La 'vendetta' di Miglietta: da punto interrogativo a punto fermo del Parma 1913

Il centrocampista sta sovvertendo le gerarchie e convincendo Apolloni con grandi prestazioni. La società punta molto su di lui, e sta già lavorando per il prossimo anno, quando Cris sarà uno dei pochi da cui si ripartirà

Dal nostro inviato

PARMA - Crocefisso di nome e di... fatto. Perché quando Miglietta è arrivato al Parma, nell'umida estate del 2015, è stato preceduto da un'etichetta scomoda che ha fatto pure fatica a staccarsi di dosso. E' arrivato in crociato con la fama dei piedi raffinati e la testa che pensa veloce. Certo, non un fulmine di guerra, ma ha delle caratteristiche importanti tali per cui Cris potrebbe fare bene anche in una Lega Pro. L'esigente pubblico di Parma lo ha beccato nelle prime uscite, perché francamente, tutte queste qualità il Miglio (non tanto verde, ormai) non le ha mai mostrate. Di contro si è fatto notare per la lentezza e i ritardi nelle coperture, per aver gestito male il pallone e, soprattutto, perché si arrovellava da solo a sbrogliare certe situazioni senza credere nel passaggio facile, nel tocco al compagno vicino. Se ci mettiamo di mezzo qualche infortunio, per un problema muscolare di strana entità che per fortuna sua e del Parma è stato superato brillantemente, si capisce perché Miglietta sia abbia faticato ad entrare nel cuore della gente. E in quello di Apolloni che però lo ha saputo aspettare, rimproverare e inserire.

Eppure aveva finito da poco i festeggiamenti per un campionato vinto con il Novara, in Lega Pro, campionato in cui aveva giocato una ventina di volte senza riuscire a segnare. La Promozione in Serie B, la rescissione del contratto nell'ultimo giorno utile per le trattative, il 31 agosto, l'approdo al Parma. Una tappa importante della sua carriera, anche se arriva nel momento di minimo splendore, perché il Parma ha appeal ma è pur sempre tra i dilettanti. E non sempre è facile per i calciatori scegliere di misurarsi in categorie inferiori e, di conseguenza, guadagnare meno soldi di quelli che guadagnavano l'anno prima. Nel calcio, purtroppo, i soldi sono importanti, fondamentali, come nella vita, ma per fortuna non rappresentano tutto. Non per Miglietta, un ragazzo della provincia di Brindisi che ha cominciato a giocare a pallone vicino casa sua. Prima di passare alle giovanili dell'Ancona e farsi due begli anni di Promozione, un campionato che gli è servito e lo ha temprato. Per bene. Il calcio vero lo comincia ad assaggiare quando va in C1 al Teramo, poi di li, dal 2005 al 2011, cambia la bellezza di sette squadre, (Fermana, Ancona, Padova, ancora Ancona, Arezzo, Taranto e Atl. Roma) prima di accasarsi alla Ternana, con la quale vince un campionato di Lega Pro e ci resta per tre anni. Diventando una specie di semidio, perché li a Terni, qualcuno ha pensato bene di dedicargli pure una via... . Soprattutto dopo la vittoria del campionato di Lega Pro che ha portato in B la squadra rossoverde. Due mesi alla Spal, dalla quale è andato via per problemi mai risolti con l'ambiente, poi Novara e vittoria anche qui del Campionato di Lega Pro. Due anni e discesa in D, anziché risalita, come prima, quando, invece di fermarsi a Terni, è retrocesso in Lega Pro con il Novara. Scelte, scelte di vita e scelte non sue, che puntualmente ti portano a cambiare, a stravolgere una squadra quando vinci e cerchi di ridurre i costi. E di svecchiare la rosa.

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La sua avventura al Parma è cominciata con qualche problemino. Non era perfettamente in forma, non era nemmeno tanto d'accordo nelle scelte di Apolloni, che lo vedeva poco all'inizio anche perché quei mostri sacri di Giorgino e Corapi era difficile scalzarli. Certi equilibri non si toccano, nemmeno si minano. Per questo, Miglietta faceva panchina e faticava a giocare ed entrare negli schemi. Qualche lamentela, quando uno scende dalla Lega Pro per andare in D e non gioca, è normale. Qualche pressione in nome dell'esperienza, ma sempre con educazione. Fino alla chiamata di Apolloni che gli ha trovato lo spazio giusto nel momento giusto. Corapi si alza in una posizione di trequartista per fare posto a Miglietta, uno che detta i tempi, che sa fare gol e all'occorrenza sa anche mettere in condizione il compagno di segnare (vedi Baraye contro il Villafranca), uno che ha personalità e che sa fare anche la fase difensiva. Uno su cui puntare anche l'anno prossimo perché al pallone da del tu. La dirigenza lo ha atteso, Apolloni ci sperava. Ora tocca a lui che intanto ha trasformato il punto interrogativo in punto... fermo. Forse anche per la Lega Pro.

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