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Gianni Munari - foto D. Fornari

Gianni Munari - foto D. Fornari

Parma, è già vigilia: ma si fa la conta dei danni

Faccia a faccia tra squadra e allenatore, diesse e giocatori: si fa quadrato per uscire da questo momentaccio

E’stata una domenica bestiale per il Parma e per il suo allenatore Roberto D’Aversa. Dal pulpito dei social, dove ognuno si sente autorizzato a fare la sua predica, si invoca a gran voce la sua testa. Qualche saggio evita i processi dopo quattro giornate provando a ricordare al popolo che è ancora presto per le sentenze, ma resta solamente una voce isolata a testimoniare come nel calcio ‘riconoscenza’ sia una parola che non esiste e stride spesso con la realtà. Va detto che il sabato sera non era andato certo meglio all’allenatore nato a Stoccarda che solo tre mesi fa festeggiava a Firenze la promozione del suo Parma (ereditato da una sciagurata gestione a novembre) in Serie B. In tre mesi sembrano cambiate un sacco di cose, troppe e pare che qualcuno si sia dimenticato di come si stavano le cose. Le poche certezze che D’Aversa e il Parma avevano fino a sabato pomeriggio, sono state spazzate via come rami secchi dalla partita di Perugia. La conta dei danni dopo l’uragano Giunti è pesante però. Tre gol subiti in una sola partita, che diventano quattro in altrettante gare, rendono il Parma irriconoscibile. Prima di sabato solo un gol aveva macchiato la fase difensiva dei crociati che era comunque l’unica nota positiva. All’asciutto l’attacco, ancora una volta, come era successo con il Brescia. Troppa distanza tra i componenti del reparto, Calaiò sempre più solo davanti, a nulla è valso l’aiuto del volenteroso Siligardi che non si è mai visto. Né quello di Fabio Ceravolo, non al meglio e ancora lontanissimo dagli standard soliti. Venti minuti con Calaiò con qualche buon movimento e un paio di possibilità create. Ma era tutto ampiamente compromesso.

Bocciata la mediana con la sostituzione del blocco muscolare Munari-Barillà, D’Aversa non ha avuto neanche risposte confortanti da chi è entrato dalla panchina. Poca personalità, poco ardore e tanta insicurezza. Ma non è stato solo un problema di atteggiamento, di approccio. Se il Parma è stato surclassato vuol dire che non può essere solo colpa del mancato coraggio di interpretare certe situazioni. Troppi errori che da una squadra la cui età media è di 30 anni non ti aspetti. Tante incertezze, vedersi scivolare via Buonaiuto (riserva di Mustacchio) che ha fatto quello che ha voluto, non è stato bello. Tutti temi trattati alla ripresa dei lavori in vista della partita con l’Empoli, in una mattinata movimentata. Faccia a faccia nello spogliatoio tra giocatori e tecnico, squadra e direttore sportivo. Era prevedibile dopo la batosta di Perugia una sfuriata dello staff a cui ha fatto eco Daniele Faggiano, uomo solo al comando di una società che per adesso non pare esserci. Almeno fisicamente. 

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