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Parma | Donadoni: "Siamo come carogne nel deserto" e Lucarelli: "Gli avvoltoi sono pronti"

"Io non ho mai visto così tanta gente qua. Noi lavoriamo tutti insieme ma non a disfare a costruire. Diamo fiducia a Manenti". Il capitano: "Vogliamo sentirci tutelati, i vertici si devono schiodare dalla poltrona"

"Non è un problema economico, non giochiamo perché non ci sentiamo tutelati". Il tecnico Donadoni e il capitano Lucarelli affrontano il plotone di esecuzione che gli si pone davanti con telecamere e macchine fotografiche. L'arma del microfono non fa paura, temprati come sono, ne hanno viste tante. Sono in sala stampa per raccontare la verità, la loro, per evitare che i vertici istituzionali cambino passo, voltino pagina. "Siamo l'esempio e la voce di tante società che non ci sono più, siamo la voce del Monza, del Savoia".

DONADONI: "COME CAROGNE NEL DESERTO" - Lucarelli alza la voce, Donadoni lo segue a ruota: "Noi ci stiamo comportando così perché non capiamo cosa stia succedendo - spiega il tecnico - non è un problema economico. Non ho visto nessuno io oggi, non è arrivato nessuno a dire "forse qualche errore lo abbiamo fatto. I problemi sono stati creati, ci sono dei responsabili messi in condizione di poter operare, in questo modo. Questo non deve succedere, non può succedere. Sono stanco di vedere che si cerca sempre di mettere qualche toppa. Quando accadono queste cose si cerca sempre di metterci una toppa. Qui bisogna intervenire in maniera radicale, ci sono cose che non possono più accadere, in questo modo devono cambiare tante cose. La solidarietà è arrivata solo da loro, da quei calciatori che capiscono il nostro momento. La reazione del gruppo a quello che è successo ieri? Da professionisti. 

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La nave sta affondando, nessuno fa nulla per riportarla a galla ed evitare che si schianti del tutto. Ognuno pensa al proprio orticello. Io amo la mia professione, siamo nati tra virgolette, per questo, è giusto combattere per quello in cui si crede. Questa è la dimostrazione per me di dimostrare quello che sappiamo fare, abbiamo il dovere di continuare. Cerchiamo di fare qualcosa di completo, ne avremo di vantaggi. Ci sentiamo come la carogna in mezzo al deserto.Io allenerò forse, ancora, Lucarelli giocherà qualche altro anno. Ma i giovani? Noi restiamo positivi, non possiamo fare altro. Abbiamo dato fiducia a tutti, la diamo anche a Manenti. Finché non sapremo cosa succederà, non ci muoviamo. Stiamo diventando ridicoli. Non si può continuare in questa direzione. Noi che passiamo per la Nazione che ha una tradizione di un certo tipo, siamo indietro". 

SIAMO OTTIMISTI - "Vediamo se ci sarà qualcuno che è interessato ancora per prendere in mano la situazione - dice Donadoni che non si arrende -. Diamo la possibilità a chi può operare per il bene del Parma. Manenti? Non è uscito rafforzato in questi giorni. Siamo sbigottiti. Non possono succedere le cose che stanno accadendo. Noi ci siamo guadagnati sul campo la possibilità di giocarci l'Europa, se fossimo andati a giocare, gli organi di competenza avrebbero messo il naso in una situazione disastrosa. Se il Parma oggi è messo così, è merito loro. La sensazione è che non c'è stato interesse. Ghirardi? Cercare di limitare il danno? Non ci interessa di vendere Mauri, o Lucarelli, non è quella la strada. Sarebbe la toppa. Poi è giusto che faccia tutti i suoi ragionamenti. Ci sono dei dati inconfutabili. Leonardi? Ha problemi di salute, non sta bene, siamo abbandonati a noi stessi. Voi su questo ci sguazzate e noi siamo compatti. Il nostro desiderio è quello di tornare in campo, cosa facciamo, ci alleniamo e basta? 

IL CAPITANO ALZA LA VOCE - "La scelta di non giocare arriva dalla richiesta di tutela da parte degli organi di controllo, i vertici federali non si sono schiodati dalla poltrona". L'attacco del capitano è diretto: "Nessuno si è interessato delle condizioni del Parma, tranne l'Aic e l'associazione dei calciatori. Non è un problema economico, avevamo trovato anche uno sponsor che ci pagava la trasferta. Io non so se arriviamo al 6 marzo, perché come siamo messi noi non possiamo arrivarci. Vediamo cosa fanno in questa riunione, poi valutiamo, ma nessuno si interessa del Parma Calcio. Non è facile prendere le decisioni. Qua non ci è rimasto nulla e l'unica cosa che possiamo fare e sfogarci giocando. 

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La nostra voce è che se il Parma è arrivato in questo momento, qualcuno glielo ha permesso. Le norme federali e della Lega hanno dimostrato di essere inaffidabili. Qua c'è la squadra e il suo allenatore, c'è un presidente che potrebbe portare dei libri in tribunale. Non ci sono le condizioni di allenarci, di giocare, di lavorare. Dietro c'è un settore giovanile, c'è un patrimonio da difendere... Noi ci auguriamo che il Parma non solo finisca il campionato, ma che non muoia. Manenti lo abbiamo visto mercoledì, non cambia niente però nelle sue dichiarazioni. Ci dice sempre: "Sto lavorando, sto cercando di sbloccare i soldi, ma è sempre un copia incolla. Manenti? Sta pagando sulla sua pelle quello che hanno fatto altri, non si sta aiutando sicuro, ma è arrivato in un ambiente esasperato. Noi gli abbiamo detto di non fare promesse, cerca di fare. Non 50 milioni o 100 subito, parti da 1 milione. Ma non si è visto nulla. Manenti non è colpevole, bisogna andare a vedere chi c'era prima e chiedere cosa ha fatto o che non ha fatto. Ci hanno sempre detto che questa società aveva dei problemi. Ma mai avremmo pensato di arrivare fino a qui. L'esclusione dell'Europa League ci ha fatto sospettare la conferma è arrivata al 15 di novembre. 

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