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Parma, così è dura: non basta l'orgoglio, servono punti

Roberto D'Aversa dovrà ripetere un altro miracolo. A patto che da Firenze non si sbagli più

Foto Ansa

Il giorno dopo resta la consolazione, quella di non aver chinato il capo davanti a un avversario più forte. Per gli amanti delle statistiche resta pure il 53% di possesso palla, anche gli undici tiri verso la porta. Positivi sono anche i 47 recuperi, sui 37 dell'Inter. E poi c'è pure il primo gol segnato nel secondo tempo del 2021... . Sì ma dei punti, neanche l'ombra. Un po' come il film 'Tre uomini e una gamba', quando gli attori si ritrovano sulla spiaggia a lodarsi tra loro. Il colpo di testa di Aldo, la parata di Marina, i gesti tecnici. Ma ha vinto il Marocco, che si è portato dietro il trofeo. Il Parma dà un po' quell'impressione. 

Non è bastato il cuore crociato, che conserva ancora battito e regala ai più ottimisti qualche speranza per l’impresa. Difficile, onestamente parlando, ma la partita contro l’Inter ha sottolineato una cosa: fa strano vedere questa squadra combattere così, tenere testa alla prima della classe e allo stesso tempo cadere a picco. L’immobilismo della classifica, che si muove lentamente ma non cambia, inchioda il Parma al penultimo posto, relegato e costretto a sperare in una serie di fattori che non dipendono solo da lui. Fanno bene i complimenti, alleviano il malumore cicatrizzato ormai nell’animo dei crociati, ma non ripagano il Parma dagli sforzi fatti. Lasciamo stare quello che è successo prima, perché sarebbe impietoso andare a ritroso e fare dei confronti. Accertato che gli errori principali sono stati di gestione e scelte, anche in queste nove partite i numeri restano da brividi.

Tre punti, zero vittorie e sei sconfitte, 18 gol subiti (due a partita di media), in mezzo le quattro rimonte da situazione di vantaggio, costate qualche punto che sicuramente avrebbero abbellito una classifica impietosa, che fotografa il Parma come il peggiore attacco del campionato (solo venti i gol segnati) e la seconda peggior difesa (49 gol subiti, solo il Crotone ne ha subiti di più: 62). Rispetto all’anno scorso, quando di questi tempi il Covid cominciava a serpeggiare in maniera insidiosa, i punti in meno sono 20. Il Parma era nono in classifica, D’Aversa era un uomo con altre idee, più sereno forse e meno abbacchiato. Ma dal suo arrivo qualcosa si è visto: gruppo compatto, pressione e riconquista, giro palla, accenni di costruzione dal basso e qualche calo. Un po' fisiologico, un po' per la paura di fare risultato.

Ma il tecnico non è riuscito ancora nell’impresa di sterzare,  con tredici curve a disposizione, bisogna trasformare tutto in opportunità. Cambia da oggi in avanti l’essenza delle gare. Perché non si gioca solo per i tre punti, ma si deve fare di tutto per rimanere in vita. Il rettilineo è lontano, davanti c’è un grande traffico, con il precipizio a un palmo di naso. Pesa il pallone, diversa è la pressione, minore è il tempo garantito per delle scelte. Da questa situazione si esce solo tutti insieme, sentirete dire d’ora in avanti. E un po’ è vero, nel senso che il blocco deve rimanere unito, unico senza frantumarsi. Da domenica comincia un nuovo campionato, l’ultimissima chiamata per un treno che va veloce. E chi vuole rimanere a bordo deve sgomitare. Gli applausi e i complimenti restano uno specchietto per le allodole. In questi casi più che allodole, servono rapaci cattivi, pronti con gli artigli ad afferrare e difendere punti. Perché è con i punti che si chiudono le ferite. Senza punti, si va poco lontano, al di là delle buone intenzioni certificate e dei progressi sul campo.  

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