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Frena il Parma: a Palermo un pari senza reti

La squadra di Pecchia non sfonda al Barbera sotto gli occhi di Krause: una vittoria con il Lecco potrebbe non bastare per sancire il ritorno in Serie A

Meno sette, dalla matematica promozione. Ma la festa potrebbe scattare anche prima. Chiaro che non dipende più solo dal Parma. Servono buone notizie dalla laguna. Il Venezia è oggi a -9 ma deve giocare contro il Lecco. Lo stesso avversario che potrebbe vedere da vicino il ritorno in Serie A del Parma che a Palermo non va oltre lo 0-0 confermando le difficoltà storiche di battere a domicilio i rosanero. Eppure qualche tentativo la squadra di Pecchia l’ha creato. Ma senza gloria. Il pari senza reti è figlio di una gara spezzettata, molto tattica e tanto prudente che segnala la voglia di non perdere da parte di nessuna delle due squadra. Il derby di Krause diventa noioso e vive di sussulti, ma il patron americano, in attesa di tagliare il traguardo e sbarcare nel calcio che conta, ha assaporato una bella sensazione: tornare nella sua Sicilia per vedere il suo Parma all’opera. Quello che resta è, fondamentalmente, un altro passo in avanti verso l'obiettivo. 

Pecchia lascia Hernani in panchina e rinuncia a un attaccante ‘vero’ per cercare di sfondare il muro a quattro di Mignani che trema solo un paio di volte in un primo tempo ‘lungo’ per l’infortunio brutto occorso a Di Mariano: taglio profondo tra tibia e ginocchio dopo lo scontro con Estevez. Buttaro al suo posto. Ok la leggerezza invocata da Pecchia a ogni vigilia, ma se è quella mentale è un vantaggio, se è quella offensiva no. Perché l’attacco ‘piuma’ con Mihaila supportato da Man, Bernabé e Benek, è un esperimento che non ha funzionato. Infatti, al 45’, entrerà Charpentier. Le due squadre partono piano, si studiano e cercano di ferirsi l’un l’altro con le loro armi migliori: palleggio e rapidità. 

Ma non ci sono tanti rischi, solo un paio di interventi di Pigliacelli su tiri di protagonisti che non ti aspetti: Di Chiara prova a essere profeta in patria con un sinistro deviato allungato in angolo dal portiere del Palermo, poi è toccato a Delprato esaltare il numero uno rosanero. La squadra di Pecchia prova a liberare spazi abbassando Estevez nella costruzione a tre e provando a raggiungere gli esterni, accentrando Mihaila e Benek (a turno) per l’inserimento dei centrocampisti. Non c’è una punta vera in campo e si sente: la manovra ristagna e senza un riferimento in attacco, capace di giocare spalle alla porta e lavorare palloni per i raid dalle retrovie, si creano poche occasioni. Il primo tempo finirà con due tiri nello specchio della porta, entrambi  tentati da due difensori. Nonché dall’altra parte, con addirittura due centravanti di ruolo, le occasioni fiocchino. Circati e Osorio ingaggiano bei duelli con Mancuso e Brunori, esaltandosi nell’uno contro uno e togliendo ai due nove spazio e profondità. È una difesa di squadra quella di Pecchia, che concede una breccia solo una volta: Mancuso mastica il destro e costringe Chichizola a deviare il pallone (35’). Per il resto, la squadra sale bene mettendo in fuorigioco gli uomini di Mignani che, nel secondo tempo, passano i primi cinque minuti nella propria metà campo. Pecchia pesca dalla panchina ‘la pantera’ Charpentier e lascia Cyprien nello spogliatoio. Bernabé fa un passo indietro e cede la trequarti a Mihaila. Il Palermo esce solo al minuto 51’, dopo tanta sofferenza e qualcosa crea. Ma è poco per impensierire Chichizola. Che viene graziato anche da Buttaro sull’unica sbavatura della retroguardia crociata. 

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