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Parma, così la musica non cambia e lunedì c'è il derby

Rosa sopravvalutata e gente di poca personalità: tra i tanti problemi anche quello di una condizione atletica che latita

Il seme che D'Aversa ha piantato a Bolzano evidentemente non ha attecchito. Vuoi perché non è tempo, onestamente, per seminare, o perché di tempo ce n'è obiettivamente poco, fatto sta che il soffio del buon vento portato dal nuovo duo, tecnico più diesse, ha soffiato in maniera molto debole. E la sua forza pare essersi esaurita dopo una partita. Diciamocelo pure senza peli sulla lingua, il Parma è questo. Il Parma di dicembre, di fine girone, non può assolutamente puntare alla vittoria di un campionato che, per sua fortuna, non ha fuggitivi. Sebbene la zona alta della classifica dista sette punti, tra tanti guai e qualche pena, bisogna guardare anche positivo. E per farlo non bisogna sbagliare più. Almeno fino alla pausa. Il 170esimo gol di Evacuo tra i professionisti non è servito ad evitare un'altra figura, questa volta un po' meno barbina, ma pur sempre figura è stata. Va detto che il Teramo non si è mica scansato, nel senso che ha giocato in maniera sapiente la sua partita perché ha capito che poteva a un certo punto anche portarla a casa. Senza poi sforzarsi più di tanto, visto che il Parma è durato solamente un tempo. E qualche minuto.

Non è colpa di D'Aversa, certamente, se ha ereditato una squadra senza forza, con poca fame e qualche idea. Il tempo per assimilare le nuove nozioni imposte dal tecnico subentrato una settimana fa non c'è stato, per questo il pareggio, anche alla luce di quello che si è visto sugli altri campi, può essere meno tragico a patto che da qui alla pausa non si sbagli più. Una squadra, dicevamo, senza forza e con pochissima benzina nel serbatoio, che non ha avuto la voglia (forse neanche i mezzi) per andare a prendere i tre punti contro un avversario che onestamente era parecchio inferiore al Parma ma che ha chiuso ogni spazio, aiutato dalla lentezza dei padroni di casa, che ha lottato su tutti i palloni, come una squadra vera di Lega Pro. E alla fine, se Zommers non si fosse superat, la partita sarebbe stata sicuramente un'altra e al derby, sì, il derby che invocavano tutti dall'anno scorso, ci si arrivava con l'eco gigantesco di una sconfitta. E con il morale ancora più basso di quello che ora c'è in uno spogliatoio che ha dimostrato di saper oscurare i difetti atavici di una squadra costruita male e allenata (dal punto di vista atletico, non tattico) peggio, almeno fino a qui, finché ha potuto. Perché le colpe di Apolloni erano sotto gli occhi di tutti, ma quelle di chi gli stava sopra no, e si sono palesate ampiamente dopo 14 giornate.

Qualcuna in meno, diciamolo. Eppure c'era chi aveva avuto il sentore, ma rivendicarlo adesso sarebbe davvero troppo facile. Il problema, uno dei tanti forse, è che anche la rosa è stata troppo sopravvalutata. Giocatori che mancano di personalità per provare, solo provare, la giocata che ti permetterebbe la superiorità numerica. Gente senza carisma, forse giudicata in base a quello che aveva fatto lo scorso anno e, a questo punto, confermata magari per onorare la bella cavalcata della Serie D. Ma la Lega Pro non è la serie D e di tempo ce n'è molto meno rispetto a quello che c'era otto mesi fa. I campionati si vincono a marzo, diceva Miglietta in conferenza stampa. Speriamo che la profezia di Criss abbia magari un fondamento. Perché, per ora, il seme che ha piantato D'Aversa a Bolzano, non ha attecchito. 

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