rotate-mobile
Domenica, 29 Gennaio 2023
Sport

Nemici no, rivali sì: Faggiano ritrova il suo Parma

Lunedì l'attuale direttore sportivo del Genoa contro la squadra che lo ha lanciato: dalla simbiosi con la proprietà al brusco addio. Restano i colpi e le vittorie

Sarà strano scendere in campo e non essere dalla stessa parte. Soprattutto dopo che per quella parte hai lottato per quattro anni della tua carriera: una vita, per i tempi compressi e asincroni del pallone. Sarà insolito per Daniele Faggiano voltarsi e guardare che al di là del guado ci saranno gli amici. O quelli che per lungo tempo lo sono stati, gente con cui ha condiviso ore, pranzi e cene, alterchi e frizioni, sofferenze, gioie e trionfi.

Gente che adesso lotta per gli stessi ideali, in fondo: la voglia di salvarsi e l’ambizione di affermarsi. I punti. Resi pesanti da qualche strascico consumatosi in piena estate, la più movimentata dell’ultimo Parma. Dalla simbiosi con la città, l’ambiente e la proprietà, alla divergenza di vedute e qualche incomprensione che l’hanno portato ad andare lontano dal ducato, a capire che probabilmente il suo ciclo a Parma era finito. Scelta che forse maturava da tempo, o forse no. Cose che succedono, normali, nel calcio.  

Parma, in fondo, è stata un pezzo della sua vita, la sua casa: la sua visione totalizzante ha circondato a lungo il perimetro di Collecchio, ha aleggiato per tempo al centro sportivo, base operativa del direttore che assieme alla proprietà e all’allenatore Roberto D’Aversa, è riuscito a entrare dalla porta principale nel calcio italiano che conta. E pensare che ai tempi della prima rivoluzione crociata, novembre 2016, Faggiano era un solo uno tra i tanti nomi nel taccuino dei sette soci. Un direttore sportivo che stava muovendo i primi passi in Serie A. Nel Palermo di Zamparini. Dal quale si è dimesso, lasciando in rosanero speranze e ambizioni di crescita per accettare il progetto Parma. Il giorno della firma aveva un aereo che avrebbe dovuto portarlo a Brindisi, da Verona. Aereo che poi perse, volutamente. Avrebbe di li a poco trovato il Parma, l’occasione per affermarsi e farsi notare. Il Parma che in quei giorni salutava la sua storia sollevando dall’incarico gente del calibro di Nevio Scala, Lorenzo Minotti e Gigi Apolloni. Per mettere le proprie sorti in mano a un ragazzo del quale si parlava già bene, che godeva di ottime referenze, ma rimaneva pur sempre un giovane di 38 anni. Per il calcio a 38 anni sei giovane, pensate a Bruno Alves che ne ha 39 e gioca ancora.

Bruno Alves, il primo acquisto di Faggiano per inaugurare la campagna di Serie A. Era l’estate del 2018, assorbita dalla voglia della città di fare festa per lo storico traguarda raggiunto. Un estate tiepida però, resa tale dall’incertezza della categoria. Mai nessuno, come il Parma, è sceso agli inferi risalendo così in fretta. Impresa storica, minata dall’antipatico caso sms: si risolse tutto in una bolla di sapone, il sospiro di sollievo di tutta la città fu talmente grande da spingere con forza il Parma fino a una salvezza quasi miracolosa. Bruno Alves fu il capitano della nave che attraccò senza neanche troppi patemi. Bruno Alves, bucaniere da 650 partite da professionista, eroe in patria, con l’Europeo conquistato al fianco di Cristiano Ronaldo in tasca, il Portogallo gli rende ancora gloria, razziatore di successi dalla Turchia alla Scozia, passando per la Russia e la Grecia. Convinto in un ristorante alle porte di Collecchio, Il Granaio, con davanti prosciutto, formaggio e tortelli. Si racconta che quella fu una delle rare sortite offensive (nei confronti della sua dieta maniacale) di Bruno Alves a tavola, convinto da Faggiano in pochissimo tempo: e pensare che cercava un terzino sinistro, quell’Antonelli che da Parma era già passato. E’ arrivato Alves, in un’operazione lampo che ha sbaragliato la concorrenza di altri club, sotto il segno della promessa di una fascia da capitano.

Anche Roberto Inglese ha firmato in un ristorante, Le sorelle Picchi, in pieno centro. Erano i po’ i suoi luoghi, quelli dove si sentiva più sicuro, lontano da occhi indiscreti. Segno che Faggiano si muoveva all’interno di un perimetro delimitato, fatto di conoscenze e rapporti umani. Fidati. Modi ed espressione seriosa ricordano i direttori sportivi di un tempo, quelli tutti d’un pezzo. Dietro alla barba incolta e all’espressione da duro si nasconde un ragazzo dai modi gentili che conserva i tratti distintivi da uomo del sud. Dall’accento, marcatamente salentino, fino alla scaramanzia che ne accompagna i gesti più impervi nel suo mondo del pallone. E non ditegli che è fatta quando ancora non c’è la firma… Quella di Gervinho è arrivata in 24ore. Il tempo di prendere un aereo dalla Cina per atterrare a Milano e sedersi in un ristorante, sempre lo stesso, per parlare vis a vis con l’ivoriano. Dopo lo scambio di messaggi e la decisione nel portare avanti la trattativa, con l’appoggio incondizionato di una società che ha reso possibile tale impresa, Faggiano ha portato avanti l’idea rivoluzionaria di restituire al calcio un giocatore che molti davano per finito. Come? Pungendolo nell’orgoglio, e responsabilizzandolo quando le cose andavano male.

Colpi, qualche fregatura che gli è rimasta sullo stomaco di giocatori che hanno reso parecchio sotto le aspettative e un addio improvviso al mondo Parma, che lo ha adottato e lo ha fatto sentire grande. Dandogli l’opportunità di lanciarsi nel calcio che conta. Politico, diplomatico del pallone. Faggiano da lunedì sera sarà anche un avversario, ma forse mai un nemico.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Nemici no, rivali sì: Faggiano ritrova il suo Parma

ParmaToday è in caricamento