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Parma, qualcosa si muove: ma oltre alla classifica...

I crociati continuano a vincere senza convincere. Fino a quando basterà?

Tre vittorie consecutive contro ultima (Forlì), penultima (Mantova) e terzultima (Fano), non rappresentano un certificato di completa guarigione ma sono certamente sintomo di miglioramento. Netto. Anche il fatto stesso di mantenere chiusa la porta di Zommers per due partite consecutive, beh, vuol dire tanto, dopo che in 9 gare aveva incassato undici gol. Il Parma a Fano ha faticato soprattutto a creare azioni da gol, ma non ha subito l’avversario in maniera impietosa come era successo nel primo tempo della partita contro il Forlì e per parte della gara contro il Mantova in cui i crociati avevano quasi segnato per sbaglio, trascinandosi dietro la voglia di fare risultato e proseguendo sulla scia dell’entusiasmo provocato da Yves Baraye. A Fano, davanti a un pubblico splendido che ha sostenuto i padroni di casa fino alla fine, i crociati hanno tappato i buchi e contenuto la spinta operosa della squadra avversaria senza rischiare nulla o quasi. Solo una spizzata di Gucci per Masini che al minuto 0’ ha spaventato Zommers, sveglio e attento fino al 90’ quando compie una parata in pieno recupero che salva il risultato e che consente ai crociati di portare a casa tre punti che proiettano la squadra, seppure in convalescenza, verso il primo posto che dista solo un punto. Il classico brodino che serve agli ammalati, in attesa della pronta guarigione. Qualcosa si è visto, qualcosa che somiglia al gioco del calcio. Una squadra corta, stavolta, che aspetta e attacca senza frenesia, che combatte e non si abbatte nonostante gli errori dei suoi interpreti, ancora un attimo confusi e lontano dalla condizione ottimale. La fatica c’è stata, il bel calcio abita talmente lontano dalla Lega Pro che una partita vinta, non importa in che modo, ha sempre il suo fascino e soprattutto la sua importanza, vista anche una classifica cortissima che in quattro punti racchiude nove squadre. Si intenda, il Parma è stato sempre il solito, lento e prevedibile, senza profondità nonostante ci fosse Baraye davanti che qualcosa in questo senso poteva fare, ma è sembrato tonico e capace di contenere l’avversario, non irresistibile, va detto, che ha messo a nudo le difficoltà dei crociati soprattutto in fase di impostazione. Con Giorgino che fa da scudo davanti alla difesa, le distanze tra i reparti si riducono, ma si perde in fase di impostazione dato che la coperta corta non aiuta quando fa freddo. Corapi dirottato nel ruolo di mezzala ci mette lo zampino in occasione del gol ma non va mai dentro anche perché deve preoccuparsi del dirimpettaio e spesso preferisce fare più gioco. A Scavone Apolloni ha chiesto di frenare parecchio, evidentemente, dato che davanti non si è visto. Ma ha contribuito a fare da frangiflutti lasciando la licenza d’offendere a Corapi. Fino a qui tutto bene anche se, occasioni da gol, il Parma ne ha creata una. O due. Tanto basta per portare a casa tre punti importanti che vanno a gonfiare il petto dei ragazzi di Gigi, consapevoli che così non si va lontano. Calaiò ci ha messo la testa a sei minuti dalla fine, cosa sarebbe successo qualora quella palla non fosse stata giocata in quel modo? Poche le spallonate davanti, qualche lancio lungo e poi uscite palla al piede e fraseggio, tentativi di costruzione. Fino ai venti metri. Poi basta. C’è da lavorare, e non poco, come dice il saggio presidente. 

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