Parma, un'orchestra stonata con una nota lieta: Alessandro Lucarelli

In una squadra che funziona poco, il capitano crociato è l'anima del gruppo di Donadoni: lotta, pressa, dirige e segna. 36anni solo sulla carta e si conferma il migliore dei suoi, soprattutto in difesa

Gol di Lucarelli

E se Alessandro Lucarelli smettesse di giocare proprio ora? Domanda lecita questa perché Lucarelli è del ’77, tradotto, ha 36 anni, prima o poi i ferri del mestiere li appenderà a qualche chiodo. Si spera il più tardi possibile, perché il Parma si troverebbe a rimpiangere quel momento e a perdere una delle sue pedine più importanti di questo inizio di campionato. Una sorpresa per il rendimento, non certo per carisma e personalità. E pensare che stava per rientrare nella sua Livorno. Spinelli, con la promozione in A, ha cercato di riprendersi uno dei simboli, insieme al più celebre Cristiano, della Livorno pallonara. E lui ci stava pure andando, scaricato come un pacco pesante che non aveva più posto in quella squadra. Eppure il cuore gli ha suggerito di rimanere, perché al cuor non si comanda e alla fine ha prevalso la voglia di chiudere la propria carriera in maglia crociata. Eppure Livorno è la sua città, lì ha dato i primi calci al pallone, prima di andare a Piacenza a giocare per davvero. Dopo tante presenze e qualche calcio rifilato agli avversari, è sbarcato a Parma, dove si è imposto prima con il fratello Cristiano, poi da solo, fino a prendersi, per intenderci, i gradi di capitano. E che capitano. Uomo spogliatoio, simbolo della squadra e riferimento per i tifosi, in questa stagione sta vivendo una seconda giovinezza. Pure quando la squadra è brutta, come contro la Lazio, lui che fa? Ci mette la testa e gli salva la faccia, e poi va a urlare di gioia come un bimbo che non segna da un anno. Ma oltre a questo, che prestazione, in questa stagione ne ha condotte tante di battaglie, coronate finalmente una con un gol. Corre, pressa, dirige e non sbaglia un intervento. Fino a una settimana fa era in testa alla classifica dei calciatori che avevano recuperato più palloni. Insomma una vera e propria rinascita, dopo un annata, la scorsa, tribolata e con qualche panchina di troppo. Ma lui non si è scomposto, da uomo di mare qual è, ha saputo dirigere la sua barca anche in mezzo alla tempesta. Si sa, è uno tosto Alessandro, si prende sempre le sue responsabilità, non tira mai indietro la gamba come sul terreno di gioco e, quando le cose vanno male, lui si mette sotto e lavora, accettando la panchina e riuscendo pure a sorridere. Panchina che in questo inizio non ha mai visto, e come potrebbe vederla. L’anima del Parma, in attesa di Paletta che rientra a rinforzare la difesa, è lui.

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