domenica (negli stadi vuoti si sente molto di quello che accade in campo) in rimproveri scambiati vicendevolmente. Ultima per tiri in porta, penultima per assist (6, il Crotone ultimo con 2), è penultima anche per possesso palla nella metà campo avversaria: una media di 8’47’’. Ultimo è il Benevento, con 8’03’’. Inzaghi è riconosciuto come un tecnico ‘speculatore’, che si basa sull’avversario. Ma Liverani ha numeri simili, è dovrebbe avere nel dna altre caratteristiche. Per le rivoluzioni serve tempo, d'accordo, ma bisogna accelerare.

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