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VISTA DALLA CURVA | La domenica delle salme

Luca Cavallina ci racconta la brutta giornata del popolo crociato

Nove aprile 2017, nel mondo cattolico si celebra la Domenica delle Palme, al Tardini va in scena la Domenica delle Salme (Faber perdonami!): l'Ancona una squadra praticamente fallita, oramai retrocessa, arrivata a Parma con un pulmino preso in prestito ha banchettato contro undici salme con indosso la maglia crociata. I nostri, da straordinari protagonisti mercoledì sera in quel di Padova sono diventati improvvisamente delle pippe clamorose, incapaci di fare fraseggi semplici, incapaci di trovare la profondità ma soprattutto incapaci di imbastire una manovra degna di una squadra, sulla carta, superiore a tutte le altre.

Il Tardini si presenta conciato a festa, complice la giornata primaverile, il cielo terso e qualche birrozza post pranzo della domenica appaiono anche i primi petti villosi e le pancette alcoliche a fare “bella” mostra in curva ed a deliziare i palati fini delle arzille signore over sessanta sistemate ai lati della Nord. La curva crede ciecamente nella vittoria, le bandiere gialloblu sventolano alte in cielo, i cori dei boys sono belli potenti ma la squadra non carbura, non cambia il passo e consente ai dorici di difendersi senza troppi patemi. Tra un “dobbiamo vincere” ed un “Forza Parma alé” solo Baraye sul finale del primo tempo impegna l'ex crociato Anacoura, la prima metà di gara va in archivio con qualche sgroppata sulla fascia di Mazzocchi conclusa in maniera caotica, un liscio di Ricci al limite dell'area e il continuo pestarsi i piedi tra Corapi e Scozzarella.

L’unica vera emozione arriva durante l'intervallo quando, esattamente come era accaduto a Venezia in traghetto, i Boys sotto la curva intonano un bellissimo coro: “C’è che oggi son con te, non ti chiedere perché, siamo sempre insieme a te, perché del Parma siamo i Boys, lotta e vinci insieme a noi….ohohoh ohohoh…” Il tutto ripetuto per l'intera durata dell'intervallo. Davvero fantastici.

La ripresa inizia con Nocciolini al posto di Ricci, col pubblico che vuole il gol sotto la Nord e con la curva che non cala l'intensità. Chi incredibilmente cala l'intensità ( anche se andare più lenti dei primi quarantacinque minuti era cosa difficile) sono i crociati: l'ingresso di Nocciolini non da i frutti sperati, Calaiò inizia a perdersi in virtuosismi inutili, in cadute tragicomiche in area, Corapi continua la sua involuzione non azzeccando un passaggio e dimostrando ( a mio modestissimo parere) di non essere un giocatore da alta classifica in lega pro e l'Ancona aspetta, aspetta l'occasione giusta che arriva a metà secondo tempo quando Bambozzi serve Frediani che dal limite batte Frattali non esente da colpe.

La Nord, incredula ma non troppo incassa il colpo, cala l'intensità e tra i tifosi comicia a serpeggiare il malumore: “sei sconfitte, cinque in casa”. “Sei punti regalati a questi scarponi, tre al Fano, tre alla Feralpi, non si può”. I crociati non provano nemmeno a reagire, giocano stancamente nella metà campo marchigiana ma non accade proprio nulla fino al minuto novantadue quando Del Sante fugge in contropiede e segna: il Tardini esplode in un applauso ironico, qualcuno impreca, nessuno si lamenta dell'arbitro, l'Ancona ha meritatamente vinto.

Le salme crociate prima di abbandonare il campo hanno accolto i fischi della curva, delusa, incazzata e nervosa perché non è possibile essere gladiatori con le dirette concorrenti e agnellini contro squadre derelitte.

“…La domenica delle salme nessuno si fece male tutti a seguire il feretro del defunto ideale …”

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