Parma, cantiere aperto, Liverani chiede aiuto al mercato

Il tecnico dopo la partita: "C'è da finire una squadra"

Foto Ansa

Dal cantiere aperto di Fabio Liverani giunge forte l’eco di un bisogno d’aiuto. Il tecnico crociato a fine partita lo ammette: “C’è da finire una squadra mantenendo la struttura dell’anno scorso e riempendola con giocatori di prospettiva, giovani pronti per giocare e che possono essere cambi ma allo stesso tempo importanti per il Parma”. Il tempo tiranno, in questa dimensione post-Covid dilatata e con poche certezze, non gioca certo dalla parte dell’allenatore romano che si aspetta qualche aiuto dal mercato. “In questi giorni lavoreremo, sul campo e fuori – ha detto a fine partita -“ riconoscendo la necessità di lavorare con più continuità su concetti suoi e con giocatori più pronti a recepirli. In attesa dunque di qualche volto nuovo, il rilancio del Parma passa per forza di cose da Yann Karamoh, giocatore che deve ritrovarsi e che in parte ha mostrato grande voglia di riscatto.

E’ più dentro al progetto del Parma, la scelta del numero dieci va letta come una scelta di personalità da parti di un giocatore che si piace e che deve tornare a piacere per quello che fa sul campo, dopo aver spinto la società a fare un investimento importante su di lui non poco più di un anno fa. Contro il Napoli la squadra è apparsa sulle gambe, comprensibile. Gli è mancata anche un po’ di personalità per gestire i momenti chiave del match, ma bisogna sempre sottolineare come di fronte ci fosse un Napoli definito, allestito per le posizioni di vertice e collaudato. L’iniezione di freschezza apportata da Osimhen ha spaccato la partita, sparigliando le carte in tavola e mandando a monte il piano di Liverani che per un’ora ha resistito senza pungere né rischiare più di tanto.

Si è dovuto arrendere alla maggiore qualità tecnica degli avversari, all’abitudine del Napoli a giocare in un certo modo e al ritardo di condizione dei suoi, condizione fisica e mentale. La scelta del doppio centravanti, supportato da Kucka on posizione di trequartista, non ha certamente pagato. E se Inglese è apparso più tonico di Cornelius, va detto che la colpa non è solo dei lungagnoni che Liverani ha piazzato davanti a Manolas e Koulibay, ma anche del resto della squadra che non li ha praticamente mai innescati. Mai una scintilla, mai un cenno di verticalizzazione, né un cross per sfruttare le qualità tecniche e fisiche della nuova coppia.

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Darmian e Pezzella hanno galoppato poco in avanti, costretti a guardarsi le spalle (più Darmian, per la verità) da Insigne e Lozano, bassi all’occorrenza per abbottonare un Napoli che ha concesso poco e che nel secondo tempo ha saputo sbloccare la partita, capendo che bisognava mettere più gente in area di rigore. Gattuso ha posato il fioretto, ha sfoderato la sciabola con la quale ha affettato il Parma che nel momento migliore del match ha subito il gol di Mertens. E poi è affondato sotto i colpi azzurri, in pieno controllo. Non è ancora il Parma di Liverani, non lo sarà almeno fino al 5 di ottobre, ultimo giorno utile per chiudere qualche trattativa imbastita da Carli e Lucarelli.  

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