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Lunedì, 17 Giugno 2024
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Parma e Krause, 1.000 giorni insieme: tra aspettative e realtà

Il magnate americano fa cifra tonda. L'impegno sociale ed economico non è mancato, i risultati sì

I primi mille giorni di Kyle Krause alla guida del Parma non sono stati proprio come li immaginava l’uomo dell’Iowa. La passeggiata che tre anni fa, 18 settembre 2020, ha portato il magnate americano a varcare i cancelli del Tardini per presentarsi alla stampa, si trascinava dietro uno stuolo di aspettative che purtroppo sono, ad oggi, rimaste tali. L’era a stelle e strisce era stata accolta dai tifosi del Parma con grande entusiasmo e aspettative dopo le garanzie di investimenti importanti e le progettualità a lungo termine. Finiva così il periodo pandemico, ultima parentesi della gestione dei soci parmigiani: sin dall’inizio della loro esperienza, Barilla e soci avevano dichiarato che il calcio di Serie A non era compatibile con le loro possibilità e volontà di un impegno pluriennale. L'arrivo di Krause, spalleggiato dalle grandi ambizioni del magnate americano, era stato raccolto con enorme entusiasmo dalla piazza che si apprestava a rivivere i desiderati giorni di gloria. Qualcuno, spinto dall'ottimismo, cominciava a intravedere persino l’Europa. L’eredità dei 7 soci, fatta di 3 promozioni e 2 salvezze in A, era stata raccolta per essere migliorata: allora sembrava scontato riuscire a fare meglio. Difficile pensare che sarebbe andata come sta andando.

Vittorie poche, ma progetti tanti

Progetti, visione a lungo termine, gestione. L'atterraggio di KK sul pianeta Parma viaggiava su questi binari, trasportando tanti buoni propositi e positività da tradurre in un piano ambizioso che avrebbe visto il Parma rapidamente tornare ai vertici del calcio. Ma il calcio, per ora, gli ha regalato solo dispiaceri. Una retrocessione in Serie B da ultimo in classifica, inchiodato da 20 punti e segnata da sole tre vittorie; un 12esimo posto in Serie B e un quarto posto che ha illuso tutti per qualche giorno di poter essere un viatico per la gloria. 
Mille giorni segnati da investimenti importanti, dentro e fuori dal campo, con in testa il pensiero fisso di dotare il Parma di una struttura societaria tipica dei top club e regalare alla sua gente uno stadio degno della sua storia. Per la verità, sono stati fatti passi in avanti concreti per rivisitare il Tardini e farne un gioiellino all'insegna della sostenibilità energetica e della fruizione quotidiana. Purtroppo, tra burocrazia e ritardi un po' italiani, un po' americani, anche qui si va per le lunghe, ma  il suo pragmatismo e la sua ostinazione condurranno probabilmente la nave in porto. Senza dubbio Krause è uno dei presidenti più generosi che siano passati da Parma, sempre positivo e coinvolto in numerosi progetti benefici, nel lancio di campagne a sostegno dei più deboli, in prima linea nella lotta al razzismo e sensibile a tematiche quotidiane. Sempre pronto a raccogliere le innovazioni. Ma il calcio è un mondo governato da regole non scritte, dettate spesso e volentieri dal risultato. E la rivoluzione americana che sta coltivando in seno al club non ha fruttato a livello di risultati ed è costata ad oggi 324 milioni di euro.

Cinque allenatori, cinque manager 

Tanti sono gli apporti messi a bilancio in questi tre anni: uno sforzo che non è bastato a raggiungere neanche un obiettivo sportivo di quelli che si era prefissato. Serve tempo per fare del Parma la nuova Ajax, come aveva detto il presidente. Forse Krause pensava di mettercene di meno, ma il campo per ora sta dicendo altro: 31 vittorie in 114 partite di campionato, una media del 27,2%. Non sono bastati cinque allenatori (Liverani e D’Aversa in Serie A, Maresca al quale aveva chiesto la promozione immediata nel giorno della sua presentazione, Iachini e Pecchia), tre Managing Director Sport (Carli a parte, già nel pacchetto) che si sono succeduti: da Ribalta, al quale Krause aveva affidato il progetto per riportare il Parma in Serie A, alla fugace parentesi di 92 giorni di Julien Fournier, restio nell'accettare le imposizioni del magnate americano che durante la presentazione del francese aveva detto: "Posso tornare in America più tranquillo sapendo che c'è lui a gestire le cose". Nel frattempo, il presidente aveva acquisito anche il titolo sportivo dall’Empoli Femminile per giocare la Serie A con il suo Parma Women. Progetto naufragato e segnato da una retrocessione in Serie B con l’ultimo posto. Un mese prima della fine del campionato è sbarcato a Parma Roel Vaeyens, belga di 44 anni con un'esperienza al Club Brugge: toccherà a lui provare a trascinare il Parma in Serie A. Due i Managing Director Corporate: Jaap Kalma, durato appena quattro mesi, e Luca Martines ancora in sella. Di pari passo il Centro Sportivo di Collecchio è andato riempendosi di tanti professionisti in tutti i settori. Krause ha pensato bene, per contenerli in futuro, di rilevare l’ex Direzionale della Parmalat e trasformarlo in base per gli uffici, segnando una continuità con il passato glorioso e arricchendo di infrastrutture il club. L'ambizione del presidente è grande, almeno quanto la sua generosità: lo testimonia l'immane quantità di risorse profuse per migliorare la struttura societaria e trasformare il club in un'azienda dove tutto sembra funzionare alla perfezione. Ogni area ha il suo capo, ogni capo ha i suoi uomini che si smazzano oneri e onori. In questi mille giorni di attività piena, di vicinanza e di passione per il club e la sua gente Krause ha visto crescere il mondo Parma dietro i suoi grandi investimenti. Se solo non ci fosse di mezzo il calcio, quel mondo sarebbe veramente perfetto. 

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