Giovedì, 23 Settembre 2021
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Numeri da retrocessione: nei secondi tempi il Parma non segna mai

Su dieci partite, nel 2021 (due con Liverani, otto con D'Aversa), zero gol segnati nei secondi tempi. Quelli subiti sono 13, ma non si spiega solo così il calo di tensione

C’è un dato tra quelli negativi che sta indirizzando il 2021 del Parma che fa spavento. Nell’anno nuovo, in dieci partite, i gol segnati nei secondi tempi sono zero. Indicativo di una situazione che è ormai sfuggita di mano. Nell’ottava gara con Roberto D’Aversa alla guida, è arrivato il terzo punto, a fronte di un’inversione di marcia visibile, almeno a sprazzi, ma non certo decisiva per accelerare e rimanere sulla carreggiata che porta alla salvezza. Che diventa a questo punto un miraggio. Le cinque sconfitte, quattro consecutive, confezionate con l’allenatore del miracolo, si somigliano molto. Per certi versi hanno diversi punti in comune: sfiducia, condizione fisica precaria, gol concessi con facilità, difficoltà nel cercare la porta avversaria (un gol, quello di Verona). Sembrava essere cambiato il vento dopo il primo tempo con l’Udinese, ma l’illusione, domenica scorsa come ieri, è stata spazzata da un secondo tempo passato a scacciare le paure, alla ricerca della palla pesante da sparare lontano da Sepe, che para poco eppure subisce almeno due gol a partita.

Non è solo in termini di punti, è soprattutto sul peso del morale che i quattro punti gettati al vento tra Udinese e Spezia, pesano sull’animo rassegnato del Parma, incapace di dare un senso a questa stagione che sa di impresa al contrario. Dopo Spezia, sono 16 i punti persi da situazione di vantaggio, 9 di questi con D’Aversa sulla panchina. Quella con lo Spezia è stata la quarta partita su otto in cui il Parma è riuscito a passare in vantaggio. E se non lo tieni, è evidente che qualcosa non vada. E non può essere un principio di condizione fisica, visto che la squadra ha finito in crescendo. Al contrario di come poteva sembrare le prime volte, quando al suo arrivo D’Aversa ha trovato giocatori scarichi fisicamente, oltre che depressi nel morale, questa volta il tarlo è nella testa dei calciatori.

La quarta rimonta è frutto di una mancanza di fiducia nei propri mezzi, di un atteggiamento che non garantisce tenuta completa dal punto di vista mentale, di una squadra che si è persa nelle sue incertezze mosse da inquietudini di una retrocessione non preventivata, dalla poca incidenza di chi entra dalla panchina ma non nella partita. E di secondi tempi – appunto – non all’altezza. Perché non si spiega altrimenti il calo fisico, tecnico e tattico nella seconda parte di quasi tutte le gare. I numeri inchiodano D’Aversa e i suoi: la panchina non dà forza, l’atteggiamento di abbassarsi troppo – a volte per volere dell’allenatore, altre per un inconscio timore di arrivare alla meta – non ha pagato e le occasioni sprecate di sicuro stanno diventando parecchie. Sottoporta soprattutto, che poi sono quelle che si riflettono su una classifica impietosa. A fronte degli zero gol segnati nei secondi tempi, sono 13 quelli subiti, sui 22 complessivi. Più della metà.  A questo punto diventa fondamentale rispondere all’interrogativo posto da Kucka a fine gara: “Riusciamo a giocare 70 minuti, poi smettiamo e poi ricominciamo alla fine. E’ una cosa che ci chiediamo, non so perché succede”.

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