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Gervinho con Carlo Ancelotti - foto Ansa

Gervinho con Carlo Ancelotti - foto Ansa

Parma, volta pagina: con l'Empoli si può

Dopo il turno di riposo concesso da D'Aversa a Gervinho, l'ivoriano torna in campo. Il tecnico crociato riparte da lui e dalla coppia di difensori centrali Bruno Alves-Gagliolo

Trascinarsi un pizzico di allegria da Napoli è veramente impossibile. Spulciando nella partita che il Parma non ha clamorosamente giocato ci si accorge che salvare qualcosa è roba non di poco conto, oltre che un lavoro frustrante. In una partita dominata in maniera completa dal Napoli, dove i crociati hanno quasi rifiutato di andarsela a giocare cercando senza riuscirci di uscire dal guscio della paura che ha attanagliato Alves e compagni da subito, emerge la differenza abissale che c'è tra il Parma che attua il turn over e il Parma che si affida alla formazione tipo. Tra il Parma con Gervinho e il Parma senza Gervinho, per farla breve e banalizzando in maniera popolana. Ma se da un lato la presenza dell'ivoriano fa pendere l'ago della bilancia ... sbilanciata già di suo verso il Maschio Angioino, dall'altro certifica chiaramente che la panchina di D'Aversa, a partire da Ciciretti, non è ancora pronta a subentrare e che se si cambiano due o tre pedine il giocattolo rischia di incepparsi e non funzionare. Con o senza Gervinho. L'ivoriano da solo non avrebbe certo corretto il tiro. Perché la prestazione collettiva è stata disarmante davvero. Ed ecco spiegato in parte il perché hai visto Napoli e sei morto. Attenzione: sarebbe troppo semplicistico addossare le colpe a quelli che hanno giocato ieri e non lo facevano da tanto tempo: infondo Gobbi, Deiola e Ciciretti non oscurano la grandezza di una rosa - quella del Napoli - attrezzata e più tecnica. Inutile e banale dire che la squadra di Ancelotti è di un altro pianeta, che pur avendo cambiato nove interpreti rispetto alla gara di Torino ha calciato venti volte in porta e molto si deve a Sepe se il risultato è rimasto sul 2-0 fino all'84'. Se il Parma ha rimediato solo tre pugni dopo che il Napoli lo ha preso a schiaffi per tutta la partita molto del merito va riconosciuto al portiere di Torre del Greco, spesso bistrattato e anche mercoledì sera immobile sul gol di Milik che ha calciato da fuori area inchiodando l'ex compagno di squadra senza troppo faticare. 

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La brutta prestazione di mercoledì sera però non deve far vedere quello che viene con gli occhi di terrore. Infondo i sette punti del Parma restano il miglior bottino di una neopromossa in questo campionato. Solo che in mezzo alla settimana le certezze sono venute meno e D'Aversa deve lavorare celermente per cercare di riportare la barra dritta a Collecchio e sgomberare la testa dai cattivi pensieri che hanno legato - mercoledì al San Paolo - le gambe e prima ancora le menti rassegnate di un Parma recatosi all'ombra del Maschio Angioino per fare qualche foto e per ammirare la passeggiata lunga di Via Caracciolo. Per il resto, allo stadio, ha quasi preferito non andare, in attesa del prossimo avversario, l'Empoli di Andreazzoli che l'anno scorso - in un altro campionato - aiutò a suo modo la squadra di D'Aversa a cambiare rotta mentre la barca stava lentamente e inesorabilmente affondando. Il 4-0 dei toscani ha svegliato il Parma dal sonno profondo nel quale era piombato. Altro giro, altra corsa, altra vita. Questa nuova tappa è sicuramente più bella e affascinante e meno gravosa rispetto alle sabbie mobili dello scorso anno. 

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