Giovedì, 28 Ottobre 2021
Sport

VISTA DALLA CURVA | Parma, tifo lento e silenzioso

Il viaggio con il super tifoso

Parma Inter mi ha lasciato l'amaro in bocca. Perdere perché Spalletti dopo dieci anni di carriera ad altissimo livello azzecchi il cambio decisivo è tremendamente ingiusto ma se puoi permetterti d'inserire un signor calciatore come Lautaro Martinez chapeau, noi ci consoliamo con Biabiany per Siligardi e aspettiamo gli undici punti che mancano al traguardo.

È vero, il primo tempo del Parma merita solo applausi, la traversa di Gervinho grida vendetta e la sensazione che osando un attimo in più avremmo potuto ottenere almeno un punto rimane, tuttavia l'Inter del secondo tempo si è dimostrata più cattiva e più cinica: una sorta di Parma formato trasferta ma con un altro budget ed un'altra panchina. Pazienza.

Quel che fa incazzare, e lo dico da tifoso passionale, che quando può va in trasferta, che quando c'è da sgolarsi urla fino al novantacinquesimo, è il vedere una Nord ancora apatica, che vive di fiammate (poche) e manca di inventiva canora. Oltre ad invitare la tribuna (per lo più neroazzurra) ad alzarsi “In piedi” poco altro: un solo 'chi non salta è neroazzurro' e qualche coro estemporaneo. Nessun coro classico, nessun “aprite le porte”, nessun “forza Parma non mollare che ti basta solo un gol”.

Niente. Sparita anche la famosa “samba” che faceva tremare i gradini della curva, sparito “ariariariò” gridato a squarciagola eppure siamo lá tranquilli a ventinove punti e qualcuno ha pure il coraggio di contestare perché sventolando bandiere ed esponendo per tre minuti uno striscione non si vede bene la partita. Dispiace dirlo ma ventinove punti non sono degni per un pubblico troppo freddo e silenzioso.

 Luca C.

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