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Luca Siligardi - foto Ansa

Luca Siligardi - foto Ansa

Parma, tocca al 'desaparecido' Siligardi

Estromesso dalla lista dopo l'esordio confortante con l'Udinese, l'ex Verona è chiamato a guidare i crociati a Genova

Senza Inglese e con Ceravolo non abituato a fare certe cose, a D'Aversa domenica contro l'Empoli serviva un uomo di raccordo, che mettesse insieme i reparti e li unisse cucendo un pizzico di gioco, tenendo il pallone e cercando un minimo di profondità con qualche carezza, un tocco vellutato a pescare - magari - la Freccia nera Gervinho (che a Genova non ci sarà). L'uomo deputato era Luca Siligardi, troppe volte fuori dai radar nella sua seconda vita di Parma: tra il mercato (era con un piede in Giappone a gennaio) e l'ingaggio alto che probabilmente doveva essere sfrondato, è uscito dagli schemi di D'Aversa che - infondo - non voleva privarsene pur riconoscendo che il giocatore non gli abbia dato una grande mano nei momenti in cui è stato chiamato in causa. Le colpe sono sempre da condividere quando le cose non funzionano in un rapporto. Che sia esso famigliare o si collochi in un contesto di gruppo. E in questo periodo in cui l'aridità del tasso tecnico del Parma si tocca con mano, Siligardi può avere qualcosa da dire. Chissà come li ha trascorsi quei giorni, quelli immediatamente successivi all'esclusione dalla lista dopo l'esordio con il botto in campionato, la sera del 19 agosto contro l'Udinese al debutto. Una gara che ha illuso tutti, Siligardi per primo, di poter far parte di un gruppo che si giocava la Serie A. Certo che la sua qualità poteva fare comodo a D'Aversa, in attesa di Ciciretti - fuori condizione per colpa dell'ennesimo guaio muscolare che lo ha costretto a partire ai margini del gruppo - e del miglior Biabiany, lontanissimo dai tempi migliori. Ma si è deciso di tagliarlo. La sua esclusione ha fatto parecchio rumore, non meno del suo 'reintegro' che certifica l'errore iniziale di estrometterlo da una rosa - in cui forse - può dire qualcosa. Almeno vedendo quello che ha mostrato nella partita contro l'Empoli e nello spezzone infelice di Napoli.

Il 'pasticciaccio brutto' della lista però sembra essere alle spalle, il giocatore ha accettato l'esclusione e ha benedetto - ovviamente - il rientro pur masticando amaro nella trasferta di San Siro, quando magari si aspettava di poter fare uno spezzone in quello che è stato il suo stadio contro la squadra che lo ha praticamente lanciato nel calcio che conta. Non è andata così, si è goduto la vittoria e si è rimesso a lavorare. La sua storia, fatta di ritorni e partenze, apparizioni senza continuità, è contraddistinta da contraddizioni, tipiche di chi colpisce giocatori di talento. Perché uno con il suo mancino avrebbe - probabilmente - siligardi-ansa (3)-3potuto scrivere un'altra storia, con altre pagine. Ma così non è andata e Siligardi, che in carriera ha collezionato tre promozioni in Serie A con Livorno, Hellas Verona e Parma, si è dovuto reinventare in cadetteria dopo aver vinto il Torneo di Viareggio nel 2008 con l'Inter - proprio contro l'Empoli - segnando il rigore nella lotteria finita 7-6 per i nerazzurri di Balotelli. Una squadra forte nella quale c'era anche Destro, subentrato in quella gara. Siligardi ha cominciato da lì a promettere - senza mantenere -, ha rivisto l'Inter e l'ha salutata per sempre prima di girare in cerca della sua dimensione. Che ha trovato a Livorno, a Verona e a Bari, prima di tornare a Parma dove era stato nel 2005, in arrivo dalla Dorando Pietri. Da Correggio, città in cui è nato, è facile che i talenti passino da lì prima di approdare in piazze più ambiziose come Parma. Dove ha ritrovato la Serie A che non vuole più lasciare. 

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