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ESCLUSIVA - Parma | Parla Manenti: "Non sono mai scappato". Rifiutato un credito di 16 milioni

Parla il presidente Manenti: "Ragazzi stiamo lavorando, qua tutti parlano meno io. La situazione è quella che sapete tutti, se ci sono da portare i libri in Tribunale li portiamo". Intanto in cambio delle quote della societa Mapi Group, la banca di Maribor avrebbe rifiutato un prestito di 16 milioni di euro

ESCLUSIVA | PARLA MANENTI: 'NON SONO MAI SCAPPATO' - "Ragazzi stiamo lavorando -ha dichiarato il presidente del Parma Manenti ai microfoni di ParmaToday.it - qua tutti parlano meno io. La situazione è quella che sapete tutti, se ci sono da portare i libri in Tribunale li portiamo. Tutto dipende da quello che esce dalla due diligence. Il fallimento? Non credo proprio, io sono il proprietario e ora vi divertite voi, poi parlerò io a tempo debito. La due diligence finirà domani e presto avrete notizie. Ora lasciatemi lavorare perché qua non c'è tempo da perdere. Per quanto riguarda le somme, stiamo lavorando, cerchiamo di sbloccarle il prima possibile, anche se non penso sia solo una questione di soldi. Io non scappo e non sono mai scappato, martedì ci sarà l'incontro che presiederò in qualità di presidente". Intanto in cambio delle quote della societa Mapi Group, la banca di Maribor avrebbe rifiutato un prestito di 16 milioni di euro, considerando l'ipoteca poco rassicurante.

LA VERSIONE DI GHIRARDI - Ecco le dichiarazioni dell'ex-presidente del Parma a Ivan Zazzaroni, riportiamo il virgolettato dal blog zazza.blog.deejay.it. “L’indebitamento ‘corrente’ ammonta a 73,5 milioni. Riguarda fornitori, procuratori, personale federale, dipendenti e tasse correnti. Si tratta quindi di debiti che, all’occorrenza, potrebbero essere oggetto di trattativa e accordi di rateizzazione. Occorre comunque tenere presente i limiti previsti dalla normativa per l’iscrizione al campionato. Le esigenze nel breve sono relative al funzionamento del sistema, circa 400.000 euro al mese (stadio, centro direzionale, trasferte). Ci sono scadenze fiscali da rispettare rapidamente (Iva, Irap) e altre per le quali è possibile adottare l’istituto del ravvedimento (Irpef).

Attraverso il saldo di una o due mensilità ai dipendenti (calciatori e non) e la copertura di alcune posizioni di fornitori a rischio, la società avrebbe sicuramente il tempo di valutare un progetto industriale serio volto al salvataggio del titolo sportivo. Complessivamente potrebbero essere subito necessari circa 5 milioni.

Faccio un passo indietro: il 4 novembre 2014 è stato firmato il preliminare di vendita tra il sottoscritto e Rezart Taci. Fino alla data del passaggio delle azioni (19 dicembre) il Parma non ha avuto operatività poiché era in corso una due diligence. Il 19 dicembre, la firma dell’atto di vendita nel quale Taci, segnalatomi con calore da dirigenti del nostro calcio, indicava chiaramente l’intenzione di garantire la continuità aziendale facendo fronte ai debiti. Da quella data è iniziata, in sede, una seconda due diligence che ha bloccato nuovamente l’operatività. Il 6 febbraio la società è passata nuovamente di mano.

Aggiungo che la società è stata regolarmente iscritta al campionato 2014/2015 in quanto ha rispettato tutte le condizioni economico-finanziarie e strutturali previste dalla normativa. Fino a settembre 2014 (saldo debiti verso i calciatori) è stata regolarmente certificata dalla Deloitte, la quale ha attestato il rispetto delle condizioni di regolarità nei pagamenti non solo degli stipendi ma anche dei contributi e delle ritenute. La società ha sottoposto il bilancio a revisione e certificazione. La Audirevi, che ha revisionato il bilancio al 30 giugno 2014, ha ha espresso la difficoltà a dare un giudizio a causa dei dubbi sulla continuità, non sui numeri, ha anche evidenziato la presenza di una garanzia rilasciata dal nuovo socio di allora (cioè Taci). Se Taci avesse immesso nella società anche parte di quanto promesso, la continuità sarebbe stata garantita. In quel caso l’opinione della società di revisione sul bilancio sarebbe stata positiva”.

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