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Bruno Alves - foto Ansa

Bruno Alves - foto Ansa

Parma, anatomia di una punizione

Le immagini del gol di Bruno Alves contro il Chievo stanno facendo il giro del mondo: c'è chi lo paragona a Zola, chi a David Luiz. Qualcuno addirittura scomoda l'amico CR7

Paragoni scomodi, qualcuno azzardato, qualche altro più vicino a una realtà che lo riguarda. Dopo il gol rifilato al Chievo, capitan Bruno è salito alla ribalta delle cronache sportive non solo per la bellezza del suo gesto tecnico, oggettivamente straordinario, ma anche per qualche accostamento a quello o a quell'altro. Al Tardini qualcuno ha tirato fuori dal cassetto la foto piena di polvere che immortala Gianfranco Zola, uno che le punizioni le sapeva calciare abbastanza bene. Qualche altro, amante dei tempi moderni, ha rivisto in Bruno Alves la stessa prepotenza elegante di David Luiz, brasiliano del Chelsea che calcia in quel modo. Più o meno. I più 'blasfemi' addiritura hanno ripreso le gesta di Cristiano Ronaldo, l'amico del portoghese a cui magari negli allenamenti in Nazionale è riuscito a scippare qualche segreto al giocatore più forte del pianeta. Certo è che chi frequenta il Tardini qualche gol del genere lo ha visto. siligardi-ansa (9)-2

Senza andare troppo distante con gli anni, chi frequenta il Tardini sa che questi graffi erano tipici di gente come Giovinco o di giocatori amati come Corapi. Ma il gesto tecnico di Bruno Alves, che da solo è valso il punto assieme al prezzo del biglietto, ha delle fondamenta solide. Partono da Cagliari, o forse anche da più lontano. Il portoghese ha sempre tenuto fede alla sua linea: migliorarsi, migliorare il gruppo contribuendo a formare nello stesso una mentalità vincente. In effetti lo si capisce anche da quello che Alves fa fuori dal campo. Attenzione maniacale all'alimentazione e sport oltre gli allenamenti e le partite. Lo ju-jitsu che ha 'imposto' ai suoi figli è un'occasione per mantenersi sempre in allenamento e contribuisce all'elasticità e allo slancio imperioso che il capitano mostra sul terreno di gioco. Cagliari, dicevamo. All'epoca dei suoi trascorsi in Sardegna, durante una partita contro il Bologna, Bruno Alves colpì il pallone in maniera forte e precisa da indirizzarla alle spalle di Da Costa da più lontano rispetto a domenica scorsa. Un gol pazzesco che ha portato i supporters del Cagliari ad alzare i decibel al Sant'Elia ogni volta che si verificava una situazione di calcio piazzato.

Su ogni punizione che capitava in zone effettivamente pericolose, lo stadio invocava il suo nome scandito nel coro 'Bruno, Bruno' che lo sollecitava a prendersi cura del pallone e a calciarlo verso la porta avversaria. par-chiev-bru-4-3Una volta, sempre con il Bologna, è capitata una punizione dalla zolla di Alves. Borriello, all'epoca suo compagno di squadra, ha chiesto con convinzione al portoghese di poter calciare. Bruno gli ha lasciato l'onore e l'onere di tirare in porta. Risultato: gol. La tradizione dei calci piazzati del portoghese si è trascinata fino in Scozia, poi a Collecchio, dove a fine allenamento Bruno Alves, Calaiò, D'Aversa (che vanta un discreto calcio, ancora oggi) e qualcun altro (Dimarco ha provato a sfidarlo con i suoi mancini affilati) hanno lanciato la sfida al portoghese. In ballo niqente cene o bottiglie di vino, come quelle che colleziona Cristiano nello spogliatoio della Juve accanto ai due-trecento euro di premi vinti contro i compagni bianconeri, ma 50 piegamenti sulle braccia. Chi perde ha il compito di flettersi e faticare, cinquanta volte, su se stesso. Chiedete in giro chi ha dovuto pagare pegno. 

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