Parma | Che brutto risveglio: tutti al centro sportivo per un bel discorsetto…

Squadra a rapporto, Cassano e Felipe hanno risolto dopo il malinteso che ha portato al gol di De Jong e la seduta defaticante in programma si è trasformata in un chiarimento. Ghirardi: "Visto cose che non mi piacciono"

Il giorno dopo è brutto risvegliarsi con il segno della mano avversaria in faccia. Che schiaffone per il Parma, ancora vivo e nitido il ricordo della serataccia passata da Cassano e compagni al cospetto di un Milan tutt’altro che irresistibile. Cinque gol, che pesano come un macigno. Non più degli errori individuali, però, quelli che hanno spalancato la porta a Menez e la sua truppa, pronti a raccogliere e ringraziare gli avversari per tutti i regali ricevuti in 90’. E pensare che Natale è lontano, ma i rossoneri cominciano a scartare già i primi regali degli avversari e… di Massa, inceppato e con un giudizio non sempre impeccabile. Gli errori arbitrali, bisogna dirlo, sono gravi, meno gravi però di quelli commessi da una squadra ancora distratta, appesantita e che ha dimostrato di non reggere, per ora, l’esperimento del doppio-regista in mezzo al campo. Troppa (presunta) qualità a dispetto di una quantità che serviva eccome. Jorquera ha fatto benone, ma non è uno che usa lo scudo per proteggere Lodi, si adatta ma è più uno di fioretto che di spada. Una squadra che non ha potuto usufruire dell’esperienza di Cassani, della fisicità di Paletta e dello sprint di Biabiany, tutti e tre forzatamente a riposo anche nel giorno dopo. Un giorno caratterizzato dagli ‘urlacci’ di Donadoni ai suoi, dai rimproveri che si sono beccati più o meno tutti, al chiarimenti tra Felipe e Cassano, dopo il misunderstanding con Felipe che ha spianato la strada al gol dell’olandese e messo in ginocchio la squadra di Donadoni, malgrado poi il colpo di testa rabbioso di Lucarelli, che non riesce a farsi perdonare il pasticciaccio di fine primo tempo, quando atterra Menez, fuori area. L’arbitro lo grazia, andava espulso e non punito con il penalty. Errore su errore, il festival del Tardini, racchiuso in due fotografie: le mani sulle gambe di Cassano, dopo che ha allentato il pallone a De Jong, il retropassaggio timoroso di Ristovki verso Mirante, carpito da Menez e recapitato in gol di tacco dopo un dribbling eccelso ad aggirare Mirante. Timoroso proprio come l’incortro del macedone, al quale non vanno addossate tutte le colpe. Va bene, è colpevole nei primi due gol, quando si fa beffare da Bonaventura e tarda ad arrivare in tempo su Honda, ma il concorso di colpe con Mirante è visibile, deve far pensare a una squadra che non funziona benissimo.
Due partite, zero punti, 6 gol subiti, quattro (un autogol clamoroso) fatti, e un atteggiamento a metà tra il rilassamento totale e la rabbia di voler riprendere una gara, a tutti i costi. Salvo poi regalarla agli avversari non si sa per quale strano motivo. Troppo morbidi i dettami tattici, troppo morbide le esecuzioni, poca rapidità anche ne l giro palla e quel Belfodil sempre più ai margini della manovra. E se Cassano dedice una sera di riposarsi, ingiustamente, al Parma non c’è nessuno che prende in mano la situazione. E non può farlo Ghirardi, per quanto si sforzi a parlare fuori dal campo "Ho visto alcune cose che non vanno bene, ho sentito anche Donadoni, un allenatore che non si lamenta mai. Forse c'è ancora un po' di tensione, dopo il torto dell'esclusione dall'Europa League, però l'espulsione di Felipe era inesistente. Sono dispiaciuto, il risultato è stato in dubbio fino all'ultimo. Certo siamo stati un po' ingenui nei momenti fondamentali della gara. Abbiamo sbagliato l'affondo e concesso il raddoppio sempre al Milan. Con squadre importanti queste cose  alla fine inevitabilmente si pagano. Il Milan?  Inzaghi ha lavorato sulla testa di giocatori, il tessuto è rimasto lo stesso dell'ultimo campionato, ma Pippo ha trasmesso una grande voglia di vincere. Complimenti a lui". In generale sul momento della squadra dopo le due sconfitte con Cesena e Milan: "La rosa è la stessa della passata stagione e abbiamo fatto dei sacrifici per far rimanere alcuni giocatori.  Infine il presidente ha ribadito quanto detto venerdì scorso in conferenza stampa circa il ritiro delle sue dimissioni: "L'ho fatto per amore di questo sport e soprattutto del Parma. Senza il mio ritorno questa società era destinata a chiudere battenti. Da parte dell'imprenditoria locale non c'era nessun interesse; a livello nazionale si sa come è messa l'Italia e a livello internazionale non abbiamo appeal".
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