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Parma, non dipende solo da te: gambe al Tardini, testa a Firenze

Dopo il pari di Torino, i crociati sono ancora aggrappati all'Europa League, ma una vittoria contro il Livorno retrocesso potrebbe non bastare. Bisogna sperare che i granata non vincano al Franchi. Intanto è corsa al biglietto per l'ultima partita

Il discorso per l’Europa resta in piedi, ma non è così saldo come lo poteva essere prima. Come un castello che i bambini si divertono a fare con le carte da gioco, che alla minima folata di vento, anche se sfiorato, può cadere e frantumarsi. E il tutto vissuto nell’attesa che il vento che soffi da Firenze, non sia di quelli forti e contrari. Il pericolo c’è, ipocrita sarebbe non dirlo. Ma quando si fanno questi discorsi si rischia sempre di scomodare qualcuno che fa del moralismo, falso, la sua ascia di guerra. Sotterrarla, sarebbe un bel gesto, sperare nella conclusione sportiva del campionato, guardando all’Atalanta, la cosa giusta da fare.

E altro non resta che vincere al Parma, che anche a Torino, ha sprecato l’ennesima palla gol che gli ha offerto in questa stagione un calendario pieno di situazioni favorevoli. Per come si era messa la partita, il punto ha lo stesso sapore di un bicchiere d’acqua dopo una faticaccia. Perché è stata una faticaccia rimontare un Torino non irresistibile, chiuso nel suo fortino dopo il gol-beffa di Immobile e che si affida a lanci lunghi a scavalcare il centrocampo per mettere in moto quel satanasso dell’ex Juventus che, meno male, si è annullato da solo, con l’espulsione per somma di ammonizioni, grazie alla simulazione in area dopo un soffio di Paletta sulle sue spalle.  Faticaccia che porta i segni del lavoro di un Acquah versione Yaya Tourè, mai visto così decisivo come in queste ultime uscite. Con il Torino prende in mano la situazione, evidentemente il caldo lo esalta, e taglia a fette con spallate, strappi, muscoli e idee, la squadra di Ventura debilitata in quella fase, quando Cassano non sa inventare e gioca a chi sbaglia di più con Biabiany. il ghanese si prende il merito, e l’entrataccia di Glik, del rigore procurato e ciabattato da FantAntonio, ribadito in gol da Bip-bip che, a pochi minuti dalla fine, spreca il match ball e invece di servire Amauri, spara su Padelli a salve dalla linea di fondo. La partita non viene dominata dal Torino, ma nel momento peggiore i granata passano grazie all’incertezza di Paletta, ultimamente in panico nelle giornate decisive (allo Juventus Stadium, a Bologna,  contro l’Inter e domenica ndc).

Purtroppo il suo retropassaggio favorisce il centravanti del Toro che segna un attimo prima dell’intervallo. Ma il Parma non si scioglie, rischia pure di farlo quando rimane in dieci, ancora per colpa di Immobile, che si beve Lucarelli ultimo uomo. In dieci toccherebbe a Cassano, ma lui non vuole partecipare e lascia spazio agli altri che, trascinati da Acquah, riescono a raddrizzare la baracca e a far rimanere aggrappato il Parma alla zona Uefa. Il verdetto è rimandato, ma stavolta, forse la prima, il Parma non ha più in mano il suo destino. Gran parte delle possibilità dei crociati di arrivare in Uefa passano da Firenze, visto che il Toro non è stato preso per le corna. Donadoni aveva cercato di imbrigliarlo con Molinaro su Cerci, assieme a Gobbi. Uno sulla linea degli attaccanti, l’altro su quella dei terzini, ma una roba del genere non ha retto più di 45’. Una possibilità remota che non si vedrà forse più, anche per via della sterilità prodotta in fase offensiva. Schelotto ha ridato adito a qualche speranza di poter stare meglio in campo, ma quel Molinaro così poteva essere risparmiato.

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