Parma-Lazio tra Var, ingiustizie e veleni

Crociati danneggiati, mancano due rigori

L'arbitro Di Bello ammonisce D'Aversa - foto Ansa

A un certo punto della stagione l’eco dei complimenti diventa fastidiosa. Un vociare in testa che ha quasi il sapore della beffa: senza punti si va poco lontano e il battimani degli avversari è un palliativo che prima o poi provoca effetti contrari. Reazioni nervose, a fronte di quella beffa di cui sopra maturata soprattutto al tramonto di una partita dalla quale il Parma - si può dire? - esce danneggiato. 

E in questo verso vanno lette le dichiarazioni del suo allenatore, Roberto D’Aversa, tipo sanguigno sì, ma senza mai eccessi davanti alle telecamere: “Non devo commentare io l’operato dell’arbitro, ma non voglio sentire che su alcune situazioni possano esserci dei dubbi a favore o contro, perchè quello che è successo stasera è lampante”. Bene: è successo che per due volte, al 55’ e al 91’, davanti al signor Di Bello, direttore di gara che aveva fatto già infuriare il Parma per alcune decisioni su falli e interpretazioni durante la partita, Bruno Alves viene cinturato da Marusic in area Lazio mentre il portoghese stava andando a colpire di testa. L’arbitro era lì accanto e ha lasciato correre giudicando il contatto non punibile. Se il primo errore passa inosservato, il secondo - più grave - fa sbottare tutti e crea un clima teso al termine di una partita che ha visto il Parma arrendersi solo a un rimpallo che ha portato Caicedo al gol. L’imperizia dei giocatori di D’Aversa sotto porta hanno fatto il resto (imprecisi i tentativi di Gagliolo e Kucka) con la ciliegina finale di Di Bello che fischia un fallo in attacco a Cornelius mentre lo stesso danese veniva strattonato vistosamente da Acerbi nel cuore dell’area di rigore. 

Perché Di Bello, ben appostato, non ha chiesto l’intervento della tecnologia che avrebbe potuto correggerne l’infelice decisione? Una domanda alla quale ha provato a rispondere Roberto D’Aversa nel post partita. “Se l’arbitro non è andato a rivedere l’episodio alla Var è perché altrimenti avrebbe dovuto dare rigore”. Piccata la risposta del tecnico alla quale, purtroppo, non è seguita la replica del collega in conferenza stampa, uno che in quanto a lamentele potrebbe tranquillamente giocarsi il primato tra gli allenatori. Simone Inzaghi, che in area di rigore ha vissuto per vent’anni, sa cosa succede là dentro e probabilmente se non gli avessero fischiato questo rigore anzi, diciamo in questo modo: se gli avessero fischiato il calcio di punizione che hanno fischiato a Cornelius cosa avrebbe risposto? 

Noi avremmo voluto chiederglielo, peccato che dopo un giro di domande dei colleghi romani, a cui abbiamo lasciato il microfono, non ci sia stata data l’opportunità di riprenderlo in mano per chiedere quanto accaduto sul campo una ventina di minuti prima. Il suo addetto stampa ha negato le domande - “ho detto no, la conferenza è finita” - e quando qualcuno ha provato a intrufolarsi nell’argomento senza microfono, non Inzaghi ma il suo accompagnatore già in piedi, ha salutato tutti bisbigliando un qualcosa di poco elegante e sicuramente non degno di una grande squadra come la Lazio, piena di talenti che alla 23esima giornata si riscopre attaccata  al primo posto e tiene vivo un campionato che si fa divertente anche grazie agli uomini di Inzaghi. La Lazio ha vinto, ma l’1-0 di Caicedo non cancella le ombre su una gara che ha fatto infuriare il Parma.

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