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Foto - D. Fornari

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Parma, il mese (e mezzo) della verità: otto partite per capire chi sei

Sei alla fine del girone di andata, con il derby in mezzo, tanti interrogativi da sciogliere e il mercato che si decide ora

Mancano otto partite alla pausa invernale (l'ultima è in casa del Lumezzane, il 30 dicembre), poi si riprenderà il 22 gennaio. Sei di queste separano il Parma dal giro di boa, c'è il derby in mezzo e tanti interrogativi da sciogliere. In questo mese e mezzo la squadra di Apolloni si gioca quasi tutto ed è chiamata a rispondere in maniera convincente. Al di là del gioco, che non c'è e forse non ci può essere visto che gli stessi interpreti hanno ammesso che questa è una squadra costruita sulla concretezza e sulla personalità, c'è da chiarire qualche aspetto. Il pareggio contro la Maceratese potrebbe anche essere visto come un segnale da interpretare in attesa di tempi migliori, anche se siamo alla tredicesima giornata. Un quarto di campionato è andato, il Parma in questo lasso di tempo ha palesato limiti particolari (costruzione di gioco, verticalizzazione, fatica a creare occasioni da gol), ma nello stesso tempo ha ribadito la sua forza, vincendo partite importanti da squadra vera, dimostrando la propria forza (Pordenone, Forlì) e mettendo in mostra dei giocatori capaci di cambiare la partita quando ne hanno voglia. Certo, non è stato sempre così, ma i punti parlano di un Parma che si trova a meno uno dalla vetta. E che è rimasto lì, sempre.

L'altra faccia della medaglia ha detto invece di una squadra costruita male, che non è forse forte come si pensava a inizio stagione, che manca in qualche ruolo chiave, soprattutto a centrocampo, di gente di qualità e che ha qualche lacuna sul piano della personalità. Forse la pressione di poter arrivare prima ha imbruttito la partita contro la Maceratese e di fatti ha concesso agli avversari di poter rimanere ancora in vetta, come se il Parma si accontentasse di restare secondo. Per ora può bastare, ma dopo? Per questo le otto partite da qui alla pausa serviranno ad Apolloni per fare più punti possibili e capire di chi si può fidare, mentre a Minotti e Galassi per fare un po' il punto della situazione (che in realtà si sta già facendo internamente). Per questo, molti giocatori sono sotto la lente di ingrandimento e hanno una pressione doppia.

Dimostrare di poter valere la Lega Pro e soprattutto di poter vestire la maglia del Parma. Questo vale per tutti, ma soprattutto per quelli che non giocano da un po'. Di Guazzo e Miglietta, i due esclusi illustri, abbiamo già parlato. C'è tanta gente che fatica a trovare minutaggio e, soprattutto a farsi notare. Daniele Melandri, ad esempio, con sei presenze e 231' sul groppone, ha collezionato un assist contro il Pordenone. Chiede spazio, come Yves Baraye che le sue partite le ha fatte, e che adesso non sa se è ala, mezz'ala o seconda punta. Anche loro due potrebbero guardarsi intorno e decidere di cambiare aria, più Baraye che Melandri, a dire la verità, dato che il senegalese è chiuso più o meno in tutti i ruoli: mezz'ala (ora che è prossimo il tesseramento di Cà), ala o esterno e seconda punta. E Ricci, che ha collezionato un'ora è otto minuti, deve prendere una decisione: crescere all'ombra dei grandi o andarsene e giocare altrove? Un mese e mezzo decisivo: per i giocatori, per l'allenatore, per la dirigenza. Per il Parma.

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