Giro di boa, Parma settimo: la forza del gruppo e il lavoro di Bob

Rosa all'altezza, giocatori pronti e - in attesa di recuperare la condizione di qualche infortunato di lungo corso - classifica che luccica

Simone Iacoponi - foto Ansa

Per vedere un Parma così in alto dopo un girone bisogna andare a rovistare negli archivi impolverati. Era l’anno di Donadoni, quello che stava per accompagnare i crociati verso un fallimento storico. Girare a 29, in quel caso, valse un ottavo posto che certificò una grande annata. Una storia passata. Il presente evidenzia il raggiungimento di una maturità servita in parte a scacciare anche i cinque gol rimediati a Bergamo, contro un'Atalanta che tre giorni fa ha costretto l'Inter di Conte alle barricate. Questo non alleggerisce di certo il passivo, ma evidenzia sicuramente che la Dea attraversa uno stato psico-fisico eccellente. E se anche Guardiola dice che affrontare l'Atalanta è come andare dal dentista, qualcosa vorrà pur dire... .

Rispetto all’anno scorso, al giro di boa, il Parma può contare 3 punti in più, nove gol rispetto a una stagione fa (26 oggi, 17 l’anno scorso) che al momento sottoscrivono un balzo in avanti di cinque posizioni: dal dodicesimo posto al settimo in solitaria a meno uno dal Cagliari, la sorpresa del campionato reduce da quattro sconfitte consecutive. A proposito del Cagliari, solo la squadra di Maran ha segnato più gol del Parma su cross in questo campionato. Otto per i sardi, sei per gli uomini di D’Aversa che contro il Lecce hanno trovato la vittoria numero otto di un campionato sorprendente.

Dopo la partita con il Lecce la proprietà è andata a complimentarsi direttamente con la truppa di Bob che chiaramente è riuscito a godersi per almeno una mezzoretta la vittoria sul Lecce che vale l’allungo sulla zona rossa, distante quattordici punti. Tutti numeri  che testimoniano la bontà del lavoro svolto da D'Aversa, numeri positivi per il Parma che si gode il momento nell’attesa di un ottavo di Coppa Italia affascinante, pronto a regalare – in caso riesca a superare la Roma – o la Juventus o l’Udinese, oltre che rinforzare la convinzione comune e diffusa nell’immaginario di quasi tutti che il Parma è cresciuto e sembra essere più consapevole dei suoi mezzi rispetto a un anno fa. Lo dicono i numeri, lo dice una rosa rinforzata grazie al lavoro della proprietà pianificato in estate, a quello di Daniele Faggiano che si è ingegnato nei modi giusti per regalare al suo allenatore una squadra con le alternative giuste e con più soluzioni anche per qualche invenzione tattica.

Il Parma visto contro il Lecce ha mutato anche pelle, non solo sistema di gioco. All’apparenza un 4-2-3-1 con due mediani davanti alla difesa pronti a pressare a turno e uscire in maniera coordinata (non sempre, ma certi meccanismi si oliano con il tempo) sul portatore di palla avversario. Con Kurtic lesto a ripiegare nella sua posizione naturale di mezzala sinistra e Kucka che bravo a rimanere più alto a fare il trequartista quando il Lecce aveva il pallone e cercava di imbastire da dietro. Hernani ha giocato lunedì sera la sua miglior partita, segno anche questo che il lavoro tecnico-tattico di Bob porta i suoi frutti. Un martello battente nella testa del brasiliano, bravo a trovare anche l'assist da angolo, il secondo dopo quello confezionato a Genova per la testa di Kucka. Solo Pulgar ha fatto meglio, con tre passaggi vincenti da calci d’angolo. Segno evidente anche questo di una crescita costante che passa attraverso i singoli, bravi ad aumentare il loro rendimento e a far salire quello di una squadra che è parsa capace anche di soffrire quando la partita glielo ha imposto e di uscire indenne dal momento positivo di un Lecce che ha avuto anche l’occasione di poter accorciare le distanze e riaprire la partita con Lapadula.

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Giocatori come Cornelius, il subentrante con più gol (quattro) nei maggiori cinque campionati europei (solo Angel Rodriguez del Getafe ha fatto meglio con sei centri), da alternative sono diventati pilastri di una squadra che adesso può contare su giocatori tarati per certi palcoscenici. Insomma, il Parma di D’Aversa è diventato realtà e questo lo hanno notato nell’ordine Fiorentina (che sta lavorando a un progetto basato sulla continuità da giugno da affidare a un allenatore e a un ds) e Torino (con Cairo che vuole sì rinnovare il contratto a Mazzarri ma senza fretta, prima bisogna raggiungere l’obiettivo Europa e intanto si guarda intorno), squadra che al momento è dietro al Parma, seppur di un punto.

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