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Roberto D'Aversa - foto D. Fornari

Roberto D'Aversa - foto D. Fornari

Parma, sparisci troppo presto

I crociati tendono a uscire dalla partita. Sembra quasi rinuncino a giocarsela

Possiamo tranquillamente affermare che le aspettative e le attese erano altre rispetto a quanto abbiamo visto a Cremona. Di sicuro la sconfitta di sabato, la settima in ventidue partite, non è poi così diversa dalle altre. Su questa pesa il gol beffa arrivato un attimo prima che l’arbitro fischiasse, ma si è trattato solo di una casualità. Perché il gol poteva arrivare ampiamente prima, sarebbe stato forse meno doloroso ma più giusto per quello che il Parma non ha fatto vedere in campo se non nella prima mezzora, quando ha dato l’impressione di poter vincere la partita in qualunque momento, controllando sé stesso e l’avversario. Un’effimera illusione che si sarebbe dimostrata tale almeno dal 30esimo in avanti, quando i crociati hanno cominciato a denotare stanchezza e mancanza di idee, soprattutto dalla trequarti in su. Solo la difesa ha cercato di reggere all’assedio – facilitato da una mediana crociata quasi assente – della Cremonese, con Frattali, Di Cesare e Iacoponi ultimi baluardi e ultimi ad arrendersi.

Vecchio Parma... 

Dopo la sosta il Parma è crollato sotto i colpi di una squadra che ha saputo fare di meglio senza eccedere e che ha messo a nudo i vecchi difetti di un Parma che ancora nuovo non è ma che somiglia terribilmente a quello delle ultime uscite del 2017. Il gol continua ad essere un problema, a questo punto non legato alla presenza o meno di un centravanti perché in campo Calaiò ha cercato di darsi da fare giocando sempre spalle alla porta e mandando in porta almeno in un paio di circostanze i compagni; le alternative offensive latitano e manca anche qualcosa che permetta una variazione di spartito rispetto al solito tema tattico del Parma che si è fatto apprezzare prima e che si sta dimostrando adesso troppo prevedibile per impensierire gli avversari; e poi quella voglia – che diventa quasi consuetudine – di sparire incomprensibilmente dal campo, cercando prima di difendersi e poi eventualmente di andare a impensierire gli altri. Riuscendo inspiegabilmente a fare sempre la cosa sbagliata. E questo aumenta il tempo effettivo del Parma senza gol: sono 429 i minuti, 7 ore più o meno in cui i crociati non festeggiano una rete, senza contare che non si vince dal 2 dicembre: il Parma allora era primo assieme al Bari con 29 punti. In un mese, in cinque partite, quel Parma ha perso sei posizioni e ha segnato solamente un gol collezionando quattro punti su quindici a disposizione. Numeri che certificano un problema al quale va trovato al più presto una soluzione.

Una volta

Se a questo si aggiunge la difficoltà del Parma nell’andare a riprendere la partita una volta passato in svantaggio – è successo una sola volta con il Palermo – allora si capisce bene che è tempo di apportare qualche correttivo per ovviare a situazioni che potrebbero diventare compromettenti alla lunga. Un altro elemento che certifica la mancanza di concentrazione e tenuta mentale fino alla fine è rappresentato dai gol incassati negli ultimi venti minuti. Quello di Cavion, che fa più male, è solamente la coda di una lista che conta il gol di Brugman (86’ di Parma-Pescara), quello di Iori (76’ di Cittadella-Parma), quello di Tremolada (74’ di Ternana-Parma). Un po’ di tutto che diventa troppo per una realtà che vuole tornare in alto.

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