Parma, a Bari senza Calaiò

L'Arciere potrebbe saltare anche la trasferta in Puglia dove è severamente vietato perdere altri punti per strada

Emanuele Calaiò - foto D. Fornari

A Bari senza Emanuele Calaiò. Almeno questa è la sensazione oggi, dato che l’attaccante di D’Aversa continua nel suo programma personalizzato mirato a ridurre la lesione al polpaccio mancino che lo ha bloccato dopo la vittoria contro l’Ascoli. Il tecnico non vuole certo rischiare anche perché l’Arciere è l’unica punta prossimamente a disposizione, dato che per Ceravolo ci sono tempi ancora lunghi (ma neanche troppo, vista la velocità con cui sta progredendo il recupero) e Nocciolini in questo momento non è nella lista dei ‘preferiti’ per sostituire Calaiò. Fino ad ora l’apporto dell’Arciere è stato fondamentale dato che i suoi 5 centri (una doppietta a Cittadella) hanno fruttato buona parte dei punti che fino a qui ha collezionato la squadra di D’Aversa. Oltre ai gol è stato determinante anche in fase di manovra e di assistenza ai compagni, tanto che il tecnico lo ha reputato imprescindibile per i suoi schemi e adesso che non ce l’ha – forse – lo rimpiange, anche alla luce degli ultimi risultati che hanno detto due cose: oltre a confermare il fatto che il Parma debba crescere e diventare più cinico sottoporta (al netto delle occasioni create è sempre poco quello che si riesce a raccogliere), i due punti in due gare sono testimonianza diretta di come si fatichi a trovare il gol soprattutto contro squadre che si mettono dietro e aspettano.

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Nelle ultime uscite, soprattutto nella partita con il Cesena, si è avvertito chiaramente il bisogno di un giocatore offensivo che si sobbarcasse il lavoro sporco. Baraye lo ha fatto, ma non sempre ha avuto modo di eseguirlo con efficacia dato che le due colonne della difesa bianconera erano fisicamente il doppio del senegalese che ha altre doti: sprint e rapidità. Qualche pecca nel controllo di palla – imperdonabile per un giocatore della sua tecnica – ma il meglio di sé Baraye lo dà nello spazio. E di spazi stavolta ce ne sono stati pochissimi. I gol si possono comunque segnare in più modi (l’Empoli allo stesso Cesena gliene ha rifilati 5, ad esempio. Altra partita, altre analisi...) ma sabato i crociati sono andati a sbattere più volte contro il muro eretto da Castori che si è portato a casa un punto che sa di vittoria per non aver tirato mai in porta. Resta però il fatto che quasi ogni volta che il Parma è chiamato a fare la partita pecca: si sa che la squadra di D’Aversa in questo momento riesce a dispensare buon calcio e gli avversari sono pronti a serrare i ranghi e a concedere pochissimo, giocando sugli errori dei crociati. Tattica spesso utilizzata dal Parma che – come tutte le squadre dotate di giocatori veloci e abili a ribaltare il fronte – preferisce giocare di rimessa. Non è un problema, ognuno condisce i piatti con quel che ha. Evidentemente nella dispensa di D’Aversa non c’è tanto altro per proporre qualcosa di diverso. Eppure il tecnico assieme al suo gruppo resta attaccato saldamente alle posizioni di testa.

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